venerdì 24 luglio 2015

Dylan Dog - i colori della paura vol.1 - la nuova alba dei morti viventi

Testi di Recchioni, disegni di  Mammucari, copertina di Di Giandomenico


A un prezzo lancio stracciato di 1.99 inizia la nuova serie della Gazzetta dello Sport che ripropone le storie a colori di Dylan Dog precedentemente uscite per la collana Dylan Dog Color Fest. Albetti sulle quaranta pagine, uscite settimanali e un sacco di redazionali e tavole speciali ad arricchire la pubblicazione. E questa settimana, per partire con il botto, ci viene presentata una storia inedita, che omaggia in 34 pagine a colori il primissimo numero di Dylan Dog, L'alba dei morti viventi.
E noi la abbiamo letta.
Conoscete tutti Smoke on the Water?


Forse molti non conoscono i Deep Purple, perché sostanzialmente viviamo in un brutto mondo, ma questa canzone l'avrete sicuramente ascoltata, magari quando si fanno le ore piccole, se vi è capitato almeno una volta di andare in un locale o a una sagra o in un qualsiasi posto dove suonano musica dal vivo. Un classico. Soprattutto quell'incipit, insistito e potente, da orgasmo. Un giro di note che chiunque ha preso in mano una chitarra subito cerca di replicare. Pura potenza.
E ovviamente non è che in ogni locale, sagra o in qualsiasi posto dove suonino musica dal vivo ci trovate sempre i Deep Purple, bontà loro. Ma la musica funziona sempre, è abbastanza facile (almeno nell'incipit...), il ritornello conquista e ripara magari una serata di pezzi così così. Le luci si spengono. Si  alzano gli accendini. Tutti cantano il ritornello. Nelle cover band è un pezzo imprescindibile. Se poi mi sanno suonare Shine on your crazy diamond dei Pink Floyd è pure meglio, ma già con il pezzone dei Deep Purple conquistano ed espugnano il mio cuore.
Succede allo stesso modo in tutte le forme d'arte. I classici sono fatti ssere riproposti. Non è che uno va a teatro a guardare il Romeo e Giulietta e si incazza perché in regia non trova Shakespeare. Viviamo in un'epoca che guarda alle opere come qualcosa di unico e irripetibile, perché magari facilmente riusciamo a recuperare le incisioni originali, i testi o disegni originali, i film originali. Ma le opere sono per loro natura anime in viaggio, ogni persona che vi si avvicina le carica inevitabilmente dei propri sentimenti, della propria esperienza. Quante ballate di Bryan Adams non voglio più ascoltare perché mi ricordano storici due di picche ? Non le conto!
Anche il primo numero di Dylan Dog è un classico. Si trova in edizione rilegata, colorata, dedicata, approfondita. Tutti possono comprare una copia originale, goderne per sempre ed essere felici. Così come è bello rileggere questa storia, magari affidandola a mani diverse, contesti nuovi. Sicuri che il giro di note, se eseguito ad arte, conquisterà comunque il pubblico.
Così de L'alba dei morti viventi abbiamo da poco assistito alla versione di Topolino e oggi leggiamo una versione che funge da numero uno di una nuova collana.
E c'è da dire che suona piuttosto bene.
La premessa che offre un nuovo punto di vista sugli eventi però è davvero troppo "curiosa". permettetemi un commento personale. Preambolo. Concedetemi quanto sto per dire pur con tutta la simpatia che provo per l'intraprendenza e difficoltà di questo lavoro, a monte dei salti mortali che comporta una riduzione imposta a 30 pagine di un capolavoro che ne conta cento; un solo commentino vigliacco, pur rispettoso dei problemi insiti in una operazione volta anche a ricercare nuovo pubblico, vuoi pure più giovane. Lasciatemi un sassolino, nella piena stima che provo per una operazione così accurata, quasi filologica, di puro amore per il numero 1 al punto da riprodurre con rispetto assoluto gli ambienti, le tavole di Stano e finanche i testi di Sclavi originali (pure omaggiato la copertina originale in una tavola!), un lavoro che per ossequiosità avvicino al remake di Psycho operato da Gus Van Sant, una autentica messa cantata pedissequa e fedele al modello, che rimane quasi intaccato per la sua perfezione  (salvo quella sua licenza poetica " brassiana" di incedere sulle splendide rotondità dell'attrice, ma qui vado fuori tema). Concedetemi questo brutale, personalissimo, commentino personale e un po' stronzo.
Ma la custodia del clarinetto.
 Come voce narrante del racconto.
La trovo una puttanata atroce.
La storia della custodia del clarinetto, non l'ho davvero capita.
Sarà l'età o una visione del mondo forse meno fantasiosa e quindi grigia e più monotona.
In sé è geniale dare una voce a un oggetto inanimato e neppure così surreale forse, da anni i libri ci parlano e pure da una tazzina si può risalire a un ricordo.
Molto più piattamente, abolendo i suoi "dialoghi col pubblico", io averi pur tenuto la custodia in scena come "telecamera fissa di osservazione" per descrivere quanto le sta vicino. Sarebbe quindi rimasta sempre lei la protagonista della scena. Cosa che in effetti anche senza i suoi dialoghi  è già. Insomma, l'avrei tenuta come punto di vista, non mi sarei mai aspettato di conoscere il "suo" punto di vista. 
Oddio... 
Forse era a farci fare questa battuta che mirava il racconto di Recchioni. Puro genio.
Per un momento declino lo schienale del mio sedile e accetto di colpo un nuovo interessante punto di vista sull'universo.
Torniamo al pezzo, dopo una rollata.
Recchioni compie il suo personale greatest hits delle scene preferite dell'immortale numero 1 di Dylan Dog. Seleziona scene che possono attirare parecchio il pubblico più giovane, quelle action, ma tiene in dovuto conto anche lo zoccolo duro, a cui regala una lacrimuccia dolce sulle guanciotte felici. Il primo oggetto del desideri che accomunerà nuovi e vecchi lettori sarà il numero uno storico. Leggere Sclavi integrale è come ascoltare direttamente i Deep Purple. Dal vivo. Imprescindibile per diventare uomini e cuccare le ragazzine più fighe.


Se il lavoro di Recchioni funziona alla grande, ugualmente tosta era la sfida di Mammucari nel ripercorrere i disegni tracciati da Stano.
Il disegnatore nativo di Velletri si carica il suo bel macigno ma affronta la sfida a testa alta, grazie anche agli splendidi colori della Leoni. Quello che disegna è un Dylan decisamente aitante, tosto e determinato, che nella sintesi delle 32 pagine sembra quasi più spavaldo del solito (ma rileggete il numero 1 e stupitevi, magari non ve lo ricordavate bene...). Un Dylan che ci piace, che vive in un mondo che colorato appare quasi più fantasy e vicino ai comics americani. Un eroe e un mondo che rivedremmo volentieri presto disegnato con queste matite che tanto abbiamo già apprezzato, come i colori della Leoni pertanto, in Orfani. Davvero un ottimo lavoro, chiosato dalla copertina della star internazionale, attiva spesso in Marvel Comics ma italianissima, Carmine di Giandomenico.
Decisamente un bell'inizio per la collana settimanale full color. Un'occasione per riscoprire, nei prossimi numeri, anche la freschezza e originalità dei tanti talenti che negli anni hanno contribuito al successo del Dylan Dog color fest. Artisti che hanno dimostrato come Dylan, liberato dal disegno classico e relativa "gabbia" delle vignette,  possa trascendere i generi e avere tante interpretazioni diverse, sia grafiche che di sceneggiatura. In 32 pagine vedrete quindi racconti di tutti i tipi e di tutti gli stili di disegno. Alcuni accattivanti, alcuni davvero strani, spesso racconti sperimentali o metaforici. Storie che sono anche la possibilità per molti bravi autori di farsi conoscere. Racconti che non puntano a prendere il posto del fumetto mensile, cosa che misteriosamente spaventa qualcuno, in quanto non c'è competizione. Storie da scoprire con curiosità e gusto di apprezzare nuovi punti di vista. Per questo una serie che di sicuro non piacerà a tutti, magari anche solo per partito preso, ma che vale la pena seguire e supportare. 
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