sabato 29 novembre 2014

Hunger Games - il canto della rivolta - prima parte : la nostra recensione



Sono tornate nei cinema le ragazze con la treccina di lato! Dopo tanta attesa è finalmente giunto il momento fatidico, o quasi. Il momento fatidico avverrà nella prossima pellicola, quella prevista per novembre 2015, ma va bene lo stesso, in fondo. Le fan di Katniss (la straordinaria Jennifer Lawrence), che si stanno da tempo facendo tortura di non leggere i libri, potranno sapere come va avanti il triangolo amoroso tra lei, Peeta (Josh Hutcherson, sempre bravo) e Gale (Liam Hemsworth, sempre una vergogna di attore)
Riassuntino micro con spoiler ricavabili già dal trailer. Alla fine del secondo film abbiamo scoperto un sacco di cose. Ora siamo in una nuova location sotterranea Hi-tech gestita da dei fan di Julianne Moore (interpreta il presidente Alma Coin del distretto 13). Katniss viene scelta come ideale testimonial virale per fomentare la rivolta dei distretti contro la capitale di Panem. Una tecnica diabolica non dissimile da quella utilizzata nel 1990 per promuovere il Sega Master System Plus.


Degli spottini tv, in sostanza. Per fare le cose a modino, dare realismo al messaggio politico, la Moore affianca a Katniss una autentica troupe  gestita da una rampante regista ribelle della capitale, Cressida (la bellissima Natalie Dormer, Margaerty Tyrell nella serie Il Trono di Spade nonché Anna Bolena nella serie dei Tudors e Gemma nel film The Rush... una di quelle sante donne che recitano sempre nude come Kate Winslet ed Eva Green... oscar subito... ehm, non divaghiamo...). Solo che Cressida, pur con in tasca il diploma del Dams di Panem, è una autentica tamarra e i suoi filmati promozionali sono scopiazzati con classe direttamente da Rambo 3. In aggiunta ci si mette pure Plutarch (il compianto Phillip Seymour Hoffman), che con il coro della ghiandaie imitatrici propone il remake di una canzone popolare e la assegna direttamente alla nostra eroina, che canta così bene che ne fanno pure un videoclip (purtroppo non lo fanno in stile Miley Cyrus). Il presidente Snow  (Donald Sutherland, gigione oltre l'umana tollerabilità) non riesce a scaricare il brano su Itunes e minaccia una guerra termonucleare. Intanto (e qui arriva il punto che interessa alle ragazzine con la treccia del cinema..) il giovane fornaio Peeta è rimasto indietro, prigioniero politico della capitale. Tutti si rattristano con la nostra eroina per l'assenza del suo amato. Ma nel mentre la nostra è già intenta a riabbracciare l'amato Gale (il canissimo, inespressivo attore fratello di Thor. Liam Hemswoth, il giorno che le fan chiuderanno gli occhi davanti alla sua bellezza da dio greco e baderanno a quanto male reciti sarà sempre troppo lontano). Tra hacking della televisione di regime e spottini vari, la troupe di Cressida, con beneplacito del presidente Coin e una Katniss sempre più smarrita, si sente pronta a rifare dal vero un altro dei suoi film preferiti da tamarra, L'implacabile con Arnold Schwarzenegger. Nota. Se non lo avete ancora visto e vi piace Hunger Games provate a dagli un'occhiata, ha una, due o tremila cose in comune con la saga di Katniss...


Intanto su tutta Panem le spillette dalla ghiandaia vanno di brutto e il mercato del falso imperversa. Ci faranno vedere qualcosa di lontanamente action in questa pellicola o dobbiamo aspettare che esca il prossimo film?

Bello è bello, per carità. Peccato abbia sempre questa espressione, pure quando sta al bagno...
Io che leggevo young adult pensando fossero dei fantasy (capitolo saltabile tranquillamente, fatto solo per tediarvi): Digressione, giusto per dirvi che non sono malfidente con questo prodotto. Ma se avete già letto un post di questo blog dovreste già saperlo da voi. Sono un fan di Hunger Games della prima ora, da quando per Natale mi hanno riciclato il primo libro della saga sci-fi di Suzanne Collins, prima ancora che si parlasse di una pellicola cinematografica. Me lo aveva regalato un amico che mi aveva fatto conoscere ai tempi la saga della Torre Nera di King, così andai tranquillo a tuffarmi nella lettura. Il libro, scritto in modo semplice e dal buon ritmo, con "omaggi" al mito del Minotauro e a Battle Royale, con una intelligente satira sul potere dell'informazione e dell'immagine, roba tipo "Quarto Potere di Wells incontra 1984 di Orwell", un mega trip. L'ho letteralmente divorato in un week-end. Non era a livello di contenuti cattivo quanto Battle Royale, esistevano dei "cattivi" a semplificare la vita (e le turbative dei genitori), ma comunque abbastanza forte, pure splatter. Belli i personaggi, interessante l'ambientazione post-apocalittica quasi da rinascimento industriale, la suggestiva visione di una razza umana divisa per settori lavorativi diversi ma omogenei. E poi c'erano i giochi cattivi, con al centro delle telecamere dei bambini lanciati armati uno contro l'altro, tra roba che esplode e incendia, nubi velenose, animali frutto della ri-combinazione degli stessi bambini,  creature stile uomo lupo zombie (una parte che il film ha tolto, probabilmente per la cruenza di quei passaggi). Poi però c'era anche la storia del triangolo amoroso a distanza della protagonista, una cosa un po' melensa, fatta di bacetti, brodini caldi, conigli arrosto, un accenno di "fuitina". Roba che a me un po' rompeva, ma che, ho scoperto poi, fece attirare alla lettura un sacco di ragazzine, tutte rigorosamente con il taglio a treccina della protagonista. Il triangolo rubava sempre più tempo agli ammazzamenti, così  per gradi mi accorsi di stare leggendo un comunque ben scritto libro per giovani donne. Un libro che era andato così bene che il salto su grande schermo diveniva inevitabile.
La pellicola numero uno fu ben costruita a tavolino, benedetta da una brava regista. Godeva di una ottima attrice in grado di dare credibilità all'intero mondo narrativo, una ambientazione credibile, musiche evocative, una trama ridotta ma avvincente. Belli gli effetti speciali, bravi gli interpreti in genere, un logo che iniziava a comparire ovunque, su cartelle, motorini, cereali. Inspiegabilmente ridotta, deturpata e ridicolizzata la parte di Peeta, peraltro interpretato da un attore bruttino, bassino e con lo sguardo da pazzo (ma che scopro avere un discreto successo comunque). La scelta non fu gradita, al punto che le fan del libro (che guardacaso sono tutte o quasi fan di Peeta) si indignarono della cosa (ma col tempo abbozzarono), mentre le fan del film trovarono più appetibile quello stoccafisso di Gale, per il quale la produzione scelse un attore decisamente più affascinante quanto inespressivo. Altro "piccolo" peccato mortale, gli Hunger Games, i giochi che danno il titolo al romanzo, nella pellicola furono mutilatissimi, ridotti a pochi, veloci ed esaltanti minuti. Di fatto depotenziati di gran parte della crudeltà e splatter che li caratterizzava. Rimanevano abbastanza trucidi ma non troppo. Mentre in casa mia qualcuno che aveva divorato il primo libro sbranava il secondo e aspettava il terzo in uscita, io mi accingevo a leggere il volume numero 2. Una noia apocalittica che mollai in breve. Tuttavia una prima parte sonnolenta che portava a una seconda avvincente e a un bel finale, ma che vidi solo al cinema, trascinato a forza. Il secondo film forse non era fatto bene come il primo, viveva di rendita, l'impatto era minore, il cambio di regia si sentiva. Ma era divertente. Il problema era che terminava con la chiusura definitiva degli Hunger Games. Il mito di Minosse, Battle Royale, il rito di passaggio all'età adulta, la cannibalizzazione nel futuro dei giovani. Tutti temi che avevano senso, che erano forti, proprio in ragione di quei maledetti giochi al massacro, nell'ineluttabilità che la società non avrebbe mai potuto essere differente, cambiare in qualcosa di meglio. Se togli i giochi togli il "realismo", l'immedesimazione, il cenno alla contemporaneità (dove trovare un lavoro equivale davvero quasi a un combattimento mortale contro candidati uguali a noi), trasformi tutto in favoletta dove i cattivi cattivi possono essere distrutti dai buoni buoni. Il terzo libro non ho voluto proprio leggerlo per principio. Ma a vedere questa pellicola penso magari di aver fatto male.


Il terzo film prima parte: Ormai è una moda più che una necessità. Il terzo film diventa la prima parte del quarto, se si parla di mettere in scena l'ultima parte di una saga. Fortuna che non l'hanno mai detto a Peter Jackson... Ciò avviene inspiegabilmente sempre, anche se il libro da cui è tratto è lungo la metà della metà dei libri precendenti. Come risultato, vedi Harry Potter. Un penultimo film in cui non accade assolutamente nulla, sintetizzabile in tre righe e un finale tutta azione. Oppure vedi Twilight, dove nel penultimo film succedono due dico due cose in croce, uguale. L'idea di vedere di seguito, a distanza di un anno, non una ma due pellicole, prive "degli Hunger Games", quando il titolo della saga è Hunger Games, mi è sembrata da subito una scelta sbagliata. Una scelta che si è tradotta automaticamente come una palla al piede per tutti gli spettatori adolescenti che erano presenti in sala durante la visione. Perché l'azione dei giochi arrivava puntualmente nella seconda parte delle pellicole. E qui abbiamo solo una grossa prima parte. Non c'è azione o, per lo meno, ce ne è davvero poca. Tanti discorsi politici, metafore, crisi esistenziali ma poche botte. In dieci minuti gli adolescenti tipo erano a giocare con Candy Crash con un riverbero di luce nella sala buia che ricordava il celebre spot di Coca Cola degli anni '80.

Ma se si guardano le cose da una prospettiva diversa, ecco che il film può anche dare delle belle sorprese. Ve ne sparo un paio, invitando i non interessati alle menate meta-cinematografiche ad aspettare l'uscita dell'home video e vedere la pellicola in tandem con l'ultimo capitolo.
E vai di menate meta-cinematografiche, pretenziose e superficiali, per puro cazzeggio da due soldi: ragazzi, questo film tratta di pubblicità mediatica e cita apertamente L'implacabile (come gli altri due del resto, qui siamo alla terza parte della pellicola diciamo) e Rambo 3 in un modo così spudorato e stranamente "d'autore" che non è letteralmente possibile, se siete fan degli action anni ottanta, trattenervi dall'applaudire a scena aperta. Le chiamavano tamarrate, ora diventano simboli quanto la bandiera con su Che Guevara. Rimangono tamarrate, bene inteso, ma rimarrete al contempo increduli vedendo l'aggiornamento di questa storica scena.


Una delle più iconiche metafore superomistiche del cinema moderno, (la riproduzione della stessa in chiave videogame pure nel finale di Four Rooms di Tarantino, Rodriguez e soci) che diventa arma di propaganda in un meta-trailer che cannibalizza perfino il logo ufficiale delle pellicole, il maledetto logo stesso della saga di Hunger Games. Mi fa piacere perché questo in qualche modo canonicizza i miti anni '80, li eleva a metafora in un gioco intelligente non dissimile a quello operato con licantropi e vampiri in Twilight. Mostri del cinema horror che magari non sarebbero mai stati considerati delle ragazzine come intrattenimento. Film action anni '80 che mai le ragazzine avrebbero visto. Ma, ancora, questo non è il nocciolo della questione. Il punto è l'uso di queste immagini, parimenti alle dirette stile grande fratello dagli hunger games, il fatto di essere quasi intercambiabili. La capitale offre uno show televisivo, la resistenza rilancia non un altro show televisivo ugualmente farlocco, precostruito. Una simmetria di pensiero quasi preoccupante, che ci riporta dritti a Snow Piercer, di cui abbiamo parlato pochi post sotto. Gli opposti sono funzionalmente uguali. E Jennifer Lawrence è bravissima qui nel trasmetterci l'inadeguatezza del suo personaggio, i suoi dubbi sulla effettiva necessità di un conflitto che si presenta da subito sanguinario. Un conflitto che però, astutamente, la pellicola non ci fa vedere se non di sfuggita, se non solo lasciandoci la possibilità di poterlo "ascoltare", nel concerto di esplosioni e calcinacci, all'interno di un bunker. Ugualmente silente è la capitale. Non sappiamo mai quello che effettivamente accada in quel luogo, le comunicazioni avvengono, di nuovo, solo con i messaggi ufficiali, la propaganda. Due mondi che si scambiano bombe ma che comunicano entrambi con immagine illusorie precostruite, false, anche se costruite su sentimenti autentici elaborate in qualcosa d'altro. Stupendo in questo senso il primo "spot" di Katniss, che da un lato cerca un profondo realismo emotivo, ma poi monta le immagini finali decontestualizzate, con appunto la sopra citata, tamarra, scena della frecce esplosive di Rambo.
Sapere da che parte stare diventa davvero un problema emotivo chiave, anche perché, come in Snow Piercer, non è detto che schierarsi sia davvero la soluzione finale. Certo tutti questi pensieri vanno rivalutati, addomesticati in virtù del finale della saga. Ma è molto interessante, curiosa e inaspettata, una pellicola che gioca sulle tematiche della propaganda e sulla sua attitudine a creare (o rendere ancora più grandi) gli eroi. Fine del pistolotto pretenzioso.  
Consigli per il look, con la consulenza di una delle migliori sciampiste lombarde (che vuole rimanere anonima, da cui mi dissocio in parte, ma che stimo e ringrazio per questo importante e doloroso contributo): Ma Hunger Games è anche glam, non dimentichiamocelo. Il look della Lawrence è copiatissimo da legioni di fan non solo perché "iconico", ma anche perché relativamente facile da realizzare quanto non discriminante a livello sociale (fa meno effetto dei capelli alla moicana). Pure i vestiti che Katniss indossa quando ancora è a casa offrono ispirazioni, più difficilmente i vestiti da tributo, ovviamente. Per questo ci affidiamo virtualmente a esperti del look per esplorare al meglio le intuizioni di stile che la pellicola riverserà nella moda di tutti i giorni. Forse. Mamma, non so questo posto da che parte andrà a finire, ho un po' paura...

look n.1: Katniss. La nostra eroina nei film passati godeva di uno stilista personale che era una autentica Rock Star (Lenny Kraviz) e peraltro un paio delle sue notevoli creazioni inedite le porta ancora. Tuttavia il look "distretto 13" (sarà una citazione carpenteriana?), fatto di pigiamoni e trucco minimale, la interpretano in modo molto diverso. Punto di rottura con il passato pure i capelli...


Reazione: I nuovi capi di abbigliamento sono il minore dei problemi, contestualizzano la storia e danno tanto la sensazione che i personaggio siano auto-detenuti. Ma l'iconica treccina ha subito mutamenti anche peggiori. La Lawrence passando di pellicola in pellicola ha fatto di tutto con i capelli e quello che appare oggi in testa a Katniss ha tutta l'aria di essere un parruccone ingombrante, sgraziato posticcio. Il parruccotto raccolto in ogni caso funziona, insieme al nuovo abitino da guerra stile Signore degli Anelli. Nella accezione "non raccolta" molto anni '70 è troppo demodè.


Look n.2: il presidente Coin: look austero anche per il personaggio interpretato da Julianne Moore. Perennemente in grigio sfoggia taglio dei capelli con sfumature alla Crudelia Demon.

Reazione:  va bene il clima teso, l'essenzialità e sobrietà dei personaggio in ragione all'importanza del ruolo, ma qui c'è un evidente peccato mortale del lool designer... tremende spaventose doppie punte!!!


Look n.3: Peeta. Il fornaio dal cuore buono oggi sfoggia un completino bianco immacolato, a rappresentare uno stato di purezza mai messo in discussione. Il ciuffo alto serve come sempre a compensare un po' l'altezza dell'attore.
Reazione: Il gessato bianco ha un collo alto che sembra "ingessato", non slancia per nulla.  Il calzino bianco è da sempre contrario al buon gusto e ordine pubblico. L'onda del capello è decisamente surreale... (ok , questo angolo del surreale è finito...)



Conclusione: una pellicola strana, che decontestualizzata davvero riesce a offrire qualcosa di diverso rispetto alla saga classica. Purtroppo non ha quel carico di azione che garantivano gli altri capitoli e dà davvero l'impressione che succeda poco al di là dell'intelligente e cerebrale scontro a distanza mediatico tra la capitale e il distretto 13. Non mancano nemmeno qui scene piuttosto forti e gli attori sono sempre bravi e adeguati al ruolo. La Lawrence si conferma come la migliore attrice emergente degli ultimi anni, riuscendo a dare spessore e continuità al mondo di Panem grazie alla sua convincente interpretazione. A vedere questo film in tandem con il successivo per me si rischia quasi di dimenticarlo subito, coinvolti come si sarà in una lunga serie di combattimenti. Dal punto di vista degli argomenti trattati questo "Il canto della rivolta parte 1" costituisce però senza ombra di dubbio la pellicola più "alta" del genere young adult. Perderla, come vederla di sfuggita, sarebbe un peccato.
Talk0 

venerdì 28 novembre 2014

Star Wars VII The Force Awakens - Guerre Stellari episodio VII : il risveglio della Forza - il primo teaser trailer !!!!!!!!


Con il giorno del Ringraziamento ecco arrivare i primi 88 secondi della nuova pellicola di J.J.Abrams, la diretta continuazione del Ritorno dello Jedi, il film che tutti gli amanti della fantascienza vogliono, da subito, vedere ma che invece dovranno attendere pazientemente sino a Natale. Natale 2015, bene inteso. Nei mesi si sono susseguite un sacco di voci fuori controllo, si è dato adito a mille speculazioni, si è urlato al sacrilegio prima ancora di vedere un singolo fotogramma. Ed ora, con 88 secondi di prodotto semi-lavorato, in dirittura di arrivo, tutti stanno con la classica espressione ad "o". Tranne i detrattori duri e puri, perché è per loro una questione di principio, etica dell'accigliarsi a prescindere, ma in fondo un odio tanto sentito che va apprezzato.
E questo non è che l'apripista, per i prossimi sei anni ogni natale un capitolo nuovo della futura trilogia si alternerà ad uno spin-off sui singoli personaggi. Si è già parlato di Evas, il regista di Monsters e del nuovo Godzilla per una nuova pellicola, si parla di Joss Whedon, tanta carne al fuoco.
Doveva essere un trailer limitato, come nuova stronza abitudine di rendere elitari perfino dei prodotti promozionali, ma come la cura contro una malattia rara si è deciso di "regalarlo al mondo della rete".
E quindi ecco il countdown definitivo, in tempo reale.
Questa è una micro-maratona, non vogliamo però pubblicare fino a che la notizia non arriva, ci sarà tempo dopo per i commenti, appena avremo il teaser ve lo spareremo così, senza filtri. Il resto del post sarà uppato poi con le nostre solite cazzatine.
Stiamo letteralmente contando i minuti che ci separano dal Big Event...
Vedremo forse un Luke contorto dalla Forza che si isola dal cosmo perché diventato così forte da spostare i pianeti? E Ian avrà figliato? Chi sarà il cattivo? Samuel Jackson voleva ritornare con il suo Jedi perchè non si è mai avuta la prova filmata che sia morto, ci sarà riuscito?
C'è gente che per ingannare l'attesa, messa ad un passo dalla pazzia, sta addirittura riguardando L'avventura degli Ewoks. Gente messa male. Gente che non  sta lavorando perché è lì a schiacciare il tasto di aggiornamento su youtube.
Ragazzi, siamo con voi, vi vogliamo bene.
Siamo tutti in trincea. Con il cellulare spento, con i nuovi articoli da finire ma chissenefrega. Possano le bibite energetiche sostenerci
Intanto il tubo vomita quintalate di fake trailer, tanto affettuosi quanto in questo momento irritanti. Sono le 16.37, non dovrebbe mancare molto. Forse.


Potrebbe essere questo? Sembrerebbe realistico...vi daremo comunque aggiornamenti.
Se è davvero questo, non sembra niente male... se è un fanmade esticazzi...
E mi arriva ora la conferma che è quello valido!
Bene! Abbiamo nuovi robottini, X-Wings a pelo d'acqua, una tonnellata di troopers, uno Jedi di spalle, forse Luke, con una nuova, tamarrissima spada laser di tipo medioevale. E poi c'è il nuovo Falcon...
Tutto gasante vero?
Non so. A me il teaser di presentazione della Minaccia Fantasma aveva gasato di più, lo trovavo più epico. Ma anche qui l'atmosfera c'è tutta. Avremo tempo per vedere e rivedere queste immagini fino allo stremo, analizzarle step by step. I cosplayer saranno già al lavoro immagino
Talk0

giovedì 27 novembre 2014

Jurassic World - il primo trailer in italiano



Sinossi: hanno riaperto il parco. Ci va la gente. Un sacco di gente finisce male fatta a pezzi da dinosauri (o almeno un po' lo speriamo perché siamo sadici). Poi arriva Star Lord che corre sulla moto scortato dai velociraptor. Poi tutti orgasmano e vanno su youtube a filmare le loro videoreazioni, cose che da sempre ci affascinano quanto questo video
Due parole in più: Questo sito si basa sul fatto che abbiamo un sacco di tempo libero da dedicargli. Purtroppo quando il tempo è oltremodo tiranno, pure noi siamo costretti a malincuore a diradare i post. Tutto questo discorso strappalacrime per dire che già da un paio di giorni volevamo fare questo post, il materiale era pronto e avevamo pure trovato un illegalissimo video filippino pirata venduto a prezzi allucinanti in losche rosticcerie di corso Buenos Aires a Milano.  Il suddetto filmato era già in italiano, doppiato da filippini non professionisti ma esperti. Eh, cosa vi siete persi. Per motivi burocratici (non ne vale più la pena) eccovi invece il trailer in italiano che circola ufficialmente. Sì, quello che avrete ormai visto fino al vomito urlando: "Il parco è aperto! Il parco è aperto!!!".


L'attesa era molta. Le pellicole numero due e tre erano carine ma non riuscivano a tornare sul centro del discorso, la voglia di vivere questo immenso parco giochi preistorico. Spielberg ci aveva fatto vedere le prove preliminari, nemmeno il gusto perverso di fare la fila di sei ore davanti alla Vecchia Miniera. Non era pronto nemmeno il bruco-mela, il ristorante Aladino non aveva ancora un menù da ladri, non si erano ancora attrezzati per permettere che le persone più cicciottelle entrassero sulla giostra delle canoe senza cappottare nell'acqua.


Mancava ancora l'aspetto divertente-ludico stile Seaworld, quello che negli ultimi anni non è che vada troppo di moda. Volevamo vedere tanti dinosauri, ci hanno sfrondato le palle con i velociraptor e con il T-Rex. Non si è parlato per anni che dei T-rex, nonostante fossero dinosaurini bruttini a confronto tipo, degli pterodattili. Ma no, tutti i bambini a chiedere solo i raptor, con commessi di negozi di giocattoli che li imploravano: "Ma prendi un brontosauro, i raptor fanno cagare!!". Ma niente, il parco era distrutto alla fine della seconda pellicola. La saga cambiava forma quando più volevamo che facesse la cosa più semplice per cui era nata. Darci un parco giochi immaginario. E chissene se "l'isola è rinata", il cacciatore di dinosauri e il T-rex che arriva in città anticipando Godzilla di un paio d'anni. Tutta roba fuori tema, noi volevamo la giostra, che il parco riprendesse vita (anche in modo poco chiaro, ci poteva stare)! Le famigliole, le gelatine verdi a pranzo, Babbo Natale (il compianto Sir Richard Attenborough) che vi accoglie ridendo con il sorriso e il suo: "Noi non badiamo a spese". Volevamo la versione sci-fi del mitico Rollercoaster!!! Lo volevano anche quelli che non lo avevano manco visto Rollercoaster!

La gioia di un momento a cui segue l'angoscia di cadere nel vuoto in una morte decisamente stupida. Stare sospesi nel vuoto, inermi, attendendo qualcosa di inevitabile, magari con i familiari che ti guardano senza poter fare nulla. E tutto che accade sopra una specie di enorme giocattolo colorato, quando si poteva andare a vedere a due passi una mostra sul Cubismo. Il terrore declinato ai parchi di divertimenti. Urla e popcorn. Un tema forte ma mai troppo sfruttato in sala. Vuoi anche perché non penso porti troppi introiti a una industria in America non solo Florida quanto  floridissima (mamma che battutaccia...).
C'era già stato Lo squalo 3 e ci avrebbe dato con il tempo un Final destination 3 e un Beverly Hills Cop 3, ma l'idea di Rollercoaster, quella più pura del tipo "andiamo a divertirci ma finisce male" con omini del parco in tutina ad andare ai pazzi per aiutare i visitatori, non è mai stata troppo sfruttata. Strano che non sia questo quindi Jurassic Park 3... il 3 sembra il numero dei parchi maledetti, ma tiriamo innanzi. Vedere oggi, con gli effetti di computer grafica di oggi, i dinosauri di Jurassic Park è una autentica libidine.
La prima cosa che ci piace di questo trailer è vedere Chris Pratt e immaginare bambini esaltati al cinema che dicono: "Ma quello è Star Lord!!". Roba che avrebbe commosso lo stesso Star Lord dei fumetti, che fino a pochi mesi fa non lo cagava nessuno. E ci piace ancor di più perché il ragazzo è bravo, ha i numeri e ci ricorda un po' anche il bravissimo e sottosfruttato Sam Neill. Riconosciamo poi la sempre brava Bryce Dallas Howard, in parte opportunamente losca, Vincent D'Onofrio. Un sacco di cast giovane e soprattutto i bambini, tra cui un certo Nick Robinson. Al diavolo l'immedesimazione dei più piccini, al diavolo il film per tutti. Ho sempre odiato i bambini di Jurassic Park. Non ho niente contro i film con bambini in genere, ma questi li trovo scritti e interpretati malissimo. Una letale combinazione di spocchia, faccette insopportabili, recitazione melensa, intollerabili vuoti narrativi volti a metterli al centro di tutto, che la pellicola "piacerà sicuramente ai bambini". Saputelli, frignoni, perennemente in mezzo ai casini per cieca stupidità, con gli adulti che si devono rompere il cazzo ad andarli a cercare-salvare. Incarnano tutti i motivi per cui al mondo non si vorrebbe fare figli. Probabilmente sono pure scritti da uno sceneggiatore che odia i bambini (sottotesto: Sam Neill dovrebbe con questi nostri in giro "abituarsi a fare il padre" su ordine della moglie, roba quasi da far cambiare sponda), ma che deve metterceli dentro a forza perché piacciono a Spielberg. Ciliegina, i bimbi attori sono poi cani autentici, davvero gli si augura (nella finzione cinematografica, sempre) le peggio cose possibili.  E nella trama tutta zucchero che li riguarda sono totalmente invincibili. Maledetto il nome di Spielberg per non averli fatti sbranare o impalare dal primo triceratopo che, sarà pure vegetariano, anche a lui bambini come questi non possono che stare sulle balle. E dire che i raptor ci erano andati così vicini...


Oggi ci sono nuovi bambini nel parco. E noi già li odiamo. Sembrano la versione 2.0 degli intollerabili mocciosi anni '90. Solo che con il capello più fonato alla Twilight, che oggi va di moda,  la spocchia da James Dean dei poveri e vuoto cerebrale annesso (sarà colpa del gel...). Guardate che aria simpatica che hanno. Quando si dice andare in fissa per l'aspetto meno interessante di una operazione...

Diciamo solo una cosa. In rebus. Cartaio-Argento-Muccino Jr. E se ci fosse ancora il grande regista di un tempo prenderebbe una protesi a forma di denti di velociraptor e saprebbe benissimo cosa fare.
Scenicamente, bene inteso. "è per i bambini!" Direbbe Babbo Natale. Ma in sala tutti rispondevano già nel '93: "No, non lo è e non ci frega!! Dacci lo Squalo aggiornato ai rettiloni, quello ti chiedevamo!!!".
Parlando di Jurassic Park viene in mente la produzione, Spielberg e la Light & Magic. Così quando domando di primo acchito a Imdb chi sia Colin Trevorrow, il server ha un mancamento e va in tilt. Riprovo. Dopo due o tre tentativi di ricerca di una rete disponibilie (il caso) mi tira dentro in faccione di un tipo con il pizzetto del 1976. Aria simpatica, quasi coetaneo, me lo vedo come me al cinema nel 1993 a urlare: "Belli i dinosauri!! Perché non sbranano quei bambini di merda???". Mi pare un tipo onesto, uno che scrive, dirige e addirittura produce i suoi film. Ha lavorato per i tizi che hanno prodotto Little miss Sunshine e una delle pellicole che potreste trovare, in lingua originale su amazon, è questa. E solo a vedere il trailer vorrei vederla pure io. Ha pure vinto un Sundance come sceneggiatura. Certo, non è il massimo film che ci aspetteremmo dal Sundance (The Raid) ma niente non è. In italiano per ora non esiste mi pare.


Jurassic World è il suo primo titolone grosso. Tifiamo per lui.
A scriverlo sono lo stesso Trevorrow insieme al suo fidato sceneggiatore Derek Connolly, che ha vinto il Sundance come miglior sceneggiatore proprio per la pellicolla di cui qui sopra avete appena visto il trailer. Nuova linfa per il cinema multimiliardario block buster, James Gunn ha fatto un po' da apripista (Sì anche Webb... me riparleremo, dalla mia ultima visione di Amazing Spiderman 2 ho avuto una specie di epifania, il film mi è quasi piaciuto. Devo indagare...).
Giugno è ancora lontano, ma prima o poi arriva.
In rete circolano già cose sfiziose e altamente spoilerose circa le nuove "creature ibride". Non ho ancora capito quanto sia ufficiale la cosa, ma se sono essere strani come quelli che ho visto la saga potrebbe trarre da questi una nuova inaspettata linfa vitale.
Ci aggiorniamo.
Io intanto vado a spolverare Rollercoaster.

Talk0 


domenica 23 novembre 2014

Orfani: Ringo vol.2: Nulla per nulla



Dopo aver salvato i Ringo Boys dall'assalto dei corvi cattivi cattivi, il gruppo capitanato dal nostro eroe barbuto e ribelle si mette in strada. Cammina cammina, mentre il lettore inizia seriamente ad intuire come i tre ragazzini, ribelli e soli al mondo quanto vuoi,  amino fare le zozzerie di gruppo, i bimbi iniziano a intuire l'identità del loro nuovo barbuto amico. E in sottofondo partono canzoni di Daniele Silvesti a palla. Ma Ringo è restio alle lusinghe, il suo obiettivo è sbolognare a qualcuno i marmocchi. A qualcuno di fidato, si intende, ma sempre di sbolognare si tratta. Così, di campeggio in campeggio arrivano al Monte, l'ultima roccaforte della "resistenza". L'accoglienza non sarà certamente delle più calorose, uno dei bimbi rimane ferito. Ma Ringo, incredibile a dirsi, forse ha ancora qualche amico che può aiutarlo, qualcuno che può mettere il ragazzino in un coso rigenerante a metà tra la vasca di Wanted e il flacone gigante da galleggiamento di Star Wars. Nell'attesa che il ragazzino si curi gli altri due si accoppiano come ricci, vuoi perché ribelli e soli al mondo. Ma ci sarà da fidarsi della gente del Monte? Il tempo passa, non esiste più la mezza stagione, qui una volta era tutta campagna. Ringo vuole fidarsi, pensar che il luogo è sicuro. Ma dovrà stare attento, perché i temibili corvi sono in agguato...

i temibili corvi digest n.1: i corvi da piccini e senza cesoie al posto delle gambe sono simpatici...

Secondo numero della nuova serie sugli Orfani. Dopo una prima uscita scoppiettante, il racconto vira dalle parti del road movie post-apocalittico, in un'atmosfera generale che rimane sempre intrigante, pescando a piene mani tanto da Terminator che dalla nuova saga di Hunger Games (a me vedere un arco e campeggi in cornice futuristica ormai "fa Hunger Games"...). Mario Uzzeo, qui per la prima volta ai testi, inscena un racconto che combina al meglio azione e dialoghi. Si prende tutto il tempo che serve per gestire al meglio l'intreccio e il lavoro funziona  bene. Interessanti i nuovi personaggi, decisamente "cattive" e adrenaliniche le scene d'azione. La storia è semplice ma non per questo meno intrigante. I disegni di Maresca sono molto belli, precisi, pieni di dettagli, belle le anatomie, ottimi gli sfondi carichi di riferimenti architettonici, meccanici e climatici. Il numero è molto ricco a livello visivo, tra paesaggi abbandonati, superstrade e roccaforti tra i monti dall'aria familiare (siamo sempre in Italia, ma non voglio svelarvi dove, parte della bellezza di di questa saga è proprio riconoscere le ambientazioni). Ma il tratto dell'artista grafico dà il meglio di se, secondo il mio parere, nelle gioiosamente distruttive scena d'azione. Sempre piuttosto estreme, ma ben coreografate. I colori di Pastorello sono ottimi e si nota nel suo lavoro una costante ricerca per soluzioni visive interessanti. La luce del sole che filtra tra i boschi  con coni luminosi, pulviscolo nell'aria, detriti e sabbia come conseguenza del passaggio del vento o delle detonazioni e autentici caleidoscopi per la deflagrazione delle granate. Un lavoro molto bello e immagino molto complicato.
Questo secondo numero funziona. Forse non è una storia rivoluzionaria e già nelle prime pagine si immagina come si evolveranno i fatti, ma l'intreccio è ben gestito, così come le scene d'azione e a livello visivo risulta un numero davvero notevole. Questa serie ci continua a piacere. 
Talk0

giovedì 20 novembre 2014

Cinderella - Cenerentola : il primo trailer ! Dedicato a tutte le tenerone ed i teneroni che ci seguono...ma anche ai feticisti di piedi e scarpe...


Dopo spasmodica attesa, ecco il primo trailer effettivo del nuovo film Disney "dal vivo" basato sulla favola di Cenerentola e a firma Kenneth Branagh (uno che un tempo recitava e dirigeva Shakespeare ad alti livelli... le conseguenza della crisi del cinema moderno...) .  Passo subito al trailer che tanto quello che sto scrivendo ora non lo legge nessuno spazzolatore di pulci rosa candito.


Direi che c'è tutto il pacchetto. Topini, fatine, scarpette, carrozze a zucca e ballo di gala compresi. Tutto raffinato, tra splendidi costumi, scenografie, effetti e trucco. Una proposta classica ma così vincente negli anni che non la si è voluta cambiare più di tanto.
Sarà anche nella sostanza ultra-conservatore Branagh? Ci propineranno da noi magari lo stesso doppiaggio ultra-retrò con sonoro inscatolato che tanto amiamo della cassetta home video originale? Chissà...
Per ora abbiamo già dei dati notevoli dall'International Movie Data Base..


Un cast decisamente ricco.
A impersonare Cenerentola c'è la bellissima Lily James, che ricorderete per Downton Abbey e l'ira dei Titani (la si vede per tre minuti secchi, ma se si sta attenti...). Sempre da Downton Abbey, nel ruolo della sorellastra Drizella, c'è la simpatica Sophie McShera. Nel ruolo della fata madrina nientemeno che Helena Bonham Carter. Nientemeno perché in genere me la vedo interpretare ruoli di streghe, assassine, pazze insicure e di scimmie evolute deviate che vogliono fare sesso con esseri umani. Per il ruolo della matrigna c'è la divina, perfetta, assoluta, algida, regale, misericordiosa e angelica Cate Blanchett. Sappiamo già che ruberà la scena a tutti diventando di base il nostro personaggio preferito. Hayley Atwell, l'agente Carter dei film Marvel, nel ruolo della madre di Cenerentola. A vestire i panni del principe c'è Richard Madden, il Robb Stark del Trono di Spade, una scelta decisamente appropriata. Il gran duca è Stellan Skarsgard, che negli ultimi tempi me lo vedo sempre a trombare duro con sguardo da cinghiale selvatico come appare in Nymphomaniac. Nel ruolo del re un autentico mostro sacro, Derek Jacobi. Sono felice poi di rivedere sullo schermo dopo troppo tempo pure il bravo Ben Chaplin, protagonista di uno dei miei film preferiti (La sottile linea rossa di Malick) nel ruolo del padre di Cenerentola.

Gli sceneggiatori sono un dinamico duo, ci piacciono già tantissimo, perfetti per una modernizzazione del racconto classico.
Aline Brosh McKenna ha raccontato la storia di una Cenerentola moderna ma agguerrita in perenne lotta con una specie di Crudelia-vampiro-glam nella trasposizione cinematografica de Il diavolo veste Prada, con una ottima Anne Hathaway e una sublime Meryl Streep. Ha poi sceneggiato l'orribile film con Katherine Heigl sulla perenne damigella, quella roba atroce sullo zoo, che ha fatto colare a picco il regista astro-nascente, Cameron Crowe e il mai dimenticato film con Chandler di Friends che balla il tango (ve lo siete persi, vero?)... Nessuno è perfetto. Ma Il diavolo veste Prada era davvero carino.
Chris Weitz ha in curriculum il simpatico Antz, (uno dei primi film animati Dreamworks con le formiche con la voce con Stallone e Allen), lo scorreggione Professore Matto di Eddie Murphy, il bellissimo, intimo e simpatico About a boy (a suo modo una favola, tratta dall'ottimo libro del geniale Nick Horby) e lo sfortunato, incompiuto, ma molto bello La bussola d'oro.
Nell'insieme dovrebbero funzionare.
Vi faremo sapere.
Talk0

Snowpiercer - la nostra recensione dell'home video!



Due parole sulla trama: 2031. Un innovativo esperimento scientifico per abbassare il riscaldamento globale è andato troppo bene. Di conseguenza invece di un ritrovato refrigerio la Terra ha subito una specie di nuova glaciazione. La popolazione mondiale è stata sterminata e i pochi sopravvissuti stanno su di un futuristico treno ultra-veloce, che cerca di stare sempre a contatto della luce solare per evitare l'assideramento dei suoi viaggiatori. La macchina, creato da una specie di Bruce Wayne pazzo, è dotata di congegni all'avanguardia che permettono il ripristino costante di cibo e d'acqua. Ci sono all'interno delle serre per frutta e verdura, animali, una maxi cucina alla Gordon Ramsey che sforna barrette energetiche new age. A viverci si vive, ci sono scuole, un barlume di ordine pubblico, addetti alla manutenzione, letti a castello per tutti. Volendo ci stanno pure le piscine, discoteche, pub fighetti, ma sono strutture esclusive per i più ricchi, quelli che stanno più vicino alla locomotiva, i cosiddetti passeggeri di prima classe. Però come cantava De Gregori non tutti, come sul Titanic, stanno in prima classe. E gli scossoni se li beccano sempre quelli che viaggiano più scomodi.



Così, più ci si avvicina alla coda del treno, più la povertà aumenta, fino ad arrivare a livelli pazzeschi.
Siccome l'uomo è per sua natura stronzo, con gli anni si acutizzano sempre più gli status di ricchi e poveri. I primi, invasatissimi, iniziano a venerare il culto della divina locomotiva e a sentirsi eletti nel prendere a calci i poveri. I secondi, straincazzati, cercano un modo per rovesciare la sorte e non dover più mangiare, tutti i giorni, pranzo e cena, una specie di parallelepipedo marrone. Le rivolte popolari, piuttosto sanguinose, non mancano. Il supertreno negli anni ha addirittura una propria "storia" dei conflitti bellici interni, illustrata da un pittore locale su pezzetti di stoffa, puro artigianato post-apocalittico. Dopo tanto patire sembra però che dalla classe dei reietti sia pronto a emergere un nuovo leader carismatico, con tanto di basco, barba e le hit di Daniele Silvestri sempre a palla nello stereo. Si chiama Curtis (Chris Evans, attore che dopo Captain America e La casa nel bosco amiamo alla follia), ha un vice combattivo (Jamie Bell, che da Billy Elliot non sbaglia una parte, bravissimo), una guida spirituale (John Hurt,sempre  gigantesco) e ha appena trovato un coreano pazzo  e impasticcato (Song Kangho, non a caso il "pazzo", il personaggio più figo de Il buono, il matto e il cattivo) in grado di aprire le porte elettroniche che portano verso le carrozze di testa. In cambio il coreano vuole bamba e bamba nella miseria non manca mai. A sbarrargli la strada e far incazzare una popolazione stremata dalle angherie della classe "ricca", una arpia fatta e finita, invasata e squallida, disturbante anche solo nel trucco (Tilda Swinton, altra attrice eccezionale, che qui la costumista fa sembrare, un po' come tutti i "ricchi", uscita direttamente dalla capitale di Hunger Games), che ama fare predicozzi mentre tortura la gente. Al suo seguito ci sono una marea di guardie pesantemente armate e pompate. Solo che con anni e anni di massacri i fucili degli aguzzini potrebbero aver pure finito le munizioni. E qui il geniale piano di Curtis. Se si fa a botte alla vecchia maniera può essere che la ribellione possa pure farcela. Ma chi ha detto che non ci siano in giro anche efficacissime armi da taglio? Ma chi ha detto che sia poi così bello arrivare in testa al treno?


Il metaforone a rotaie: il regista coreano Bong Joon Ho, già autore dell'ottimo monster-movie The Host (ora un casino da trovare perché fuori catalogo e omonimo del fantascientifico dell'autrice di Twilight), dirige un cast stellare, solido, compatto e meravigliosamente in parte, in una pellicola fantascientifico-sociale basata su un fumetto francese degli anni '80. Una coproduzione stranissima franco-coreana-americana, che ha stanziato anche un discreto budget per l'operazione.
Le parole d'ordine sono spettacolarità e alto tasso di sospensione dell'incredulità.
Spettacolarità perché il film è tutto girato su questo assurdo treno fantascientifico che corre tra distese di ghiaccio, tunnel e ponti a strapiombo, allestito come un piccolo mondo. Infiniti corridoi, carrucole, ingranaggi dove un sacco di gente piange, si incazza e si mena, con il rischio di assiderarsi se finisce fuori da un finestrino. Una lunga serie di sequenze action girate in modo originale e appagante, meravigliosi scenari da steam-punk, costumi anni cinquanta, sguardi pazzi, "filmati d'epoca educational stra-razzisti", che rimandano a videogame moderni come Bioshock. Una scena surreale da brivido nel vagone scuola. La pellicola appaga lo sguardo e non dà tregua, gioca a essere squisitamente scorretta capovolgendo ruoli e personaggi.
Poi c'è la questione dell'alto tasso di incredulità. Come capita in molti film di fantascienza, per poter godere pienamente dell'atmosfera del prodotto bisogna accettare il "mondo della pellicola" senza farsi troppe domande. In Demolition Man ci si chiedeva: "Ma cosa c'è fuori San Angeles?". Il Elysium ci si chiedeva: "Ma esiste solo Detroit?" (per me no, semplicemente Detroit aveva sopra di sé un satellite, ma potevano essercene altri in altre parti del mondo, quello era il satellite dei "padroni della nuova General-Motors"). Ne Il mondo dei replicanti: "Ma il costruttore dei robot abita a tre minuti dal protagonista?". Tutte domande legittime ma che non hanno senso in quanto in tutte queste pellicole si parla di luoghi-non luoghi, sostanzialmente delle metafore sociali chiuse a tenuta stagna. Mondi che stanno in piccole palle di vetro come Dellamorte Dellamore di Soavi ci insegnava.


Così anche il treno è una metafora, rappresenta l'ingranaggio perfetto dell'ottusità dell'uomo, la sua spinta alla costante distruzione della natura e propria autodistruzione.
Non stiamo a domandarci chi assesti i binari sotto il ghiaccio (e ve lo dice uno che d'inverno ha vicino a casa la ferrovia e sente tutta notte gli addetti che sistemano i binari per via del ghiaccio). Godiamoci la metaforona! Il treno rappresenta l'orizzontale, retta, ottusa, cieca volontà-ostinazione nel rifiutare una qualsiasi possibilità di muoversi al di fuori del "binari" dei giochi di potere. Autentici paraocchi.  Al punto che, emblematicamente, nessuno guarda mai fuori dai finestrini di questo treno per vedere se l'apocalisse di ghiaccio stia cambiando o meno. Tutti politici, zero scienziati. Tutti vogliono in qualche modo rimanere ancorati al treno-società, diventarne quasi un ingranaggio, ibrido carne-metallo, come avveniva nel bellissimo Galaxy Express 999 di Matsumoto. Guarda caso un altro mondo visto dai finestrini di un treno, che pescava diretto dal mito-utopia della industrializzazione selvaggia per smascherare i limiti di un'umanità ancora arretrata, brutale, ancorata al far west. Tutti che vogliono starci su questo treno. Anche quando si rendono conto che mangiano cose rivoltanti, tutti che dicono: "No dai, in fondo non è così male quando ti ci abitui". Tutti che stanno a sbudellarsi per il dominio di pochi metri quadrati dove si vive malissimo, tra rabbia e paranoia. Tutti in qualche modo marionette di un sistema che ne comprende esigenze e limiti per gestire al meglio le loro pulsioni. Snowpiercer è un film fortemente politico, come Elysium, District 9, Essi Vivono e, perché no, Demolition Man. Tutti film "di genere", che non vinceranno mai un oscar, che non offrono mai soluzioni particolarmente sensate  ma che cercano di dire qualcosa, al di là di una buona matassa action di base.


Finalmente lo vedo: Con questo film è stato un grande inseguimento. Ci ho messo un po', ma ce l'ho fatta, oggi. Appena uscito al cinema in Svizzera ho sperato di vederlo un sabato. Obiettivo fallito. Non avevo ancora capito bene il cast degli attori e la produzione, mi ero fermato al "nuovo film di Bong Joon Ho" e ho pensato di vederlo al Far East Film Festival di Udine. Dove ovviamente non è arrivato mai perché non è propriamente un film "asiatico al 100%". Volevo leggere il fumetto ma era troppo sbattimento recuperarlo, l'avevano ristampato per l'occasione ma quando capitavo in fumetteria era sempre finito e io sempre mi dimenticavo di farmelo tenere da parte, fino a che me ne sono dimenticato del tutto.  Ho provato a cercarlo in sala quando l'hanno distribuito ufficialmente in Italia, ma i classici drammi organizzativi, lavoro, sfiga me lo hanno impedito. Volevo vederlo in home video ma ho letto che la versione era fallata, anche se Koch Media gentilmente sostituiva tutto, velocemente e gratuitamente, tramite loro servizio interno. Ora è tutto Ok, ci sono le copie nuove ma se vi capita una vecchia nel caso chiamate Koch media che sono gentili. Alla fine l'ho visto, la mia copia era perfetta. Dicono, siti molto più autorevoli di questo,  che le copie due dischi blu ray con codice 4 020628863258 non dovrebbero dare grane e sono le copie "nuove" che ora vengono stampate.
Come avrete intuito, il film mi è piaciuto parecchio. 
Belle le scenografie, bravi gli attori, divertenti le scene action. La pellicola scorre veloce e regala anche un paio di colpi di scena ben assestati. Ci sono stupende trovate visive che non sto a dirvi per non rovinarvele. Il tono è piuttosto cupo, si gioca molto con lo splatter, ma l'atmosfera è surreale e gioiosamente kitch, quanto un Delicatessen o un Alien-la clonazione, non a caso pellicole che assomigliano molto a fumetti di fantascienza francese. Non mancano echi ai treni dei deportati dei campi di concentramento, tedeschi folli e apparentemente immortali per convinzioni superomistiche, incubi sulla deriva tecnologico-asociale delle nuove generazioni,  trovate eccessive, surreali ed ultra-hippy sulle proprietà della "droga sintetica" per riuscire a "evadere dagli schemi mentali".
Un film ricco, succulento. Anche cattivo e appagante nel suo essere rabbioso, disperato. Da brividi un monologo di Evans sul finale.
Tuttavia un film che non piace a tutti. Forse per un ritmo troppo convulso, per la claustrofobia delle scene, per una eccessiva rappresentazione della violenza, per un finale da interpretare. Ma comunque un film sul quale si possono intavolare belle discussioni.
Positivo.
Bella e completa l'edizione italiana ad opera di Koch Media, una barca di extra. Se conoscete il francese c'è su amazon pure una versione stra-mega-lusso con abbinato il fumetto originale. Il fumetto originale si trova in italiano, in fumetteria su ordinazione. Dicono sia bellino. 
Talk0

lunedì 17 novembre 2014

Sabotage - il nuovo film di Schwarzenegger - la nostra recensione !



Sinossi: Breacher (Schwarzenegger) è a capo della più cazzuta squadra d'elite della DEA. I suoi sottoposti sono il meglio del meglio del meglio. Massicci, pompati,  grossi come armati, letali con ogni tipo di armi, soprattutto quelle gigantesche che quando sparano sembrano terremoti e fanno un mare di morti. L'abilità del team nell'infiltrarsi nei cartelli della droga è leggendaria, nessuno riesce nemmeno a immaginare che possano essere sbirri, sembrano davvero pervertiti psicopatici usciti con una motosega da un film horror. Questa vita spericolata con gli anni li ha "usurati un po'". Ne hanno viste troppe, sono diventati tutti dipendenti da alcol, droga, dal look tamarro dei motociclisti e dalla necessità di dotarsi di sempre nuovi pearcing ai testicoli. Gente che ama girare nuda per strada e se viene ripresa da un poliziotto lo riempiono di botte rimanendo impuniti. Gente un po' estrema da presentare alla mamma. Con zero vita sociale possibile al di là delle quattro mura della loro baracca-ufficio, i nostri eroi ammazzano il tempo tra playstation (ovviamente giochi dove si spara, niente Disney Infinity...), fiumi di birra e squillo a domicilio in costume country western, nell'attesa della nuova missione. Quando non ci sono budella di cattivi con cui imbiancare pareti di covi criminali messicani, la giornata tipo passa tra battute sulle scorregge, tatuare peni sulla schiena dei compagni per scherzo (sic!), assecondare i desideri sessuali della ragazza del gruppo (Mireille Enos), ormai perennemente strafatta di crak e ninfomane. Bisogna cambiare questa degradata situazione. Così Breacher ha un piano per svincolarli per sempre dal lavoro, portare tutti in Messico e dedicarsi a tempo pieno a playstation, fiumi di birra e squillo latine. Non un piano geniale a dire il vero, se consiste nel fregare dei soldi a un pericoloso cartello della droga. Ma comunque un divertimento accettabile.
tipica agente sotto copertura DEA, che ti spara dopo un rapporto sessuale già piuttosto avviato.
Così alla prima occasione, armati come in Commando, i bestioni fanno una "silenziosa" irruzione in una base di cattivi. Sbudellano, esplodono, fruttano e tritano tutte le creature umanoidi nel raggio di un chilometro e c'è tanto casino che pare in giro Godzilla. Mentre le altre squadre chiedono il permesso per entrare a contare i cadaveri, i nostri architettano un complicato e innovativo sistema per occultare diversi milioni di dollari che trovano in loco. In pratica li calano con una fune in un cesso. Sì, non è il nuovo film di Mission Impossible. Naturalmente un cesso che trasuda e sbatacchia liquami marroni, che fa tanto Tarantino-Rodriguez.
Ma quando vanno a recuperare il bottino pregustando anni e anni di sesso, droga e rock'n'roll, ecco che arriva l'amara sorpresa. I soldi non ci sono più. Qualcuno li ha fregati e ora hanno pure un cartello criminale pronto a sfondarli se la grana non riappare. Ciliegina. La DEA si accorge che dal covo nuclearizzato dai nostri eroi mancano proprio i soldi che sarebbero stati a penzoloni nel cesso come nella celebre locandina del Goonies.

la grande idea per un piano criminale
  
Ovviamente nessuno sa e dice niente.
Tutti sospesi fino a nuovo ordine. Per mesi. Ogni contatto vietato tra di loro, agenti di polizia a pedinarli costantemente. Insomma, la DEA deve aver visto le stagioni di The Shield prima che con lo stesso nome la Marvel facesse una specie di X-files supereroistico. 
Tutti blindati, fino a che le indagini si insabbiano e Breacher torna nella base-fogna del suo gruppo, proprio mentre si sta perpetrando la tradizione di tatuare un pene sulla schiena di un compagno. Matte risate. Tutti sono invitati allo strip club, la donna del gruppo si attacca a un palo di lap dance che inizia a leccare, tutti sognano di tornare in servizio. Poi però qualcuno di loro muore in circostanze strane, probabilmente un suicidio alcolico involontario (una roulotte parcheggiata per sbaglio lungo i binari di un treno), ma forse qualcosa di più brutto. A indagare viene chiamata una detective (Olivia Williams), con il sex appeal del conto di un dentista, che si dirige subito dal resto del gruppo per fare domande. Li trova a celebrare degnamente l'amico scomparso, tra alcol e prostitute country a domicilio. Ma le morti strane continuano.
Chi sta facendo fuori tutto il team di Breacher? Certo i nemici non mancherebbero.

Trucidissimo Manganiello, pare il "Choco"di Domino di Tony Scott... 
Storie di botte, pupe e gangster: David Ayer, storico sceneggiatore di Training Day e Fast & Furious, scrive e dirige questa pellicola di antieroi coperti di sangue. La vita "al massimo" tra bene e male è un tema che da sempre lo affascina e ritroviamo un po' in tutti i suoi lavori. Tutti i suoi personaggi, in genere tutori dell'ordine, partono con le migliori intenzioni ma vuoi per trascorsi di vita, vuoi per una donna, vuoi anche solo per avidità o pura adrenalina "driftano" sempre sul limite della legalità. Ayer però non parla solo della seduzione del "male", cerca sempre di descrivere il modo contorto con cui i suoi eroi provano a ricomporre i cocci della loro esistenza. Tutti hanno bisogno di amici, di una famiglia o di una nuova vita e a quello arriveranno o moriranno provandoci. Sul lato puramente formale i thriller di Ayer sono splendidi polizieschi scorretti, pieni di battute di spirito, tanto splatter, inseguimenti e sparatorie a non finire. Gli attori poi amano fare "i cattivi" e gran parte della recente fortuna di Diesel e Washington deriva proprio dai personaggi di questi film. Chi sarebbe stato il nuovo "lupo cattivo"?

State guardando le rughe sulla faccia o il mega-fucile che impugna?
Parlare degli agenti della DEA sotto copertura era uno spunto interessante per un film di sparatorie, doppi-giochi ed efferatezze varie.
Sulla carta tutto andava bene, compreso una recente, ottima ma poco apprezzata dal pubblico, pellicola già diretta da Ayer, End of Watch. La scelta di questo cineasta-sceneggiatore dimostrava quindi la sempre enorme abilità di Schwarzenegger nel selezionare registi interessanti che potessero gestirlo al meglio in un periodo in cui gonfiare i muscoli non è per lui più possibile. Per il suo "rientro" dopo la carriera politica ha scelto oltre che l'amico Stallone (è mai esistito un film di nome Esape Plain..? Io non me ne ricordo, doveva essere un incubo..) nientemeno che Kim Jee-woon, regista del cinetico Il buono, il matto e il cattivo . Il genio coreano gli ha cucito addosso, per un The Last Stand ultra-dinamico e colorato, pieno anche lui di sangue e inseguimenti, un ruolo da vecchio sceriffo di frontiera, dagli echi di Clint Eastwood, piuttosto indovinato. Anche se Arnold "non corre più", tutto il mondo che gli sta intorno corre per lui in The last Stand. Sceglie quindi Ayer successivamente per un ruolo più recitato, drammatico del solito. Un personaggio con demoni interiori ma che per una volta non affronta a colpi di fucile a pompa come in Giorni Contati. Ma per la sua grande umiltà (e generosità) Arnold vuole non imporsi troppo sullo schermo, preferendo una narrazione più corale dove poter far emergere anche tanti giovani attori, guarda caso gente che dalla vita ha avuto qualche calcio. L'ex "astro nascente" Sam Worthigton, l'ex divo dello schermo Josh Hollaway, l'ex supereroe marvel Terrence Howard. Dando voce anche ad attori validissimi ma la cui carriera era prettamente televisiva come Joe Manganiello e Mirelle Enos. Ayer conosce la materia, i tempi dell'action, la gestione giusta degli attori. Ha ottimi interpreti, un budget non stratosferico ma degno, un look dei personaggi decisamente cool. Ma allora perché sulla copertina del dvd l'unico commento della stampa entusiasta è a nome di un giornalista della Nbc di Houston?
Hail to the king
Leggende e loro culto: Sabotage arriva da noi diretto in home video, saltando il cinema. La pellicola non ha fatto i numeri. Solo dieci milioni in patria e sette nel resto del mondo. Immagino già la domande.
-Ma ci sono le esplosioni ? Sì, certo! Scoppia, si sfascia, ri-ribalta e schianta un sacco di roba. E pure male! Senti quasi un dolore fisico! Macchine e sangue (pure in scene macabre) come ai bei tempi di Codice Magnum.
-Gli inseguimenti, le sparatorie? Ovvio! Va dall'action al noir con disinvoltura, ma rimane parecchio veloce. E ha pure un tasso splatter-cattivo giant-size!! Corpi sbudellati, teste aperte, un sacco di vittime innocenti come ai bei tempi di Atto di forza - Total Recall!
-Tette? hanno forse commesso il peccato capitale di fare un film senza tette? Ci sono anche le tette, sì. Ci sono visite continue e compulsive agli strip club. Le donne protagoniste non sono tutta questa cosa (nel senso, sono bravissime ma non top model), ma si compensa alla grande!
-Ma Arnold è in forma? Nella parte, duro e potente. Ha pure una bella sfumatura malinconica. Vive nella casetta in montagna di Commando. Ha lo stesso pick-up! In azione sa dire sempre la sua. Ha una pettinatura a sfumatura alta un po' ridicola che pare un fraticello, ma io personalmente non glielo andrei a dire. Ma la faccia è quella giusta e il fisico anche, tanto che a inizio film si fa pure roba estrema in palestra per farci stare bene circa la sua salute. Non possiamo non volergli bene! Certo non ce lo vediamo proprio negli strip club, non a quell'età e con quella faccia, ma può essere pure il suo personaggio a essere scritto così.
-Ma recitano bene? Sono abbastanza truzzi? Sì, c'è tanta truzzaggine nell'aria. Worthington fa il viscido, ma è abbastanza complesso. Manganiello è possente, la Enos fuori di testa quanto la parte prentende. Howard è una miccetta spenta, ma lo è sempre stato. La Williams più interessante di quanto all'inizio appaia, anche se non è la stessa dei tempi di the Postman con Costner. E stare a rivangare the Postman con Costner è quasi un peccato mortale... 
-Ma la sceneggiatura com'è, riesce a pigliarti? Cioè, al di là di spara, spara, tette, ammazza e ammazza, tette, insegui insegui e tette? Ehhhhhmm....
Incredibilmente il punto dolente di tutta l'operazione è proprio la sceneggiatura di Ayer o, meglio, una totale vacua incertezza della stessa anche alla luce delle scene tagliate, finale compreso. Si avvertono dei buchi e poi negli extra dell'home video li si vedono proprio. Non si dovrebbe mai vedere le scene tagliate dopo un film che ha convinto solo in parte, si rischia di arrabbiarsi. E mi è capitato purtroppo troppe volte di vedere tagliate robe vitali, che solo un pazzo poteva decidere di buttare nel cestino. Su Sabotage regista o produzione ci hanno messo e rimesso mano troppo, indecisi in modo grave su dove mandare a parare la storia. Alla fine sarei pure concorde con la loro decisione finale, ma lungo il percorso sono stati compiuti dei buchi narrativi male rappezzati, probabilmente all'ultimo minuto e con zero soldi extra da spenderci. Manca qualcosa, si sente. E al centro di tutta la questione, mi fa male dirlo, ma c'è proprio Arnold, il suo personaggio. Considerando il film "che poteva essere", alla luce dei tagli (saltando tutta la questione della sotto-trama della Williams giustamente tagliata perché assolutamente inutile), il ruolo di Arnold era decisamente più cupo, prevedeva ottime scene aggiuntive action (tutte presenti nell'home video) ma alla resa finale, nell'epilogo, il momento importante, vitale per la pellicola, si risolveva male (vorrei dire come un  certo altro film, ma non voglio fare spoiler). E tutto crollava come un castello di carte. Il personaggio di Arnold non funzionava più, tanto nel contesto narrativo, che in quello recitativo (ma neanche Russel Crowe poteva forse dare credibilità in un così repentino, istantaneo cambiamento del personaggio), che (probabilmente) nell'aspettativa del pubblico dei fan di Arnold. Bisognava semplificarlo e riportarlo nel suo genere letterario-cinematografico più consono, non il dramma intimista ma l'epica, con un meccanismo non dissimile a quello effettuato dall'ultimo (ingiustamente sottovalutato) Hercules di The Rock. Ma ci hanno pensato tardi. Forse  hanno sottostimato il problema, forse alla proiezione-test, con il montaggio definitivo, il problema è emerso per mille piccole e grandi ragioni (hanno scelto una scena scartata? hanno fatto errori di continuità?). Non potremo mai saperlo.
L'apprezzamento che avrete di questa pellicola è per me inversamente proporzionale a quanto vi infastidiscano questi rattoppi di sceneggiatura. Ma tali rabberciate rendono il tutto anche più epico. Se amate gli action, per me potreste pure chiudere un occhio o due. Se vedete già male tutta l'operazione (come io vedevo male Amazing Spider -Man 2), probabilmente decreterete un po' in automatico il defenestramento della pellicola.
Però il film, comunque, c'è. Ha un suo stile visivo, molto guerrilla-cam e vivido (magari per i detrattori un po' televisivo). Ha delle belle scene action cazzute alla maniera della vecchia scuola, con un esagerato, assurdo, uso del sangue finto in ogni dove e stunt davvero "brutti e cattivi". Ha pure personaggi ben scritti e interpretati da un manipolo di attori decisamente in vena. Arnold, per come la girate, è sempre lui e cade sempre in piedi. I fan duri e puri non potranno che volergli bene anche qui. Basta vederlo in una sua posa badass con il sigaro in bocca per volergli bene. Non fosse per quegli "spifferi di sceneggiatura" ...
Talk0

sabato 15 novembre 2014

Dragonero vol.18: Nelle terre dei Ghoul


La tecnocrate Myrva, sorella di Dragonero e amante dei completini in pelle, è in missione. Con un manipolo di soldati sta accompagnando la giovane nobile Sophia presso il monastero delle monache libraie, alla fine di un tragitto che dalla capitale passa per infiniti boschi pieni di creature fameliche. Dopo aver trovato un ponte abbattuto, il convoglio sceglie una stradina-ina-ina nel fogliame più tetro che potrebbe solo portare tra le grinfie di deformi creature da film horror, roba a metà i mutanti di Le Colline hanno gli occhi e i cannibali di Wrong Turn. Ma siccome siamo in fantasy e non in un horror, le tremende creature in agguato, che assomigliano incredibilmente ai mostri da film horror di cui sopra, sono i Ghoul, opportunamente descritti a pagina quattro dell'albo. Leggere il prossimo paragrafo con in sottofondo la simpatica musichetta che segue.



Vivono a contatto della natura, considerando la terra stessa loro madre, ma appena trovano una costruzione umana abitabile ci vanno dentro. Le donne badano al campo, ai figli, alla difesa degli insediamenti, mentre gli uomini vanno nelle sale giochi e nei compro-oro per impegnare la dentiera di nonna. Riescono a connettersi con gli animali, vonciandosi con strani intrugli, così gli animali vanno direttamente da soli verso il forno a micro-onde. Si pittano quando vanno a caccia o in guerra, profumandosi con Axe Africa. Non costruiscono manufatti complessi ma ce li hanno, rubandoli, perché sono un po' "scazzati". Gli piace depredare i viandanti, rapirli e stufarli,  soprattutto quelli fessi che passano attraverso boschi pericolosi in cerca di un monastero di suore. Parlano una lingua aspra ma i più eruditi conoscono anche il linguaggio comune, che esprimono con i classici verbi all'infinito tipo Tarzan (per non fare facile inutile razzismo), ma più losco, stile: "Io fare proposta te, dare me soldi io non uccidere, forse. Ah ah ah. Io comico".

i ghoul sono uguali a questi tizi.. solo che non sono blu, sono più bruttini e non hanno "lo spinotto" per comunicare con gli animali. Sono più analogici in sostanza...
Così già a pagina 10 tutto va a peripatetiche e il convoglio è vittima di un assalto in pieno stile ghoul. Frecce, urla e dischi di Scialpi a manetta.
Myrva cerca di portare in salvo Sophia, caricandola sul suo cavallo e guadando un ruscello. I Ghoul odiano l'acqua, non concepiscono perché immergersi dentro un liquido quando ci hanno pisciato un minuto prima, sono schizzinosi.
Ma la fuga di Myrva è breve. La ragazza viene rapita, la nostra eroina si becca due frecce  e rimane riversa in acqua. Gli schizzinosi ghoul non vanno ad accertarsi che sia morta, per la questione igienica d cui sopra. Impacchettato su un cavallo un soldato stordito, le creature lo rimandano a casa a chiedere una bella montagna di soldi per il riscatto della piccola Sophia e per le slot machines.
Ma non hanno fatto i conti con Dragonero, che appare solo da pagina 38, tutto spettinato dopo un viaggio a cavallo  e quindi incazzatissimo. Le coccole di Gmor non riusciranno a far tornare il sorriso su quel musetto dolce finché la sorella, che avrebbe dovuto quel giorno fargli i boccoli con un phon tecnocrate, non sarà salva.
Nuovo arrembante numero di Dragonero, il fantasy virile, la prima parte di una storia in più numeri. Una vicenda molto concitata, sanguigna, ricca di interessanti approfondimenti sul mondo del fumetto e sulle creature che lo popolano. Esploriamo in questo numero immense foreste abitate da mostri e fricchettoni hippy con tanto di pulmimo Volkswagen fantasy trainato da un orso. Roba seria.  I ghoul sono descritti incredibilmente bene, sembrano davvero una comunità possibile ed efficiente che si spartisce compiti e ruoli. Hanno pure tutta una serie di tradizioni e culti. Parimenti ben descritti sono i soldati candaryani, che appaiono più in là nella narrazione. Hanno un loro look tipico, usano particolari armi e proprie tecniche di combattimento e difesa. Costruiscono fortificazioni ridicole, ma gli vogliamo comunque bene. Il mondo di Dragonero vive letteralmente di tutti questi piccoli dettagli ed è bello vederlo in continua espansione.
La storia, opera di Vietti, è abbastanza lineare ma condita di spettacolari scena d'azione, tanto sangue che ci piace sempre, e dei simpatici dettagli sociologici di cui sopra. A voler fare le pulci, il numero precedente parlava di un rapimento (di Sera) e questo parla di un altro rapimento (della piccola Sophia), con un numero più indietro che parlava di un altro, ulteriore rapimento (di Gmor). Vabbeh, dettagli.
I disegni sono di Pagliarani, straripanti di ghoul e soldati che combattono in grandi vignette, ricche di paesaggi rifiniti con dettagli di ogni tipo. Bella la caratterizzazione dei personaggi. Un paio di scene sexy non avrebbero guastato, ma qui parla il pervertito che alberga in me. In aggiunta a questo lavoro eccelso, il disegnatore in più vignette sembra ricercare di conferire alle immagini tridimensionalità, peraltro riuscendoci. Un lavoro egregio.
In attesa del continuo del racconto ci sentiamo soddisfatti. Ma le premesse sono buone.
Talk0

venerdì 14 novembre 2014

Le Storie vol.26: Il Tesoro di Bisanzio - Testi: Marzano; Disegni: Lorusso



1453. Bisanzio sta cadendo. Le mura dell'ultima capitale rimasta del Regno Romano d'Oriente si stanno piegando al cannoneggiamento turco ed è ormai prossima l'avanzata dell'esercito del sultano Mehemet Secondo. I soldati coprono le falle, sconfiggono gli assalitori e ricostruiscono di continuo le barriere, ma ormai la situazione è compromessa, il nemico soverchiante, la fine vicina. Ma c'è qualcosa che deve sopravvivere di Bisanzio, anche a costo di dover sacrificare tutto, compresa la vita dell'imperatore. Un tesoro misterioso, celato in una cassa. Non può rimanere nelle mani degli invasori, la posta in gioco è troppo alta. Il cavaliere di ventura Guglielmo Marcer da Venezia viene scelto per la difesa e salvaguardia di questo scrigno. Dovrà affrontare un lungo viaggio in territorio ostile, da Bisanzio arrivare nella Grecia settentrionale e da lì fino a Corfù, dove un'imbarcazione arriverà in soccorso e portare la cassa fino a Venezia, dove il Doge se ne farà carico.  La missione è così importante che per scortare Guglielmo viene incaricata nientemeno che la Guardia Variaga, le guardie personali dell'imperatore che dovrà rinunciare alla sua protezione pur di adempiere la missione. A guidare il manipolo lungo il viaggio, una guida misteriosa, ma esperta.  Riuscirà la spedizione ad arrivare a destinazione senza che i turchi possano accorgersi di questo piano?
Con il numero 26 della collana, Le Storie affrontano per la prima volta le guerre contro i Turchi, in una ricostruzione storica puntuale, meticolosa e interessante per la dovizia di termini squisitamente tecnici, opera di un Giancarlo Marzano (autore di Dylan Dog) particolarmente in forma. Il racconto, dopo avere ben reso il clima di tensione all'interno di Bisanzio, si concentra nella descrizione del lungo viaggio della spedizione variaga verso Corfù, nel più classico stile dei war movie ben declinato nella narrativa di Manfredi. Il tutto viene poi ammantato di un'autentica aura epica, non dissimile a quella che si respirava  nel film King Arthur di Fuqua. Grazie ai puntuali accenni di Marzano veniamo così a conoscere attraverso una storia di fantasia vita, tradizioni e onore di un manipolo di soldati storicamente esistito, rappresentato da un cast di personaggi che riesce a sfuggire ai classici stereotipi del genere, risultando variegato, fresco, interessante. Al centro dell'azione viene designato "l'estraneo", il cavaliere di ventura Guglielmo Marcer, che dovrà dimostrare al gruppo di non essere solo un mercenario e un mercante, ma un uomo degno d'onore. A capo del gruppo dei soldati, a loro volta "calpestati nell'onore" per non aver potuto difendere il loro sovrano, vi è Harald, un gigante che pare indistruttibile, letale con la sua ascia, brusco nelle parole.  Incarna una vita fatta di onore, coraggio e tradizioni antiche, che fanno addirittura riferimento al culto delle divinità nordiche. Guida i suoi uomini con pigio del kamikaze ed è il personaggio che più rimane impresso alla fine della lettura. Il resto del gruppo è numeroso ma ben gestito. Il racconto permette lo sviluppo di molti personaggi con brevi accenni. Rimandando agli stilemi del war movie non manca il cecchino, l'assassino silenzioso, quello chiacchierone e un po' bifolco, il suicida, ma, come detto, nell'insieme la compagnie funziona, l'ingranaggio narrativo è solido e questo avviene anche grazie al modo concitato con cui si susseguono le scene. Una lettura divertente.

Giovanni Lorusso con i suoi disegni fa qui l'ingresso in casa Bonelli  e lo fa alla grande. Mi pare che sia lo stesso Lorusso delle Guerre degli orchi, una serie BD scritta da Peru, ma non vorrei dire eresie. Una stupenda cura nei volti, tutti distinguibilissimi, infiniti dettagli per gli abiti, le armi, un grande senso dell'azione e meravigliosi paesaggi. Scene che traboccano un numero infinito di personaggi. Il suo lavoro è davvero favoloso, privo di falle, maniacale nel voler scandire foglia per foglia la vegetazione di un bosco, dirompente nelle scene d'azione più vivide, sanguigne, dove gioca con lo splatter più esagerato ed epico. Fioccano teste mozzate e crani esplosi da frecce come nei migliori slasher, con schizzi di sangue ovunque. La crudezza della guerra è resa alla perfezione quanto le budella esposte nell'incipit di Salvate il soldato Ryan. Siamo già in attesa di visionare i prossimi lavori di Lorusso, ci ha colpito moltissimo e può davvero diventare un autore gigantesco. Se è lo stesso che ha lavorato con Peru significa che i francesi lo hanno già adocchiato e che apprezzano la sua inclinazione alle ambientazioni heroic-fantasy. Io su Dragonero ce lo vedrei benissimo, ma può per me fare tutto quello che vuole e mi piacerebbe vederlo cimentarsi pure sulla fantascienza.
Dopo il numero 25, non strepitoso, un numero 26 davvero bello per la collana antologica Bonelli.
Talk0