venerdì 11 novembre 2016

Star Trek Beyond : la nostra recensione - un ritorno a casa per i 50 anni di una delle serie tv più belle di sempre



Sinossi fatta male - Missione quinquennale inoltrata per la U.S.S. Enterprise. James T. Kirk (Chris Pine) è cresciuto, è diventato forse più responsabile, sostanzialmente routinario e in tutta sincerità di salvare il cosmo si sta rompendo le palle. Poveretto, non ce la fa più. Passa giornate tutte diverse ma in fondo troppo tutte uguali, tra tediosi negoziati interstellari con creaturine aliene rissose e pucciose, diari di bordo che scambia ancora troppo per la Smemoranda, pile e pile di burocrazia da compilare. Nel tempo libero, per "staccare", si infligge poi assurde menate da psicanalisi sul fatto di essere diventato più vecchio del suo defunto padre (Chris Hemsworth... che si dice possa tornare per il prossimo film in "qualche forma", probabilmente si giocherà di nuovo con il flusso canalizzatore... chi ha visto i primi film ha capito) senza ancora avere figliato. Kirk comanda un numero da sempre imprecisato di persone, fa il playboy con aliene verdi, ma gli manca qualcosa. E in fondo lo capiamo, la dottoressa Carol Marcus (interpretata da Alice Eve in Into the darkness) non gli ha dato ancora "gioia" (e forse non gliela darà, in tutti i sensi) in questa time line multidimensionale (denominata "Kelvin") nonostante lo strip concessogli e concessoci in prima fila nel film precedente. Anche Spock, lo Spock vulcaniano con aggiunta di umanità extra al 37% di Zachary Quinto (sempre per la storia della linea temporale "Kelvin", di Nero e dei Klingon contro i Romulani e... Andate a rivedere i primi due film che facciamo meno fatica a capirci) è in piena crisi. Perché ha perso la madre, ha perso il pianeta natale e pochi minuti fa ha scoperto di essere morto pure lui (o meglio, il compianto Leonard Nimoy, che è sempre lui solo che... Non siete ancora andati a rivedervi i primi due film? Vi prego fatelo che così non devo stare a spiegare casini spazio temporali vari). E sapere di dover trapassare lo ha sconvolto un bel po'. Di conseguenza vuole dedicarsi alla specie vulcaniana, ricostruire la cultura degli elfi spaziali,  tanto sul lato culturale che nella impellente necessità di perpetrarne la stirpe, magari  con l'aiuto, si spera consenziente, di Uhura (Zoe Saldana). E Spock è carino, con il capello a caschetto, lo sguardo limpido e la tutina blu, ma purtroppo  è possessivo ben oltre quanto lei possa immaginare (sarà un divertente risvolto di trama scoprire come) ed è un seduttore decisamente "troppo vulcaniano". Uhura, almeno per il momento,  si sente soffocare all'idea di affrontare un programma di ingravidamento vulcaniano a tappe forzate per poi passare allo svezzamento di estrosi bambini con orecchie a punta. Spock la tratta più come un "dolce forno" che come una ragazza. Lui vuole andare a fare il bibliotecario-patriarca, lei vuole semplicemente andare da un'altra parte. La coppia è in crisi! Entrambi gli eroi sono in crisi! Fortuna che c'è Bones  (Karl Urban), sempre pronto a rimbrottare, deprimersi, incoraggiare e a far bere di straforo gli amici in crisi con liquori spaziali probabilmente pericolosi. Fortuna che c'è Scotty (Simon Pegg) che tiene in piedi l'astronave e non lo fa pesare a nessuno, nonostante l'esercito di "giubbe rosse" che guida venga decimato di diverse unità a ogni pellicola. Serve a tutti una vacanza e l'Enterprise fa tappa in un pianeta/astro/città artificiale/colonia in computer grafica alla Final Fantasy, ultra fighissimo con cascate artificiali e trenini che paiono le montagne russe. Un posto paro paro, solo che "enorme",  alla versione hi-tech di quelle palline di plastica che se le scuoti scende la neve (parole di Bones, non mie). Un porto spaziale dove Sulu (John Cho) può finalmente riabbracciare la sua famiglia (e quante menate ci hanno fatto sui social per la sua famiglia... si vedrà in tutto trentasei secondi distribuite in due scene) e dove tutti possono andare a ubriacarsi nei bar togliendo le divise e indossando gli abiti più fighetti che Justin Lin ha saccheggiato dal guardaroba di Fast'n'furious. Ma una nuova minaccia incombe! C'è l'equipaggio da salvare un capitano della federazione di una razza davvero orribile (sembra che abbia la testa "a sfoglia" composta da strati di orecchie). Il veicolo è disperso in una zona remota dello spazio, su un pianeta alla Mad Max su cui è signore e padrone Krig, un cattivone squamoso che sembra Arlong di One Piece (Idris Elba). Arrivare a combatterlo significa affrontare il suo sciame di astro-api e inevitabilmente far schiantare l'astronave sul pianeta, come tradizione impone, non prima di essere tutti fuggiti a casaccio su scialuppe di salvataggio. Disperso sul pianeta alieno, l'equipaggio cercherà di riunirsi, non senza l'aiuto di una gnocca interstellare (Sofia Boutella, la Gazelle di Kingsmen, che è un vero portento a "menare"). Riuscirà questa avventura a risaldare il gruppo e a farlo sentire una famiglia allargata in cui tutti sono indispensabili e irrinunciabili? Cavolo... Mi pare di stare riscrivendo la recensione del film delle Turtles...


- Buon cinquantesimo anniversario di Star Trek a tutti!! Cinquanta anni di abbracci, di esplorazione spaziale nel segno della pace, di comprensione tra i popoli, di perle di saggezza per vivere meglio, di motivi per sentirsi migliori nell'aiutare gli altri. La serie di fantascienza sociologica creata da Gene Roddenberry ieri come oggi si presenta al mondo come la perfetta guida morale su come dovrebbe essere, nello spazio infinito, l'essere umano. Una persona altruista, aperta di mente, pacifica, curiosa e, solo quando serve, combattiva. La serie "Kelvin" inaugurata da J.J. Abrams, che figura ancora produttore in questo capitolo, ha ripescato alle origini, alla serie classica con Shatner e Nimoy (omaggiata in questo film in un momento da vere lacrime agli occhi) per riportare ai giovani d'oggi quelli che è uno dei più grandi tesori della televisione generalista americana. Ci ha spremuto dentro una dose action in più, ha riscritto alcune delle pagine storiche più importati della continuity non senza scontentare i fan più intransigenti, ha investito su effetti speciali di ultima generazione e su attori giovani ma davvero bravi, che crescono di episodio in episodio. Poi il buon J.J. ha ceduto il timone a Justin Lin e la scrittura è passata a un Trekker appassionato come Simon Pegg. Alcuni si aspettavano che arrivassero in massa i Klingon con i loro Sparvieri, che l'azione si impennasse ancora di più in ragione di, beh, il regista di Fast'n'furious. Ma il fiero popolo guerriero, dopo la piccola parentesi di Into the Darkness e delle scene, completamente tagliate, dal primo film, rimane ancora nell'ombra. Così come l'Enterprise non si mette di colpo "a fare le penne" come un motorino truccato seguendo la filosofia delle ultime pellicole di Lin. Ci viene piuttosto regalato quello che è a tutti gli effetti un tranquillo e appagante "episodio classico allungato" della serie, il film che più di tutti assomiglia a una delle puntate classiche dello show che per cinquant'anni allieta generazioni di fan. 


- un episodio divertente: vengono decisamente abbandonati i toni "darkness" dell'episodio precedente, la trama parla quasi più della piccola famiglia della Enterprise che del destino dell'umanità. La musica diventa un elemento centrale, anche protagonista assoluta di una delle scene più fighe del film. Dagli  stereo, squisitamente vintage, di astronavi provenienti da galassie lontane lontane suona il meglio del rock, come accadeva ai tempi di Primo Contatto (alcuni diranno "dopo I Guardiani della Galassia"), forse il mio episodio preferito in assoluto. L'azione, marchio di fabbrica di Justin Lin,  è molta, veloce e divertente, con moto che fanno cose pazze, navicelle che bozzano su autostrade galattiche (e l'Enterprise per un attimo può pure fare il "carro armato" in queste dinamiche) e scontri a gravità zero. Tuttavia il turbinio action non è mai invasivo come sembrava dal primissimo trailer e ci si sente quasi dalle parti di Star Trek V o almeno in una sua versione che difficilmente passerebbe l'antidoping. Il cattivone interpretato da Idris Elba è massiccio e carismatico, grosso e spietato, ma con alle spalle una storia non banale, una storia che ci fa riflettere anche sui giorni nostri, attuale e quindi importante. Non mancano poi momenti di puro stupore visivo, quelli  dove si sta solo a guardare in silenzio con gli occhi spalancati, una tradizione fin dai primi film della saga. Fantastico l'arrivo sulla fantascientifica astro-base Yorktown, dirompente l'attacco di Krall all'Enterprise (quasi in stile Capitan Harlock) e il seguente schianto dell'astronave sul pianeta misterioso protagonista di buona parte del film. Se vi piacciono le scene nel corridoi della Enterprise che "si ribalta" a destra e sinistra, qui ne avrete una porzione extra con patatine con salsa speciale. Ma, incredibilmente, i veri eroi della vicenda sono Bones e Scotty. Ovviamente Kirk e Spock cercano di sgomitare un po', ma non c'è partita. E' una scelta strana forse, ma vincente, "dovuta". Anche perché Urban e Pegg sono attori straordinari e i loro personaggi, fondamentali per la storia, erano stati finora un po' "in panchina", con la loro caratterizzazione per lo più "ricostruita" dai fan, derivativa dal lavoro di anni e anni dei compianti e amati DeForest Kelley e James Doohan. E Scotty e Bones sono il miglior collante possibile per l'ancora giovanissimo equipaggio della U.S.S. Enterprise della linea Kelvin. Sono il cuore e la testa dell'equipaggio, i mediani che consentono alla squadra di passare la palla ai centroavanti e andare in rete. Scotty si scopre più action del solito, anche se in modo maldestro ma è anche un capace mediatore. Bones si avventura spericolatamente nella psiche vulcaniana (in una delle fasi in assoluto più divertenti della pellicola, quasi da "buddy movie"), ma dimostra di essere anche un pilota spaziale con le palle quadrate. Ovviamente nelle scene clou la palla sarà passata agli eroi, con Pine e Quinto sempre bravi e affiatati, ormai capaci ad intendersi senza usare le parole, ma il medico e l'ingegnere hanno già fatto il grosso del lavoro, soprattutto sollevando il morale e alleviando le paranoie delle due star. Certo questa scelta narrativa ha comportato il "turn over" di alcuni personaggi . Cavolo mi sembra davvero di riscrivere la recensione delle Turtles. I più sacrificati sono Uhura, Sulu e Chekov. E dispiace davvero pensare che se Sulu e Uhura avranno sicuramente la possibilità di avere un ruolo più consistente nella futura e già programmata nuova pellicola, non si potrà dire lo stesso del Chekov del giovane e prematuramente scomparso Anton Yelchin. Quando l'attore è scomparso in seguito a un tragico incidente domestico il film era già chiuso e pronto per le sale e nella versione finale il suo personaggio ha purtroppo sì e no cinque battute in tutto. Ugualmente tragica, anche se forse meno inaspettata, è stata la scomparsa del grande Leonard Nimoy, che è diventata un elemento importante della trama per lo sviluppo del personaggio di Zachary Quinto. Il tema è stato trattato con molto garbo e rispetto e non mancherà di commuovere i fan di lunga data della serie. Ormai il testimone alle nuove generazioni è stato passato quasi del tutto ed è giusto ed importante che la poetica di Star Trek riscaldi i cuori di chi verrà dopo di noi. 


- verso l'infinito e oltre: Star Trek è tornato al cinema in punta di piedi, cercando nelle sale il suo pubblico di sempre. Forse è per questo che il produttore Abrams si è subito messo in prima linea ad aggiustare il tiro, prospettando sviluppi clamorosi per la prossima pellicola, con il copione già ultimato e definito fenomenale. Beyond, pur nella sua ricchezza visiva e qualità interpretativa, non ha l'animo del blockbuster né pretende di esserlo. Pegg e Lin confezionano con cura una lettera d'amore ai fan, un lavoro equilibrato, garbato, sincero, di cuore. Un inno alla amicizia come vero e unico motore a curvatura che può spingerci verso il futuro. E' un film onesto che non capitalizza o lucra sul brand, con una storia che (incredibile a dirsi al giorno d'oggi) inizia e finisce in un paio d'ore, senza strascichi, facendoci tornare a casa felici. E' stato bello riscoprire in sala il pubblico multi generazionale dei Trekkers, che si è commosso e ha applaudito al ritorno sullo schermo di quelli che ormai sono amici di vecchia data. Forse gli altri "volevano di più", ma per me non potevano averlo proprio nell'anno del cinquantesimo. Una ricorrenza cui sono invitati solo gli amici più cari. Nell'attesa del quarto capitolo, godiamoci queso bluray ricco di contenuti extra!
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