giovedì 31 gennaio 2013

Gundam Unicorn Vol.3


(Dopo la visione e a mente congelata, stato zen, alcuni giorni dopo). SPOILER, SPOILER, SPOILER, SPOILER, SPOILER, SPOILER, SPOILER, SPOILER, SPOILER, SPOILER, SPOILER, SPOILER, SPOILER, SPOILER, SPOILER, SUPER SPOILER.

Commenti sparsi, come sempre. Finora il ragionamento cromatico ha avuto e ha tuttora un senso. Il primo episodio aveva come colore il Bianco (faccio riferimento ai colori delle copertine della first press edition della Dynit), il colore dell'Unicorn che ne definisce anche il pilota-eroe, Banagher. Pertanto simbolo di purezza così come di assenza di una colorazione, intesa come assenza di appartenenza a uno schieramento e conseguentemente timore dell'eroe bianco da parte degli altri, in quanto considerato un diverso.
Il secondo episodio aveva il Rosso, che definisce l'eroe ardimentoso e legato a un ideale, pur sotto il rischio degli eccessi dovuti al troppo furore interiore. Definizione calzante per l'eroe rosso della serie, Full Frontal-Char Aznable il capo-popolo, l'uomo-ideale, che per via della maschera assume anche la connotazione di uomo-idea-a-prova-di-proiettile alla V per Vendetta (o lo Zero di Code Geass se preferite), capace di gesti estremi alla ricerca di un futuro migliore per tutti. Arriviamo quindi al terzo film, in copertina abbiamo il 4 ali di Marida Cruz e pertanto il colore è necessariamente il...
Verde militare. Per la psicologia odierna il verde rappresenta la forza, la speranza, l'equilibrio e la stabilità. Rappresenta anche la terra e di conseguenza l'appartenenza a un territorio, a una comunità. Caratteri che bene rappresentano gli eroi “verdi” nella cultura giapponese. Sailor Juppiter, elemento terra, forte e coraggiosa, l'eroina più protettiva del gruppo, quella anche di statura più alta e, personalmente, pure la più carina. Shiryu il dragone, votato al sacrifico per difendere il gruppo, che diventa pure cieco più volte, per rappresentare come possa comunque andare avanti in virtù della sua forza di volontà, in virtù del suo equilibrio e stabilità, frutto del rispetto delle regole disposte dal suo mentore, il cavaliere della bilancia, maestro ma anche superiore gerarchico. Il power ranger verde infine è quello che può all'inizio operare dalla parte sbagliata, in virtù dell'onore militare, in ragione della coscienza, magari mal riposta, di essere subordinato per un ideale più grande, un distorto codice del samurai. Interessante che spesso il Power Ranger verde, una volta che passi dal lato giusto della barricata, possa cambiare colore e diventare bianco, segno di una ritrovata purezza. In Gundam verde rimane il colore degli Zaku Gera Zulu di Zion, così come della nave Garacies (e pertanto possiamo fare lo stesso ragionamento del Gundam Bianco che colora anche l'animo dell'eroe pilota Banagher). Verde militare anche la divisa del sottotenente Daguza Mackle, ovviamente. In questo episodio i riflettori sono accesi sui militari: Marida Cruz, Zinnerman e Gilboa Sant dal lato Zion, il sottotenente Daguza Mackle per gli Ecoas della Federazione Terrestre. Schieramenti, vissuti in modo diverso ma similare, che diviene nel contempo la loro ragione di vita. Non dei pazzi esaltati, ma critici sul senso sul valore vita-delle vite. Qualche spiraglio sulle ragioni che hanno portato alla divisione dei due schieramenti arrivano, ci vengono date in “campo neutrale”, da un dialogo tra Banagher e il dottore di bordo, il cuore di questo episodio.
Un sofisma pretestuoso volto alla creazione di umani potenziati. Nel semi-serio post Gundam for Dummies cercavo malamente di descrivervi lo zionismo, nel vol.3 di Gundam Unicorn il tutto è spiegato in poche e sostanziali parole, per i dettagli vi rimando comunque a quel post.
Il merito di tale sublime descrizione va dato tanto all'opera dello sceneggiatore quanto alla indiscussa bravura dell'adattatore italiano. E' un aspetto che nei precedenti riconosco di non aver giustamente valorizzato, devo rimediare e questa è la sede migliore. L'adattamento italiano di quest'opera, a cura di Dynit, rappresentava una sfida non da poco, di pari se non superiore complessità dell'adattamento di Evangelion (di cui parleremo prima o poi), sfida vinta e con lode grazie all'indiscusso valore di persone che sono nel campo da sempre, persone appassionate del loro lavoro, curiose e competenti nel confezionare un prodotto che non teme paragoni con altre offerte internazionali. Ogni tanto l'ho detto, qui lo ripeto, andate sul sito Dynit, andate sul mini-sito dedicato a Gundam Unicorn, troverete uno dei lavori più completi e affascinanti per la descrizione di questo universo narrativo, qualcosa di oggettivamente bello in quanto Gundam è un'opera che vive, respira di tali dettagli. La visione degli episodi è solo un tassello del godimento che l'opera può irradiare, quello che “c'è dietro” è uno spettacolo altrettanto affascinante.
La filosofia in Gundam è più fica di qualsiasi scontro con spade spaziali. Eccone la dimostrazione. Il dottor Hasan ha in cura Marida Cruz, sconfitta in un recente combattimento contro lo Unicorn. Banagher è in visita, ha un profondo legame con il pilota del 4 ali, ha riconosciuto Marida come suo nemico solo da poco, non accettando di sottostare a questa stretta definizione. Hasan descrive Marida come un umano potenziato, un clone. Full Frontal lo sa da sempre, sa che il vero nome di Marida è un codice-prodotto, Pole 12; Zinnerman non ha mai dato peso alla cosa, ha invece sempre visto Marida come una figlia (Zinnerman è un personaggio straordinario e sfaccettato, si è accennato poco per ora al suo carattere, ne riparleremo nel vol.4, dove la sceneggiatura lascia molto spazio a questo character), per Banagher è la persona che più gli somiglia, dopo Mineva, un'anima gemella. Banagher si interroga sul perché sia possibile per l'uomo spingersi fino alla creazione di umani artificiali. Il Dr Hasan, risponde che alla base della creazione degli esseri umani artificiali c'è un sofisma pretestuoso, frutto della dottrina di Zion, o zionista, la cosiddetta ideologia new type. Ossia la convinzione che gli uomini, una volta che (abbandonata la terra) vivranno tutti nello spazio,(evolvendo in new type) potranno comprendersi senza più malintesi. Banagher risponde al medico: se fosse così, non si creerebbero più le premesse per l'esplosione di un conflitto. Allora il medico: (per gli zionisti) alla base dei conflitti c'è il fatto che l'umanità non riesca ancora a varcare la soglia di una nuova evoluzione. Se esistesse davvero la possibilità di diventare dei new type, gli studi sugli umani potenziati dovrebbero essere ammessi, perché se dovessimo confidare sul ritmo naturale dell'evoluzione, l'uomo si autodistruggerebbe prima di progredire. Banagher risponde: è un punto di vista deprimente. Il medico quindi: ecco perché dobbiamo imparare a comprenderci con tutti i mezzi a nostra disposizione. Ecco la magmatica materia filosofica alla base di Gundam. Non vi è una posizione giusta, in quanto entrambi le tesi sono accettabili e nel contempo limitate. Vedendo il punto di vista delle colonie sotto l'egida di Zion, l'evoluzione è una urgenza storica. Le colonie sono vessate dalla Terra, se non arrivano risorse le colonie muoiono, le colonie devono produrre ed esportare necessariamente alla Terra. Le cose peggiorano negli anni, la Terra invia sempre meno e richiede sempre di più. Gli spazianoidi sono sempre più deboli e la Terra sempre più forte, se le cose non cambiano gli spazianoidi moriranno o saranno così stremati da poter essere schiacciati dalla Terra in un nanosecondo. Però c'è l'evoluzione in new type. I new type non sono solo la fase più evoluta e sensibile del genere umano, sono anche per i loro riflessi le migliori macchine da guerra sul mercato. Solo che ce ne sono troppo pochi, non arriverebbero a esserci abbastanza new type naturali per permettere alle colonie di rovesciare la Terra, bisogna fare ricorso ai potenziati, creare le condizioni per affrettare i tempi. Necessariamente bisogna soffermarsi su un aspetto non secondario dell'ideologia zionista: non si vuole la morte dei terrestri, si vuole l'evoluzione di tutti in new type. Per questo Zion cerca in più fasi del conflitto bellico di far cadere delle colonie, magari disabitate, sulla Terra, magari in posti isolati come l'oceano. Conseguentemente alla caduta di una colonia (o di un asteroide artificiale come ha cercato di fare nel recente Char nel film Il contrattacco di Char, che narra eventi di poco prima a Gundam Unicorn) la Terra diverrebbe non più vivibile e i terrestri potrebbero senza problemi essere accolti su altre colonie. Dal punto di vista politico: fine tasse, fine abusi, democrazia effettiva, ogni colonia padrona di se stessa. Dal punto di vista dell'evoluzione: termine di qualsiasi conflitto, i new type si comprenderebbero a vicenda, patendo del dolore altrui e pertanto non sarebbero in grado di nuocere gli uni agli altri. Quindi: la creazione di cloni potenziati new type è necessaria, anche se è una brutta cosa. Dal punto di vista terrestre c'è la volontà, di alcune anime candide, di non recare danno ad alcuno, di trovare la via del dialogo, il pacifismo, il salvare più vite possibili. Ma tale volontà si scontra con una classe politica corrotta e totalitaria, che affama le colonie temendo di perdere la supremazia, temendo di essere rottamata dai new type: evoluzione come perdita di potere. Un'ipocrisia, quindi, tipicamente “umana”. Dal punto di vista politico: teniamo il potere, schiacciamo le colonie. Dal punto di vista dell'evoluzione: cerchiamo di essere le persone migliori che possiamo, cerchiamo di trasmettere buoni valori ai nostri figli, cerchiamo di essere ricordati come buone persone. Non ci evolveremo in new type, ma se riusciremo a convivere al meglio gli uni con gli altri il mondo sarà un posto sempre migliore. Quindi: teniamo duro e facciamo in modo che nessuno si faccia del male. Pur accettando il fatto che affamare le colonie sia davvero una idea da stronzi.
Ecco quindi un paio di argomentini con cui trastullarvi. Si può essere liberi (come le colonie dalla Terra) senza dover accettare dei compromessi (fare una guerra, creare mostri)?
Marida Cruz- Pole 12: è una creatura potenziata artificialmente per essere assimilabile ad un new type. Pertanto possiede similari capacità psichiche. A garanzia del loro “funzionamento” questi soggetti subiscono una manipolazione cerebrale in virtù della quale un soggetto, denominato “master” può impartirgli incarichi che loro eseguiranno senza battere ciglio. Una sorta di schiavi quindi. Pecato che il “master” di Marida sia Zinnerman, che lui la tratti con tutto l'affetto e l'umanità che si confà a un padre che protegge la figlia. Abbiamo imparato poco a poco a conoscerla, un misto di determinazione e onore volto alla difesa di Mineva, alla protezione del Zinnerman e all'equipaggio della Garacines. Qui la vediamo prigioniera, proprio come lo era stato Banagher nel secondo film, della fazione opposta. Decisamente non trattata con la magnanimità che Zion aveva riservato a Banagher. Molto bello il momento in cui Banagher smette di essere vittima del destroy mode dell'Unicorn, il momento in cui “sente” la voce di Marida e il suo spirito letteralmente gli viene incontro, nudo-privo di difese-privo degli aculei-corazza del porcospino, con quella soggettiva a mani tese che ormai è uno dei marchi narrativi della serie. Significativo il dialogo con Banagher in cui spega il suo essere militare-guerriero: sono una creatura artificiale, combatto i nemici del mio master. Un padrone sì, ma molto più simile ad un padre che a uno sfruttatore, un legame che probabilmente va oltre al lavaggio del cervello, affetto sincero. Tuttavia vede in Banagher qualcosa di diverso, la possibilità di scegliere, la capacità dimostrata quando ha avuto la meglio della furia dell'Unicorn nel destroy mode, bloccando il cosiddetto flusso invertito dello psyconium, quando ha salvato la vita a Marida. Marida dice a Banagher che questo è il suo “principio fondante”, la capacità critica di fare obiezioni, di conservare la sua individualità restando così un uomo e non il bullone di una macchina. Combattere per Marida è combattere per il proprio padre, per la sua famiglia, per le colonie oppresse.
Daguza Mackle: Daguza è un Ecoas, si direbbe il poliziotto buono in un mondo corrotto. In questo rispecchia la guerra solitaria della Londo Bell, corpo creato da Amuro per porsi come garante della legge, pur essendovi necessariamente slegato, al di sopra, per non subirne la corruzione dominante. Una lotta contro i mulini a vento, quella di questi corpi speciali. La federazione non è sana e non lo è forse mai stata, per evitare il peggio bisogna agire di sottigliezza, prevenire le azioni dei politicanti e degli imprenditori senza scrupoli come Roberto Vist, agire d'astuzia per prevenire le minacce di nemici potenti quanto invisibili come Full Frontal. Daguza è sinonimo di tutto questo, lo si è visto prodigarsi in tutto questo finora. A ciò si aggiunge un profondo rispetto e stima per Banagher, cui diventa in questo terzo episodio la terza figura di riferimento. Nel primo film era Cardeas Vist, nel secondo Full Frontal, ora è il turno di Daguza. Il primo ha insegnato a Banagher a sopportare il peso del destino per salvare il futuro, il secondo gli ha insegnato a guardare il nemico come un suo simile, prospettandogli di non essere un estraneo tra i suoi simili, ma semplicemente appartenere alla fazione sbagliata. Daguza insegna invece a Banagher l'importanza di saper scegliere per il meglio, che non ci si può fermare e guardare cosa succede, bisogna schierarsi ed è una questione di cuore e nient'altro. E il cuore è volto alla protezione, alla difesa delle persone che ci circondano. Un esempio alto di altruismo quello di Daguza. Anche per Daguza torna la metafora dell'ingranaggio di una macchina, la parte di un tutto che agisce per un fine coordinato e superiore. Quello che differisce rispetto a Marida è che Daguza accetta, umilmente, questo ruolo come necessario e giusto, non è un semplice ingranaggio che agisce a comando, non è uno schiavo. Combattere per Daguza è proteggere, preservare il futuro. Una strada triste e difficile fino all'estremo, ma una strada giusta che ha un senso intraprendere.
Full Frontal: in questo episodio è silenzioso, ma è il burattinaio che guida tutti gli attori. Quando Banagher fugge da Palau e capita casualmente davanti allo Unicorn sembra il classico “caccheccaso”, magari di newtypiana categoria, quando invece si vede che è tutto organizzato da Frontal è confortante, subdolo ma geniale. Frontal infatti vuole provocare il destroy Mode, permette la fuga silenziosa del mobile suit bianco, fa agire il Sinanju silenzioso come un ninja e noi godiamo di ciò. Per il piano non si fa scrupoli di sacrificare Marida, di tenere all'oscuro l'esercito di Zion. Ma come sempre il tutto risulta altamente studiato, pianificato, chirurgicamente necessario, anche perché finalmente oggi possiamo intuire, alla luce di questo terzo episodio qualcosa di più sul misterioso scrigno di Laplace: per il piccolo nuovo mondo spaziale dei new type lo scrigno è l'equivalente della bomba atomica, può portare alla fine di tutto. Non sono ammessi errori o esitazioni. Nel combattimento su Laplace, Daguza colpisce con un missile il viso del Sinanju. L'elmo si frolla e appare un viso metallico che appare come diretta citazione del T800 di Schwarzeneggeriana memoria: per un attimo Char-Frontal appare dunque come una macchina, pura coscienza distruttiva. Spaventoso e sublime. Un altro riferimento al fatto che Frontal sia effettivamente Char. Quando il 4 ali è nelle mani della federazione viene esaminato il suo “psycho frame”, ossia il cockpit o cabina di guida del pilota. Guardatene la forma e il colore, ha qualcosa di molto familiare, non fosse che su dvd e blu ray lo avete già visto quel cockpit, in quanto è presente nella prima scena del trailer del Contrattacco di Char. É senza dubbio (o almeno a me fa questo effetto) lo psycho frame dello Zasabi, l'imponente mobile suit che Char usa contro Amuro nel loro ultimo combattimento, prima di venire entrambi dichiarati missing in action. Forse Char si è salvato, forse (e tutti lo speriamo) anche Amuro.
Lo scrigno di Laplace: Il Gundam Unicorn ci è stato detto che rappresenti la “chiave dello scrigno”, lo scrigno si trova sul relitto di Laplace. Un luogo in cui si va in gita con la scuola, come ci riporta il comandante Otto Mitas, Latitudine 0, Longitudine 0, a quota 200 km. Torniamo quindi alla primissima immagine di Gundam Unicorn, anno zero dell'era spaziale, quando un giovane Syam Vist fa saltare la residenza spaziale del primo presidente del governo federale terrestre Ricardo Marcenas, dando quindi inizio con un bagno di sangue alla cosiddetta era spaziale. Sappiamo ancora poco di quello che è successo di lì a poco, cosa Syam, all'epoca così simile a Banagher, abbia visto e come questo gli abbia cambiato la vita. Ora Daguza getta un'ombra su questo avvenimento, un'ombra che di colpo inizia a far combaciare alcuni pezzi del puzzle. L'attentato molto probabilmente è stato opera della stessa Federazione. Il mondo era al collasso, la migrazione spaziale sempre più necessaria. Per garantire che tutto andasse per il verso giusto occorreva che nascesse una Federazione forte, un dio spietato che avrebbe sedato sul nascere le rivolte, che avrebbe gestito tutto in modo ordinato e preciso. Con la distruzione di Laplace era stato creato il più formidabile pretesto possibile per dare inizio a una guerra contro ogni tipo di sovversione, si era radicata la forza centralista della Federazione. Come è entrato Syam in contatto con lo Scrigno? Come ha fatto a creare un impero su Industrial 7? Di fatto Syam Vist non vive al di là della Federazione e la sua Vist Fundation, oltre ad avere rapporti che paiono profondi con la Anaheim Electronics (gli stessi fondatori?) si dice essere in possesso di un'arma in grado di risolvere il conflitto. Una tecnologia non ancora del tutto chiara, sulle cui origini ancora non disponiamo di dati, ma il cui primo effetto, in relazione al dispositivo NTD dello Unicorn, sembra di fatto finalizzato alla caccia e allo sterminio dei New Type. Una bomba atomica dicevamo, sulla quale Full Frontal non vuole e non può soprassedere. Esistono alcune cose che però non sono del tutto chiare, lo scrigno probabilmente non è solo questo. Noi però non lo sappiamo ancora, possiamo solo intuire qualcosa. É grazie ai suoi poteri di new type o è grazie allo Unicorn che ora Banagher riesce a sentire le voci dei morti?
I duelli: 4 ali vs unicorn. Sinanju vs Unicorn. La serie non ha mai lesinato in fatto di scontri spaziali spettacolari e dettagliati. Anche se questo episodio è più riflessivo degli altri le botte, come si diceva, non mancano. Entrambi i duelli sono galattici, ma è assolutamente imprescindibile lo scontro tra un Banagher distrutto e adirato contro un Full Frontal attendista e quanto mai cauto. Un capovolgimento di prospettiva spiazzante. Lo Unicorn mette davvero i brividi in relazione alla sua forza bruta.
SPOILER, SPOILER, SPOILER, SPOILER, ANCORA SPOILER E SEMPRE SPOILER NON LEGGERE O SPOILER, GUARDA CHE E' SPOILER, ESTREMAMENTE SPOILER.
Talko

mercoledì 30 gennaio 2013

Metal Gear Revengeance


La demo


“Snake, sono il colonnello”
“Sì, c@##0 abbiamo fatto il briefing ieri sera e mi hai chiamato 3 minuti fa. Puoi farmi il sacrosanto piacere di lasciarmi in pace tre secondi? Sono in territorio ostile!”
“Snake, ho qui come consulente tattico tua nonna”
“E chissenefrega! Mi stai distraendo e rompendo le palle, questo è un videogioco! Non puoi chiamarmi ogni sei secondi! E poi è una forzatura di trama, non mi pare che io possa avere una nonna...”
“Ciao cucciolo, hai messo il golfino, quello verde con il paperotto?”
“Ciao nonna. No, non ho il paperotto... passami il colonnello!”
“Dimmi Snake! Ti ricordo che per girare una maniglia devi...”
“Basta! Mi leggo il libretto di istruzioni se devo girare una maniglia! Con te faccio solo conversazioni inutili! Basta! Basta!”
“Snake sono Otacon..”
“Ecco! Lo sapevo... e io mi ricordo chiaramente di NON averti salvato quella volta, preferendo (giustamente) salvare una gnocca. Non è possibile che stia parlando con te!”
“Parli con me perchè lo ha deciso Kojima. E nel prossimo videogame ha deciso di darti pure proplemi di prostata, dovrai sederti ogni 3 minuti per non collassare. E comunque questo non è il tuo gioco, è il gioco di Raiden!”
“Ma se quello non se lo fila nessuno! Perché buttare così tempo e soldi?”
“Nuova strategia commerciale. Fatti da parte. Questo è Re-vengence! Cioè la ri-ri-vendetta di Raiden!”.
3440 Mb, una notte di caricamento dal psn con la mia connessione che implorava pietà. Risultato, una ventina di minuti di gioco, filmati compresi. Tuttavia è tempo ben speso per dare un primo morso a questa strana co-produzione Platinum- Kojima – Konami, soprattutto alla luce del fatto che quanto contenuto in 3giga e mezzo di demo è decisamente pregevole. L'impatto grafico è decisamente elevato. Un mare di dettagli e grafica da urlo. Poche palle, esteticamente questo titolo spacca di brutto: riflessi, acqua, profondità visiva, combinazione tra filmati e grafica in-game, Revengence offre nell'attuale generazione qualcosa che si è visto solo in pochi casi. I filmati più che Metal Gear mi hanno ricordato Vanquish, il che non è necessariamente un difetto ma mi ha dato l'impressione di trovarmi più in ambito ludico che filmico. Del resto anche se si tratta di spin off la mente vola sempre e comunque al classico Metal Gear, l'aria che si respira è indubbiamente quella. Presi i comandi di Raiden bisogna in qualche modo “tornare con i piedi per terra”, cotanta bellezza grafica e paesaggistica è fortemente vincolata dai limiti della mappa di gioco che vedete nel riquadro in alto a destra. Una mappa che dove prevede ci sia un muro non vi fa procedere oltre, anche se graficamente sembrerebbe possibile, magari con un salto, superare quelle rocce e procedere liberamente all'esplorazione del paesaggio circostante. Tali limitazioni indubbiamente aiutano a caricare di dettagli il “territorio di gioco” e sono pure compatibili con l'impostazione da sempre utilizzata in tutti i Metal Gear (mappa e puntini a indicare i nemici), ma almeno all'inizio fanno storcere il naso. Dalla mappa passiamo alla mobilità del personaggio e alle sue doti belliche. E qui ci siamo, alla grande. Possono essere usate varie armi, ma mentre per le pistole e bombe vi è un approccio abbastanza canonico, la katana ha regole e peculiarità così accentuate da farne il fulcro del combat system. Raiden con katana in pugno si muove con rapidità ed è in grado di eseguire una caterva di combo, su base di colpi potenti o veloci, sia a terra che aeree, con piccoli quick time event per certe esecuzioni che riportano alla memoria God of War. Tenendo premuto il dorsale sinistro basso è possibile pure entrare nella modalità affetta-affetta: l'azione si rallenta e avendo un nemico a portala di tiro, mentre con l'analogico destro è possibile scegliere liberamente con che “taglio” colpirlo, premendo il tasto attacco si possono infliggere un numero spropositato di fendenti che letteralmente faranno a pezzi il nemico in un delirio splatter-manga. 
Un'altra interessante componente del gameplay è la parata. Abituati al classico tasto “para”? Scordatevelo! La parata si effettua combinano il tasto d'attacco quadrato e lo stick analogico destro. Non è quindi una posizione, ma un “colpo di parata”: utile per far partire una contromossa, ma abbastanza complesso da utilizzare, poiché utile solo in riferimento ad una anticipazione fulminea del colpo avversario. Dopo una serie di morti ingloriose, soprattutto contro il nemico di fine-demo, inizierete a capire le regole della parata e a trovare una certa soddisfazione nel padroneggiarla. Reparto nemici: qui ci troviamo dalle parti di Metal Gear, per avanzare dovremo comprendere i percorsi delle ronde e magari agire furtivamente per cogliere qualcuno alle spalle. Nel caso venissimo scoperti, parte il classico timer per “nascondersi”, scelta però non praticabile nella demo, laddove verrete in un lampo circondati e stecchiti. Vista la componente stealth, in effetti manca il fatto di potersi nascondere dietro ai muri o rannicchiarsi per terra (forse perché è la demo?), ma agire furtivamente è comunque fattibile. Circa il combattimento, non è che i nemici siano poi dei fulmini: la tattica base adottata è scagliarsi contro di voi come dei prosciutti anche se impugnano una pistola. Tuttavia hanno dei guizzi: a volte si defilano, a volte lanciano delle granate. Una migliore analisi del loro comportamento richiede per forza di avere tra le mani il prodotto finito.
In conclusione. Grafica stratosferica, sonoro da paura, modellazione poligonale e apparato artistico tutto da urlo. Un ottimo e duttile combat system che promette di appassionare molto chi si voglia dedicare, ma potrebbe forse essere ostico per chi non vuole perdere troppo tempo a padroneggiarlo. Circa la fase esplorativa-movimenti per ora sono un po' dubbioso, vi farà sapere quando avrò tra le mani il prodotto finito.
Per ora questo è quanto. 
Talk0

martedì 29 gennaio 2013

G.I. Joe 2: Retaliation


Ma quando cavolo vogliono farlo uscire?

Sapete quanto costa un'inserzione pubblicitaria all'interno del Super Bowl? Una pazzia. Solo chi è certo di ricavare dalla sua pellicola-prodotto un fantastiliardo di dollari decide di investire in quella che è la più potente e più costosa pubblicità di sempre. La Paramount l'ha fatto. Ha salutato una montagna di dollari pari al tinello del deposito di Paperone per guadagnare uno spazio utile a inserire il trailer del secondo capitolo di G.I. Joe, in uscita nel 2012. Pellicola molto attesa anche per i nomi coinvolti, nuovi rispetto alla prima pellicola e molto attesi: The Rock e Bruce Willis. Ma perché introdurre queste due star?
Sienna Miller nel primo G.i: Joe
Passo indietro. Stephen Sommers, regista del primo G.I. Joe, era un nome su cui la Paramount puntava molto. Dopo il divertente "Il libro della giungla" con Jason Scott Lee e "Deep Rising", aveva diretto con un mega-budget il gradevolissimo "La Mummia" e il simpatico "La Mummia – il ritorno". Film esagerati e smargiassi, dei carrozzoni stracolmi di effetti speciali. Poi decideva di dirigere "Van Helsing" con Hugh Jackman, esagerando troppo nella formula e confezionando un film che al di là di una messa in scena faraonica, con effetti speciali favolosi, risultava nell'insieme poco equilibrato (io do la colpa a Hugh Jackman, che qui mi ha convinto pochissimo, sprecando un ottimo background).
Rachel Nichols sempre nel primo G.I. Joe
Diciamo che non c'è stato un "Van Helsing 2", anche se io magari sarei pure andato a vederlo. A Sommers veniva quindi affidato "G.I. Joe", il film che avrebbe mandato nella stratosfera Channing Tatum , nel ruolo di Duke, come "La Mummia" aveva fatto conoscere Brendan Fraser. Peccato che il secondo sia un bravissimo attore, in grado di essere convincente in ogni ruolo, mentre il primo, distintosi per "Dear John" tratto dal romanzo di Nicholas Sparks, sia per lo più un bamboccione palestrato con l'espressività di un bue facciatosta (Australia Cit.). Oltre al ragazzotto, affiancato ad una spalla di colore interpretata da Marlon Wayans (sì, dei Wayans Brothers, baluardi della garbata e altolocata comicità americana), il cast di G.I. Joe presentava tre elementi che da soli conferirebbero il successo assicurato a ogni opera: grandi esperti di arti marziali, gnocche favolose, grandi attori. Sul primo versante si segnalavano a interpretare Snake Eyes il mitico Ray Park e Byung-hun Lee a vestire Storm Shadow. Wow, i combattimenti ninja più belli del mondo. Sul fronte gnocca, la bellissima Rachel Nichols nel ruolo di Scarlet e una ultra-affascinante e bravissima Sienna Miller a impersonare la Baronessa Cobra. Grandi attori? 
Abbiamo Christopher Eccleston, Joseph Gordon Levitt, Jonathan Pryce e Dennis Quaid, oltre al gigione e da me amato alla follia Arnold Vosloo. Dimostrando che i veri amici non si abbandonano, il regista per un cameo invitava pure Brendan Fraser, che entrava in scena su un quad, diceva una battuta e scompariva. Sommers alla regia dimostrava poi una grande sensibilità per il mondo dei Joe, un forte rispetto per la materia di base in coerenza con il target di riferimento: i bambini (ricordate che alla fine di ogni episodio, in cui non moriva quasi mai nessuno, i G.I. Joe si rivolgevano ai bambini con ottimi consigli tipo: “mangiate le carote”, “ricordatevi di lavare i denti”, “se c'è gas aprite la finestra”, “votate repubblicano”?). Molti ambienti richiamavano direttamente ai giocattoli, come la base dei Joe, i veicoli, la gerarchia dei cobra. Il risultato, merito anche di uno sforzo produttivo forte e di un ottimo comparto tecnico, faceva in modo che l'intera messa in scena, frenetica e divertente, sembrava presa di peso dai cartoni animati, soprattutto la lunga e convincente parte finale. Come andò al botteghino? Un bagno di sangue. Anche un po' ingiustificato, considerando che a tavolino tutto era perfetto. In home video le cose andarono decisamente meglio, il brand si considerò recuperabile, si mise in cantiere un sequel.
Sommers viene defenestrato, si sceglie il sicuramente più economico ma talentuoso (?) Jon M. Chu, l'uomo dietro a Step up 2, Step up 3 e responsabile di questa....”cosa”... di cui il trailer sottostante


dopo questa performance Jon M.Chu era sicuramente l'uomo adatto a dirigere i G.I.Joe...
Adrianne Palicki, la gnocca di G.I. Joe 2
Vengono chiamati dei pezzi grossi, attori di peso come Bruce Willis e The Rock. Viene aggiunto anche Walton Goggings, uno dei bravissimi attori di The Shield. Riconfermati Tatum, Ray Park, Byung-hun Lee, Eccleston, Vosloo e... basta!! Una strage! Possibile che abbiano rinunciato a Sienna Miller, uno dei personaggi chiave della serie? Possibile che abbiano scordato di richiamare Marlon Wayans e la Nichols? Mi chiedo soprattutto come faranno poi a giustificare l'assenza di Quaid e, soprattutto di Joseph Gordon Levitt. Insomma, come fai a fare un sequel quando butti via due terzi del cast, personaggi principali compresi? È di fatto un nuovo film. Ci sarà forse l'intenzione di recuperare il vecchio cast in una terza pellicola? La cosa mi pare un po' difficile considerando i ruoli di certi personaggi tagliati. Peraltro pure Tatum, che interpretava nella prima pellicola il personaggio principale, c'è ma è assente dalle locandine, segno che il suo character è stato relegato ad un ruolo secondario. Che diavolo di film è stato prodotto? Al Super Ball 2012 di fatto esce un trailer di G.I. Joe 2, così concepito. La cosa esalta ma fa sorgere i dubbi di cui sopra.
Quanto segue sono ricostruzioni che vengono da varie fonti, sulla cui attendibilità non metterei la mano sul fuoco in quanto voci di corridoio di voci di corridoio. Pare che G.I. Joe 2 dovesse uscire a maggio dell'anno scorso, ma ci siano stati grossi problemi con i test sugli spettatori. Roba da sbocco. Un altro motivo per scegliere di rimandare la pellicola può essere pure che all'epoca prescelta nelle sale c'era già un film di Tatum, quel Magic Mike che ha portato millemila donne vogliose nelle sale. Probabilmente si voleva evitare che mamme degenere portassero al cinema i pargoli a vedere Magic Mike con la scusa “stiamo andando a vedere i G.I. Joe, come volevi tu!”. La cosa mi appare un po' surreale, ma la major deve aversi pensato... magari vedere Tatum nel trailer dei G.I. Joe e poi a chiappe al vento nel trailer di Magic Mike poteva compromettere l'infanzia di qualche bambino, facendo scaturire associazioni tipo: film che riproduce i miei giocattoli = omaccioni in perizoma... fatto sta che G.I. Joe viene rimandato, con la scusa di ri-girare tutto in 3d, quando si era deciso in origine di girare tutto in 2d per ridurre i costi. Sembra siano state girate anche scene ex-novo, alcuni parlano di una poderosa ri-scrittura di tutto il materiale. Tutto ciò non possiamo saperlo fino a che la pellicola non sarà nelle sale, ma sicuramente anche dopo dei dubbi rimarranno. Stiamo andando a vedere un bel film o una porcata rimaneggiata mille volte? La nuova data d'uscita della pellicola è fine marzo 2013 in America. Un bel trailer? Un bel trailer...


Bah, non so che dire se non il classico: “Vi faremo sapere...” a me pare comunque una figata spaziale, ma faccio poco testo...
Talk0

lunedì 28 gennaio 2013

Berserk – L'epoca d'oro: l'uovo del re dominatore



Ritorna Berserk e la mitica Golden Age, narrate per l'occasione in una sontuosa trilogia cinematografica curata dallo studio 4°C. Come è venuto il primo film?
In un mondo fantasy medioevale, Gatsu vive come un solitario mercenario, fornendo i suoi servigi di battaglia in battaglia. Nonostante la giovane età, si fa già rispettare e temere per la sua forte determinazione, un istinto omicida-suicida che lo spinge a gettarsi a testa bassa in qualsiasi combattimento, sicuro che la sua spada avrà la meglio su ogni nemico. Il nome dell'opera deriva da questo tipo di atteggiamento, tipico dei Berserk, che storicamente erano potenti soldati nordici che sotto l'influsso di strane sostanze (un misto di red bull con degli acidi) si potenziavano, perdendo ogni controllo e memoria di quello che stavano facendo e regredendo così a uno stadio ferale. Autentici e pericolosi tornado-umani-frantuma-ossa volti alla completa distruzione di tutto e tutti, alleati compresi. Sì, quasi pericolosi quanto Chuck Norris... Se volete leggere qualcosa di simile vi consiglio l'ottimo Wolfskin di Warren Ellis (autore culto di cui mi pare qua e là di avervi già parlato, edito da Panini nella collana 100% panini comics e reperibile in fumetteria in un primo volume, con una storia in 3 parti autoconclusiva. 
Gatsu non è tanto fuori di testa comunque, è un ragazzo che combatte perché non sa fare altro, la vita non gli ha insegnato altro e sarebbe meglio finirla il prima possibile, magari però portando nella fossa un migliaio di altri sfigati come lui. Grifith lo nota, ammira il suo spirito indomito. Lo vuole fare entrare nella squadra dei Falchi, di cui è il comandante, ma Gatsu rifiuta, vuole restare un uomo libero, ha già provato ad essere uno schiavo. Solo che Grifith lo sfida a duello e Gatsu perde: da quel momento Gastu sarà “suo”. La cosa ha indubbiamente dei vantaggi, ma sono alle porte risvolti inquietanti. Il mondo si fa via via più strano, ci sono per Gatsu fenomeni che non si riescono a spiegare, come il ciondolo rosso che Grifith porta la collo...
Berserk è una delle più affascinanti saghe a fumetti fantasy di sempre. L'arco narrativo definito Golden Age o Epoca d'Oro è il cuore pulsante di tutta l'opera, il motore degli eventi, il picco massimo per fan ed esperti. Nel 1997 era già stato narrato in una serie di 24 puntate, una serie ben fatta ma che no riusciva a pieno a riprodurre l'atmosfera dell'opera su carta. Berserk nella Golden Age si svolge su sterminati campi di battaglia e ogni vignetta è piena di centinaia di dettagli e personaggi. Per rendere esattamente tale atmosfera serviva necessariamente un budget sconfinato o in alternativa un significativo upgrade tecnologico. Oggi si può fare e Studio 4°C, autore di questa opera, utilizza una tecnica non dissimile da quella utilizzata dal Signore degli Anelli di Peter Jackson: attraverso potenti elaboratori vengono ricreate migliaia e migliaia di comparse digitali. 
La colorazione delle suddette avviene in cell-shading, tecnica che conferisce all'animazione tridimensionale delle qualità similari a un cartone animato disegnato a mano e si utilizza la stessa tecnica anche per animare tutto il resto del mondo di Berserk, dai paesaggi ai protagonisti, alternando sapientemente l'uso della computer grafica alla tradizionale animazione bidimensionale laddove si necessita di una maggiore espressività “recitativa”. Anche la colorazione avviene digitalmente, utilizzando una gamma di colori molto vasta e sbrilluccicosa. Un gioiello visivo che a colpo d'occhio risulta quasi disarmante, non sembra neanche di vedere un anime, ma un arazzo in movimento. Roba da sindrome di Stendahl. Ricordo di avere già visto utilizzare una tecnica similare in Freedon della Sunrise e di esserne rimasto folgorato (la trovate in dvd by Dynit, è un'opera di fantascienza cui ha partecipato Otomo pagata da una nota casa di ramen istantaneo... ne riparleremo..). Posso però comprendere che, nonostante la mia così sbandierata ammirazione, tale tecnica di animazione debba essere accettata e digerita da molti amanti dell'animazione tradizionale. La computer grafica in cell-shading infatti “mima” l'animazione tradizionale, ma è comunque computer grafica che pur sotto a splendidi dettagli, ombreggiature progressive e riverberi dei metalli, presenta dei limiti: movimenti un po' artificiosi, velocità d'azione un po' strana. È questione di abituarsi un attimo e per certi versi mi ha ricordato quando ho visto per la prima volta Beowolf di Zemeckis: mi soffermavo sulle criticità della tecnica, sulle cose più marginali, detestavo quei brutti cavalli plasticosi che manco li avrebbe voluti la Barbie. Solo dopo due o tre visioni, avvenute nell'arco quasi di 3 anni, avevo l'occhio abituato-rassegnato e il film è riuscito a conquistarmi, rimanendo stabilmente tra le mie visioni abituali. Ora, Berserk non è così “spiazzante”, ma posso capire che per farselo piacere occorra una seconda visione e che ad alcuni tale tecnica proprio non potrà mai piacere. A me piace comunque un casino e mi pare si sia capito; tecnica a parte la regia è davvero ben curata, molto veloce o calma e riflessiva ove serva. L'inquadratura riprende e amplifica la sensazione della ripresa a mano, il quadro si riempie spesso di sangue e l'inquadratura “sballa” in ragione di colpi particolarmente violenti inferti come dell'incedere di una torma di cavalieri in armi. Uno sballo. 
La colonna sonora è fenomenale, dotata di brani orchestrati maestosi e di una splendida sigla di testa, in grado addirittura di far venire i brividi ai fan di Berserk per alcuni dettagli particolari che vengono presentati. Il doppiaggio italiano è davvero di livello, su tutti spicca il mitico Romano Malaspina, voce di Lord Albert in Giant Robo e, soprattutto, Actarus in Goldrake. Fa un po' specie vedere il trailer in italiano del secondo episodio della trilogia. Romano Malaspina dice una frase che la prima volta che l'ho sentita ho inteso “dobbiamo distruggere Goldrake”!!!!!! Giuro!!! In effetti la frase è molto simile a quella che ho frainteso...Yamato Video ha svolto un ottimo lavoro di doppiaggio e il blu ray risulta davvero curato, esente da ogni tipo di errore o compressione, un prodotto di altissimo livello, un gioiello da collezionare. E ora a quando il numero 2? Sono già in spasmodica attesa. 
Talk0

domenica 27 gennaio 2013

Il cacciatore di giganti


 Jack the giant slayer


Bryan Singer, il tizio degli X-men, dirige. Il lanciatissimo Nicholas Hoult che già abbiamo intravisto in Warm Bodies ne sarà il protagonista (il 2013 è decisamente il "suo" anno, ma il 2012 doveva essere l'anno di Taylor Kitsch, bravo ma sfortunatissimo ai box office) insieme al recentemente un po' in ombra Ewan McGregor. Ci troviamo davanti alla nuova reinterpretazione di una favola, al secolo Jack e l'albero dei fagioli, in salsa horror-fantasy. Nel passato mi ricordo, negli anni 80, uno spaventosissimo e cupissimo Ritorno a Oz targato Disney (visto a 10 anni, a pensarci tremo ancora, dovrei rivederlo e probabilmente mi farei una grassa risata) e una versione dark di Biancaneve, anni 90, Biancaneve nella foresta nera, con Sigurney Weaver strega. Nel recente Cappuccetto rosso sangue, Biancaneve e il cacciatore (con furti clamorosi da altre opere, tra cui addirittura Princess Mononoke!!!), il nuovo Hansel e Gretel, ora Jack, l'anno prossimo Malefica, versione de La bella addormentata dal punto di vista della strega, interpretata dalla Jolie. Si può parlare a pieno titolo di un filone cinematografico ormai consolidato e non privo di fascino, in cui non viene per nulla schiacciata la componente favolistica: solo in una favola uno specchio magico potrebbe ritenere la Stewart più attraente della Theron, e comunque anche se siamo in una favola quello specchio lo porterei a revisionare.
Oggi la favola del giorno è quella della Pianta dei Fagioli, la cui morale è tipo: “se la vita è grama, prima di abbattervi considerate il mondo del porno” (dalla regia mi dicono che la morale non è esattamente questa, che precisini...), recentemente ri-narrata anche nel film del Gatto con gli Stivali della Dreamwork. Naturalmente in cima alla pianta non c'è solo una casina con Orco gigante e gallina dalle uova d'oro (ripeto, per me stiamo parlando del mondo del porno...poi fate voi..), ma un intero mondo pieno di giganti, da sempre in conflitto con gli uomini in una guerra infinita. Ottimo spunto per un delirio fantasy, carico di mille battaglie e grandiosi effetti speciali da servire rigorosamente in 3d, per maggiorare il costo del biglietto.

Non pare male, per ora. Ma per me sarebbe da denuncia tanto il parrucchiere che il costumista ingaggiati. 
Talk0

sabato 26 gennaio 2013

Star wars 7


La notizia è una vera bomba, ma pare  che questa volta non si tratti solo di una voce di corridoio. J.J. Abrams sarà il regista di Episodio 7. Dopo aver annunciato di aver rinunciato a mettersi dietro la macchina da presa della saga più famosa della storia, sembra aver cambiato idea. Manca l'ufficialità da parte della Disney, nuova mamma del marchio, ma anche Imdb lo dà ormai per assodato. Niente Fincher quindi, né Favreau, né Anderson, che comunque si è detto pronto a girare uno spin-off completamente dedicato alla gioventù di Han Solo.
In sostanza ora ci ritroveremo con un filo conduttore, il regista appunto, che per la prima volta legherà le due saghe fantascientifiche che per anni hanno diviso i fans: Star Trek e appunto Star Wars. Questo comporterà qualcosa? Onestamente non credo; l'unica cosa di cui sono certo è che le tematiche di Skywalker e compagni saranno più adulte. Niente corse con bambini al volante di mezzi da corsa o personaggi digitali stupidi e odiosi alla Jar-Jar. E forse nella scelta degli attori si eviteranno scelte assurse modello Christensen. Per il cast è ancora presto, anche se pare che Ford sarà quasi certamente dei nostri...
Gianluca

venerdì 25 gennaio 2013

Hannibal Serie tv


Hannibal Lecter e... Gillian Anderson!!!
Gina Torres
Gillian Anderson, l'agente Scully di X-files, dea dei nerd incontrastata per anni e anni. Custodisco in uno scrigno difeso da un drago una vhs originale di x-files autografata personalmente da lei presso Ricordi, a Milano, in un tempo che pare quantomai passato (entrando nel dungeon, a sinistra ci stavano ancora le vhs e non era stato ancora scavato quella specie di regno sotterraneo che collega Ricordi alla zona libri a Burger King. C'era invece un collegamento con il vecchio McDonald's, ora chiuso... come passa il tempo). Vista dal vivo era almeno 10 volte più bella che in tv. Doveva essere suo il ruolo dell'agente Starling in Hannibal, dopo che Jodie Foster vi aveva rinunciato (forse a vedere poi Hannibal ha pure fatto bene). Invece X-files la legava contrattualmente mani e piedi (splendide mani e splendidi piedi) e quindi il ruolo ricadde su Julianne Moore con gli esiti che sappiamo (non è comunque colpa della Moore, era proprio la pellicola a non essere poi 'sta cosa...).
Così l'Eccelsa non partecipò ad Hannibal. La Divinissima peraltro dopo X-files abbandonò le scene per ben 10 anni. Spero che siano comunque bastati ad eliminare i pericolosi amanti-stalker di Dana Scully... ma non ci conterei troppo...
Laurence Fishburne
Ma ecco che oggi per uno strano gioco del destino (soldi) Gillian Anderson sarà Bedelia Du Maurier, terapista personale del dottor Lecter, interpretato qui da Mads (nomen omen) Mikkelsen. Ma chi è l'attore che sarà Hannibal? É stato Le Chiffre in Casino Royale, il cattivo che lacrimava sangue. Scelta decisamente sensata e appropriata quella di fargli interpretare Lecter. Ci sarà nel cast ovviamente anche l'antagonista di Lecter, Will Graham. Se in Manhunter era interpretato dal grande William Petersen e in Red Dragon da Edward Norton, in questa serie tv è stato chiamato Hugh Dancy, con una lunga carriera teatrale e “noto” per aver interpretato un tizio in Black Hawk Down e Galahad (cioè un altro tizio..) in King Arthur. È stato anche in Basic instinct 2– cougar power (non si chiamava così... mi pareva...), ma non si faceva la Stone attempata, anche in questo caso, faceva un tizio che passava di lì. Compare anche la topolona Gina Torres, star di serie come Xena e Cleopatra 2525, oltre che Firefly e The shield. C'è spazio pure per Laurence Fishburne, roccioso come sempre.
Ecco a voi il nuovo Hannibal!
La serie è un megaprequel ambientato ai giorni nostri, quindi un reboot o un midquel-pre-sequel (chiedete a Gianluca, è lui il tecnico di queste sigle). Di fatto racconta eventi precedenti a Red Dragon, che è il terzo film di Hannibal, no, il quarto contando Manhunter, cioè il terzo con Hopkins, che però è girato dopo il secondo con Hopkins più vecchio che però si tinge i capelli, perché viene prima, ma è comunque diverso da Manhunter, che dovrebbe essere rispetto a Red Dragon lo stesso film... ma non c'era pure il film con Lecter adolescente?...basta ci rinuncio...
Comunque qui Lecter è ancora libero e felice e aiuta la polizia a risolvere casi misteriosi come il tizio di Lie to Me... che fatica... Previsti 13 episodi, se va bene diventeranno un numero elevato alla “n”. Dirigerà il primo episodio il tizio del moscissimo 30 giorni di notte, dell'ottimo Hard Candy e dei prodotti-per-donne Twilight : Eclipse. Però ha diretto pure degli episodi di Breaking Bad, il che
ne garantisce in automatico mia massima stima e rispetto.
Appena avremo qualcosa, un trailer, un poster, una foto della Anderson nuda magari (sì magari...) ve la gireremo con viva gioia. 
Talk0

giovedì 24 gennaio 2013

Ni No Kuni


La unboxing della Wizard's edition




La voglio! La voglio! La voglio! La voglio! La voglio! La voglio! La voglio! La voglio! La voglio!
Manca ancora poco all'uscita di questo giocone, posticipata all'ultimo momento a fine gennaio. Come sempre più spesso uscirà nella pezzent-edition, quella che prenderò io e molti altri mortali, e in questa sboro-edition, che mi fa male solo guardare. Dannati, non avrete mai il mio vil denaro! Non mi piegherò a queste insane logiche commerciali solo per avere disegni esclusivi (che potrei appendere incorniciati nella mia tana) uno splendido pupazzetto colorato (che ci vedrei bene sulla poltrona...) creato in esclusiva dallo studio Ghibli!!! Bene! Ora che ho convinto anche voi, per oggi vi devo lasciare... devo fare un urgente giro da Gamestop...
Talk0

mercoledì 23 gennaio 2013

Le Storie Vol. 4


 “No Smoking”

Disegni: Carlo Ambrosini; Testi: Pasquale Ruju

Nuovo appuntamento con Le Storie, nuovo scenario narrativo. Ruju è un nome stra-noto in casa Bonelli. È uno dei principali scrittori di Dylan Dog, uno di quelli che leggo sempre con molto piacere, ma scrive anche per Nathan Never, Martin Mystere e Dampyr. Recentemente poi l'ho particolarmente apprezzato su Tex. Ruju è anche autore di interessanti miniserie, come Demian e Cassidy, entrambi esperimenti molto riusciti, dimostrazione di una indubbia capacità tanto sul piano narrativo che su quello della ricerca e creazione di uno scenario, storicamente preciso, credibile e dettagliato. Dispiace che sia Cassidy che Demian siano già finiti, soprattutto alla luce del fatto che l'ultimo numero di Demian, recentemente uscito come “speciale” a monte di una caratterizzazione vincente e di un sacco di trovate più che interessanti è di un brutto, ma di un brutto, ma di un brutto che se incontrassi Ruju per strada gli chiederei: “Ma perché hai finito tanto male Demian? Ti ha forse rapito una fan, magari un'infermiera con un losco passato, ti ha rotto le gambe e ti ha obbligato a riscriverlo con una macchina da scrivere con la “r” sfasata?”. Mistero. Carlo Ambrosini, disegnatore di No Smoking è anche autore, uno dei più dotati e completi del panorama italiano. Ho trovato stupendo il suo Videomax, pubblicato con quello strano formato allungato, ho amato il suo Napoleone e ho pianto per il suo Jan Dix. Ambrosini si dimostra da sempre oltre che grande firma, disegnatore eccelso, dotato di grande sensibilità nel ritrarre il lato più umano dei disegni animati, amante di inquadrature estreme e di effetto, cesellatore instancabile di mille dettagli in ogni tavola. Con queste premesse “No Smoking” non poteva che partire sotto i migliori auspici. Tuttavia non ci troviamo davanti ad un'opera di riferimento.
“No Smoking” è una storia sui gangster ambientata negli anni '30, un tema classico della narrativa noir-crime. La storia ve la blindo subito, raccontarla troppo significa rovinarla e dopo averci pensato un po' ho deciso di non dirvi neanche una parola in proposito. È di fatto una costruzione narrativa convenzionale, che va di topos in topos a descrivere il tipico iter dei crime-movie, ma ci sono guizzi interessanti che la rendono per nulla banale e, anzi, rendono interessante una seconda lettura. Il disegno è molto citazionista, fa decisamente Dick Tracy e sceglie uno stile grafico volutamente spigoloso, dai toni retrò (mi ha ricordato in certi punti anche il classico “Torpedo” e credo non sia un caso), facendo un ampio uso del chiaroscuro, dipingendo con righe decise anche i paesaggi e le meravigliose auto d'epoca. Dove Ambrosini dà il massimo è però sui volti, sulla espressività dei suoi personaggi, la sua specialità da sempre che anche in questo caso viene riconfermata. Un buon prodotto, certo, ma con un inizio forse troppo lento e macchinoso e personaggi interessanti ma stereotipati, le cui mosse sono prevedibili a colpo d'occhio, piccole colpe che impediscono a “No smoking” di arrivare all'eccellenza. Un bel viaggio comunque. 
Talk0

martedì 22 gennaio 2013

After Earth




Will Smith torna a recitare con suo figlio come ne La ricerca della Felicità di Muccino. Questa volta alla regia abbiamo M.Night Shyamalan, il regista del Sesto Senso, un nome importante nella cinematografia che nel recente si è un po' perso, colpa anche del poco riuscito L'ultimo dominatore dell'aria, lasciandoci come sua ultima opera di interesse quel Devil, che per altro lo vede rivestire solo il ruolo di produttore e sceneggiatore, datato 2010, che doveva essere il primo episodio di una serie horror di cui pare sparita ogni traccia. 
Anche Smith ha un po' diradato la sua presenza sul grande schermo, abbiamo un recente e bello Man in Black 3 (che per me riesce a surclassare i capitoli 1 e 2), ma prima abbiamo solo 7 anime, di Muccino, datato 2008... 2 film in 5 anni. L'occasione per un ritorno in grande stile sembra più che auspicabile, a mio avviso, motivo per il quale seguo con un certo interesse i lavori di questo After Earth, film fantascientifico con un cuore intimista dove, tra tonnellate di effetti speciali, sembrano muoversi solo Will e figlio, in una versione potenziata da steroidi evolutivo-fantascientifici di Cast Away, che già affascina per fotografia e cura degli effetti. Di sicuro seguiremo da vicino questa pellicola, dandovi aggiornamenti quando ne avremo l'opportunità. 
Talk0

lunedì 21 gennaio 2013

Mazinkaiser SKL




La premessa era vendere allegati agli episodi un nuovo set di pupazzi metallici (Il Mazinkaiser Starter Pack uscito in jappolandia, comprende appunto oltre al blu ray un bellissimo modellino di metallo), oggetti da collezionismo molto ricercati e costosi che di recente ho scoperto essere prodotti in Italia, assemblati in Giappone e da lì esportati a cifre folli. Un'altra ragione era creare un nuovo super-robot da inserire nel rooster dello strategico Super Robot Wars, il sogno bagnato di tutti gli amanti dei robottoni nipponici precluso alle frontiere per assurdi diritti concessi secoli fa per la messa in onda di cartoni anni settanta e mai più richiesti o rinegoziati. Ancora, di fronte alla sontuosa lettura di Imagawa del mito nagaiano (Mazinga Z the Impact o Shin Mazinger, pubblicato da Yamato video in italiano e fenomenale, ne riparleremo), dove carismatici outsiders (Giant Robo sempre di Imagawa insegna) rubano la scena ai personaggi principali (salvo un Barone Ashura fico quanto Lord Albert e un Tetsuya che appare per pochi secondi, ma riesce in quelli a oscurare tutto il resto), si voleva proporre una variante più tradizionale che piacesse oltre ai nostalgici, anche ai giovani. Ancora, si voleva indagare sull'utilizzo di nuovi media circa la divulgazione dei fumetti, nella specie facendo utilizzo della telefonia mobile.
Ma non occorrono particolari ragioni, di fatto, quando si deve rinverdire ecumenicamente un mito che ha emozionato legioni e legioni di fans dagli anni '70 ad oggi e si ha a che fare con un cast tecnico specializzato in resurrezioni nagaiane, con in curriculum indiscusse perle come Getter Robo the Last Days (sebbene subentrato dopo i primi 3 ultra galattici episodi curati da Imagawa, ma ne riparleremo in sede più proficua).
Il già figherrimo Mazinkaiser (protagonista di una miniserie post Getter Last Days vista di sfuggita in Italia che spero di rivedere presto) si copre di un tenebroso mantello, pare Kenshiro all'inizio del suo primo film cinematografico (no, non quelli usciti pochi anni fa, quello degli anni 90 edito in vhs da granata press), pare Gatzu (di Berserk), pare Violence Jack e di fatto si presenta già al primo sguardo quale un primordiale guerriero delle tenebre, ultra cool e stra-cattivo (forse quanto in Getter One? Quasi...). Si arma della Gazantou, più che una spada una spina dorsale di pterodattilo borchiata di spuntoni, di dimensioni improbabili, che si può pure allungare per dei chilometri. Adotta per pilder un teschio, me lo vedo un sadico professor Kabuto che, novello Predator, disossa un demone fino a snudare un gigantesco teschio d'avorio per farne da carlinga per lo Skull-Pilder, è come se avessi davanti una puntata di London Garage, con Leepu e Bernie che si scannano perché il fornitore dei razzi ha sbagliato l'ordine e la prova su strada ha fuso il motore. La classica astronavina rossa è diventata roba da “femmine”, e infatti una variante del pilder classico viene dato in dotazione a una donna. Approvato il casco, si svendono le placche toraciche, roba passata, eco dei primi micro-onde, in sua vece dei bei revolver Breast trigger. Non si vede utilizzare il missile centrale ed è un peccato. Avrei giurato che sulla punta avesse un pearcing affilato quanto un'alabarda spaziale. Così cazzutamente bardato, il colosso meccanico va ad affrontare una delle più estenuanti battaglie campali di sempre. La sfida è ardua, non basterà un solo pilota alla guida. Utilizzare due robot è una scelta da escludere, Mazinkaiser Skl apparirebbe meno fico. Ma si può utilizzare un sistema tipo mini giostra panoramica da applicarsi dentro lo skull pilder: questa deve essere stata un'idea di Leepu, reduce da una gita a Disney World con la famiglia. Pertanto, girando la giostra, si alterneranno al comando lo specialista nel combattimento da mischia Ken Kaido e l'artigliere sulla distanza Ryo Magami (un anime robotico nagaiano senza che il pilota si sposti all'interno del robot rimanendo seduto è necessariamente un anime castrato..). Due anime, per due stili di combattimento, che si alterneranno alla guida tatticamente, ma con un tocco di incurante follia, che li fa più sembrare come due bifolchi che cercano solo di accaparrarsi il turno dell'unico cabinato da videogiochi disponibile in un angolo remoto di provincia nella seconda metà degli anni '90. Presente? “Ué, tipo! Sto qui che aspetto. Dai, fai presto che mica è tuo 'sto cesso di gioco! E poi sei un segone, guarda che culo che ti stanno facendo, fai ridere” e l'altro “Ué, fai il bravo! Non mi rompere o ti spengo la siga sulla mano e uso il mio spadone per BEEP e poi BEEP e infine ti faccio muovere come una bambola!”. Cooperare sarà necessario perché Mazinga abbia in questo caso la meglio, ovviamente non sarà facile. Non affronterà come nella serie animata uno o due nemici per volta, qui i cattivi si conteranno a migliaia e migliaia tra Garada K7, Dablas M2 e altri abomini, richiedendo un'impresa bellica epica, degna del Leonida di Synder con echi alle battaglie campali dell'epoca Sengoku. Campo di battaglia, la leggendaria isola delle macchine che fu del Dr.Hell, almeno in un'altra versione della saga. Qui tre forze si contendono il potere: i punkettoni post apocalittici, le gnocche vestite con tunichine alla greca e i samurai (ma perché i samurai? ). Questi sfornano a raffica mostri biomeccanici dalle loro fabbrichette per poi schierarli e comandarli sul campo di battaglia. Se l'isola collasserà sarà la fine anche del mondo conosciuto e pertanto qualcuno deve intervenire, la Skull Force. Ed ecco che l'opera di colpo acquista fascino, vuoi solo per le contaminazioni e i trip mentali che presuppone senza troppo rivelare.
Ma chi sono i membri della Skull Force e nello specifico chi sono i componenti della squadra d'assalto Death Caprice? Forse il manga, pubblicato in Giappone su una rivista di telefonia mobile, potrebbe darci dei lumi, ma noi ci facciamo bastare, essendo gli eventi della narrazione ripresi in media res, quei pochi frammenti e suggestioni che possiamo trarre dalla sigla di testa, la maestosa “ The eternal soldiers” dei Loudness e dalla sigla di coda, l'altrettanto figherrima “Juggernaut” dei Sadie. In brevi spezzoni vediamo Ryo Magami avere a che fare con cloni di se stesso ed esperimenti di laboratorio, la mente quindi vaga di reminiscenze nagaiane, definisce Ryo quale una creatura aliena, come Actarus di Goldrake, fino a spingersi a considerarlo una creatura standardizzata per combattere, magari di matrice divina. Il nome in codice pertanto ci permette di divagare in questo campo mistico essendo un inequivocabile “Lucifer 4”, come in effetti Ryo nel manga capolavoro di Go Nagai Devilman, è il nome dell' alter-ego di Lucifero. Allora la mente gira e ricorda, quell'indimenticato OAV di Devilman arrivato da noi grazie a Granata Press, Devilman – la genesi. Nelle prime scene gli angeli affrontano i demoni e vengono per lo più sterminati fino a che Lucifero si oppone alla strage (di fatto gli angeli dovevano ripulire il mondo dei demoni, creature imperfette, prima dell'arrivo della razza umana... contorto Go Nagai... ma neanche tanto, considerando la sua attitudine a essere giocoliere tra religione e mito). Pertanto decide di “uscire dalla massa” in ragione di una rinnovata individualità, che sarà causa della sua dannazione eterna e donare la sua forza ai demoni (anche qui il riferimento nagaiano è al mito di Prometeo, che si ribellò agli dei portando il fuoco agli umani... non a caso Lucifero, tradotto dal greco, significa "portatore di fuoco"). In effetti anche il riferimento ad Actarus può starci, in quanto nell'opera Mazinsaga (peraltro ancora incompiuta dal maestro), Actarus appare in una scena a torso nudo e dietro le spalle nasconde... ali di angelo. Se il parallelo Ryo-Lucifer 4- Lucifero sussiste, questo vale anche per il coprotagonista della serie, al secolo Ken Kaido, il cui nome in codice non a caso figura essere Amon 6, come Amon è il nome del demone cui si lega Akira Fudo sempre nel massimo capolavoro nagaiano, Devilman. Se la coppia dei protagonisti di Devilman pilota il Mazinger, nello specifico il Mazinkaiser, una versione evoluta, dove ha trovato la suddetta macchina. Sempre titoli di testa, sempre pochi frammenti. Vediamo l'istituto di ricerche nella sua silouette classica tratta da Mazinga Z, ma lo vediamo collocato su una montagna, sull'Himalaya. Ricordate la sigla di Devilman? “Là sull'Himalaya nella fredda notte buia, misteriosi riti di sacralità...” cantata dai Cavalieri del Re? É sull'Himalaya che si trova una grossa concentrazione di demoni, seppelliti a causa di una glaciazione, è lì che muoiono i genitori di Akira, nel manga Devilman. Pertanto sempre in Devilman – la genesi Ryo spiega ad Akira che i demoni sono prigionieri dai ghiacci e lo spiega in riferimento a un canto della Divina Commedia (pertanto Go Nagai è esperto dell'opera di Dante, avendo lui stesso realizzato un adattamento a fumetti di Inferno, Purgatorio e Paradiso di pregevole valore), indicando Lucifero come prigioniero dei Ghiacci. Al liceo guardando la struttura dei gironi infernali in ragione del movimento delle ali di Lucifero mi ero fatto l'idea che fungesse quasi come un maxi-ventilatore, poiché il ghiaccio era dovuto al vorticare delle ali e non ad una prigione precostituita... ma sto divagando e forse sul punto ha divagato anche Nagai. Nell'OAV viene anche mostrato Lucifero intrappolato nei ghiacci. Nella sigla di testa di Mazinkaiser SKL si vede chiaramente che Ken e Ryo osservano una figura imprigionata da ghiacci e catene che sta per rianimarsi, ma non è Lucifero, è il Mazinkaiser. E mentre il robot-demone spiega le sue ali gigantesche e infernali, il cantante dei Loudness, in tutto simile nel timbro e carisma a Bon Scott degli AC/DC, sostenuto da potenti chitarre in un delirio hard-metal, intona la strofa portante: “Mazinkaiser we are the soldier of eternity, immortal god machine sets the world free” momento in cui chiunque ami il metal quanto Mazinga su questo pianeta, riceve un immediato orgasmo sensoriale, tra lacrime e principio di delirium tremens... oltre al durello di ordinanza.
Mazinkaiser è quindi l'avatar di Lucifero, il suo mezzo nell'ottica dell'opera Mazinga Z. Di fatto nella massima opera robotica nagaiana i nemici, i micenei, non sono mostri meccanici, ma persone del tutto simili agli umani, che pilotano per combattere dei mezzi meccanici. Quando il Dr Hell scopre l'isola, vi trova un esercito di robot già perfettamente funzionanti di cui impadronirsi per conquistare il mondo, avendo come oppositore solo lo scienziato Kabuto e il robot che ha creato perché lo pilotasse il nipote Koji, il Mazinger Z. Questa la sinossi ufficiale... poi magari vedrete l'opera di Imagawa e riconsidererete alcuni punti... Parlando qui di robot non posso esimermi da fare un appunto. I robot in ambito Nagaiano non sono semplici macchine che possono rendere più o meno bene a seconda dell'abilità del pilota, ma rappresentano armature vere e proprie, estensioni corporali del pilota. Se in uno scontro con il nemico un Gundam perde un braccio o anche la testa ma la cabina di pilotaggio resta integra, il pilota scappa, magari imprecando, facendo uso dei retro razzi del mobile suit. Se in uno scontro con il nemico un Mazinga perde un braccio il pilota urla come un maiale scannato, come se gli avessero amputato il proprio braccio ed è possibile che come conseguenza del taglio netto dal Mazinga fuoriesca quello che viene definito “olio”, ma di fatto sembra proprio sangue che schizza a fiotti. In questo aspetto risiede uno dei temi base della filosofia di Mazinga: la macchina-armatura è lo strumento per elevare l'uomo su un gradino più alto dell'evoluzione, ma a questo si accompagna una doverosa scelta di campo: potrà usare questo potere per aiutare gli uomini, diventano un dio (cosa che accade in Mazinger Z the impact o Shin Mazinger Z. Qui la Zeta assume il significato di Zeus e difatti il Mazinger rappresenta l'avatar del dio che si è opposto a Crono per salvare gli uomini. Solo che in questo caso gli dei sono una razza extraterrestre, i Micenei, e l' altrettanto "alieno" Zeus diviene il paladino degli uomini... sì, ci sono echi di Goldrake-Grendaizer in questo, altro capolavoro di Nagai), oppure per sottometterli a lui, diventando un demone (e infatti nel Mazinga Zeta di Nagai all'inizio il Mazinga appare come un demone fuori controllo, tanto che Imagawa lo trasfigurerà in Mao Dante, un gigante demoniaco proto-devilman sempre opera di Nagai... ma quanto è un grande Imagawa?! Dovete per forza vedere il suo Mazinger Z the impact by Yamato video!). Un essere unico ed evoluto, anima umana in corpo d'acciaio. Per pilotare un robot nagaiano non serve essere dei topi da biblioteca che ingollano milioni di comandi, bisogna avere palle e una ferrea volontà: che il corpo si muova correttamente è la ragionevole conseguenza dell'accettazione e comprensione di questo nuovo stato evoluto e dei suoi poteri. In ottica nagaiana si può quindi essere dei meta-uomini tanto fondendosi con un demone, Devilman, tanto mettendosi alla guida di una macchina, Mazinga Z. Del tutto logico. Non sorprende dunque che in Mazinkaiser SKL ci sia il Wingle, un robot che di fatto è la versione meccanica di Devil Lady, altra opera di Nagai.
Un gioco di specchi e rimandi ai fans più duri e puri quindi, quelli che le citazioni le colgono, quelli a chi non fa stupore sentire che due ragazze alla guida di robot da combattimento si chiamino Hurricane e Flash. Fine del trip. Il resto è botte, botte, botte, botte, botte, botte, botte, botte, botte, botte, botte, botte, botte... ci siamo capiti. Una mega maxi royale rumble. Tutto coreografato divinamente e divertentissimo da vedere.
Peccato duri così poco, peccato si voglia averne con impazienza ancora e ancora a fronte di un progetto che per i suoi intenti e realizzatori appaia già come un'opera conclusa e autosufficiente. Questo anime rifugge troppe complessità, è un felice inno alla distruzione e annichilimento di nemici brutti e cattivi. Anche se permane la costante sensazione che ai comandi del Mazinkaiser ci siano persone poco sane di mente, questa non si palesa in modo sostanziale nella trama, rimanendo se mai nell'ambito della pura suggestione. Si poteva in questo osare di più forse, nonostante alcuni attimi di crudeltà e spietatezza traspaiano e non siano per nulla dissimulati.
Presa per quello che effettivamente è, Mazinkaiser SKL rappresenta un maxi-contenitore di combattimenti spettacolari. Combattimenti con il Mazinga all'arma bianca, con più di una rievocazione al Berserk di Miura, combattimenti con le pistole, che riprendono più di una suggestione alla cosiddetta corrente del gun-fu con coreografie-balletti estreme fatte proprie da film celebri, come Romeo + Giulietta ed Equilibrium, cui si aggiunge una nota tamarra da Gangsta e una piccola reminiscenza da Getter Robo: le Brest Trigger possono essere impugnate alla rovescia, dalla canna, costituendo così due piccole asce. Ai combattimenti robotici si alternano anche inseguimenti, scene di volo e pestaggi che coinvolgono direttamente i piloti, sembra nella misura esagerata dell'uno contro un milione. Molto interessante il cattivo-capo Garah, una reinterpretazione del tiranno unificatore dell'epoca sengoku Nobunaga, simpatico il villain Kiba, bestiale ma determinato, rimangono un po'insipide le amazzoni, prigioniere di una visione eccessivamente angelicata, interessante invece il ruolo di Himiko e la sua relazione con Garah.
Per avere una così massiccia presenza di forze meccaniche sullo schermo è stato necessario fare abbondante riferimento alla computer grafica. Il risultato, in genere elevatissimo, si scontra talvolta con i limiti tecnici che la cg comporta, portando in scena, molto sporadicamente, personaggi che si muovono in modo poco naturale. Nell'insieme, a fronte anche di uno spettacoloso lavoro svolto sull'accompagnamento musicale, ci troviamo davanti ad un'opera imprescindibile se vi piace l'animazione estrema e un po' caciarona e siete in cerca di un prodotto di puro svago, da poter bere e assimilare senza problemi già al primo giro, con il secondo in omaggio a merito delle spettacolari animazioni. Un atto d'amore in tre tempi, 3 oav, che Yamato Video propone in un'unica soluzione in dvd o blu ray, di ottima realizzazione corredata anche da un bel manualetto illustrato.
Non comprendo giusto una scelta di editing. Mazinkaiser SKL sarebbero tre OAV, venduti inizialmente separatamente con ognuno una sigla di testa, svolgimento e una sigla di coda. Yamato propone sigla di testa, svolgimento primo OAV, breve titoletto del secondo episodio con refrain della sigla di testa, secondo episodio, refrein con titolo, terzo episodio e sigla di coda. Condivisibile se qualcuno è solito vedere gli episodi uno in fila all'altro quale un unico film, un po' castrante se si è dei matti come me, a cui piace vedere un episodio per volta con la sua bella sigla di testa, svolgimento, sigla di coda e anticipazione dell'episodio successivo (anticipazioni che in effetti qui risultano essere state tagliate, anche se la perdita è contenuta; in origine erano rappresentate unicamente come immagini della nuova puntata che scorrevano sul finale della ending, prive di qualsiasi voice off o semplice accompagnamento sonoro che non fosse la suddetta sigla di coda).
Un prodotto niente male, tirando le somme, in grado di essere guardato con piacere più volte senza stancare, magari alla fine di una giornata troppo lunga, quando si vuole spegnere per un momento la materia grigia, lasciando che uno skull-pilder prenda il posto del cervello.
Se cercate invece un capolavoro moderno che consacri la figura di Mazinga e in senso lato tutta la cosmogonia nagaiana, per quello c'è Mazinga Z the Impact, serie in 3 cofanetti blu ray o dvd di 24 puntate, per la regia di Imagawa (solo un nome: Giant Robo) portate in Italia da Yamato Video. 
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domenica 20 gennaio 2013

Rec 3 – La genesi


 (pubblicità ingannevole)


Grossa premessa doverosa. Chiariamo subito un dubbio, così che nessuno dei lettori de “Le conseguenze” ci caschi. Questo non è un prequel di Rec, come vorrebbe farsi passare, ma una storia del tutto slegata e indipendente, che si svolge in parallelo con gli eventi del primo Rec. Esiste di fatto un collegamento diretto tra le due pellicole, ma è una cosa di una tale minimalità che quando la scoprirete vi farà solo pensare: “Ma dai?” Roba che se non avete di recente visto Rec nemmeno ci fate caso. Esiste di fatto una nuova pellicola di Rec, da poco ufficializzata, ma della quale si parla da anni, che segue direttamente gli eventi dal finale di Rec 2. E' da poco aperto un sito in merito, che reca un maxi-riassuntone video degli eventi di Rec 1 e 2, nemmeno ve lo linko, in quanto non dà traccia di materiale inedito e anzi costituisce il più osceno e tremendo spoiler alla saga, cosa che è a livello di rivelare quanti si celi nella scatola lasciata da Jigsaw alla moglie o spoilerare il finale dei Soliti Sospetti: in genere chi rivela tali contenuti dovrebbe incorrere nella pena della ruota (Mad Max, Oltre la sfera del tuono. Cit.). Stare alla larga di svariati chilometri!!!!
Tristezza ma non troppa. Bene, dopo aver chiarito che non siamo effettivamente alla presenza di una continuazione narrativa degli eventi di Rec 2, né ad un prequel degno di definirsi Rec 0, possiamo mestamente aggiungere di non trovarci nemmeno alla presenza di un Rec in genere per stile, contenuti, messa in scena. Il cuore pulsante di Rec 1 e 2 è il media che racconta la storia, che assurge ad unico materiale narrativo a unico mezzo, inadeguato, per scrutare la verità dei fatti. Nel primo Rec la “registrazione” era quella di una piccola troupe televisiva locale (mi sono immaginato a volte la versione nostrana con la Giorgia Colombo di Tele Lombardia), che pensando di fare un noioso servizio sulle emergenze notturne dei pompieri, esce con l'autopompa ad accompagnare i vigili nel tentativo di sedare lo strano caos che si è verificato in una palazzina spagnola. Noi vediamo e sappiamo solo quanto ripreso dal cameraman. Rec 1 è autentico. Recitato così bene da sembrare del tutto reale e plausibile (vi consiglio la versione in lingua originale). Non ci sono teste calde alla Walking Dead, non ci sono ragazzini fatti e rissosi come un Venerdì 13. E' dannatamente “vero”, sembra di assistere a qualcosa di credibile, reale. Questo grazie a due registi Balaguero e Paco Plaza, che hanno saputo misurare tutto alla perfezione e anche grazie a ottimi attori. Il risultato di tale perfetto bilanciamento è che la storia è sinceramente e completamente terrorizzante. Capolavoro. E allora si replica, sempre Balaguero e Plaza alla regia. In Rec 2 vengono moltiplicati i punti di vista. Seguiremo dei ragazzini intenti a filmarsi che finiranno per entrare in un brutto posto, come le forze dell'ordine che in seguito sono giunte nello stesso stabile attraverso le telecamere che portano sull'elmetto. Il risultato delle riprese con i militari è una forma espressiva del tutto innovativa, che ricorda per più di un momento gli sparatutto in prima persona alla Doom o alla Call of Duty. Fenomenale. La storia riesce anche a crescere ulteriormente e si delinea una figata stratosferica. 


L'attesa per il terzo capitolo è forte. Rec 3 lo dirige solo Plaza; i due registi si sono accordati così, la quarta pellicola la dirigerà solo Balaguero. Probabilmente l'idea è di moltiplicare l'impegno e rendere due visioni diverse della saga, laddove lavorando insieme i due si autolimitavano. A Plaza un prequel, Rec 3. A Balaguero un sequel, Rec 4. Quando fantasticavo su Rec 3, mi immaginavo che sarebbe stato fichissimo se non ne avessero fatto una pellicola, ma una sola registrazione, magari da vendere in cd, nello specifico un audio-diario del particolare inquilino del palazzo che poi è il motore della storia. L'idea mi sembrava bella ed esaltante anche in ragione dell'utilizzo di un media di registrazione differente, che non prevedeva appunto l'uso di immagini. Mi immaginavo a sentirmelo di notte in cuffia e a non dormire per i successivi tre mesi. Ovviamente non era un'idea spendibile autonomamente, ma come extra di un dvd sarebbe stata un prodotto niente male, magari in abbinato al film che è il seguito diretto di Rec 2. Poi arrivano le primi indiscrezioni su Rec 3, la registrazione-soggetto narrativo prescelta è “il filmino delle nozze”. Ok, un media interessante. Interessante perché in genere si caratterizza oltre che per una ripresa più professionale, anche per un lavoro di post-produzione. Cioè quanto volto all'inserimento di musiche di Joe Cocker e dei Queen, le scritte “evviva gli sposi”, le irreali foto-set in cui lo sposo spinge la sposa su di una altalena in riva al mare anche se il pranzo si è tenuto in Val d'Aosta, la scena dello scherzo del water... (per i 2 che non lo conoscono: invadere nottetempo dimora degli sposi e adagiare pellicola da cucina trasparente sul bordo del water, filmarsi in modo idiota mentre ci si occupa delle operazioni e immaginare che i novelli sposi abbiano un impellente e irrinunciabile bisogno di servirsi della struttura igienica casalinga, magari per concepire qualcosa di enorme.Telefonare il giorno dopo registrando la reazione al telefono). 
Insomma, fantasticavo di un filmato che veniva montato e rimontato togliendo le parti horror della storia con dei cut, magari da integrare con le scene in diretta trasmesse dalla stessa tv su cui si opera in montaggio, relative agli eventi del primo Rec. Poteva essere una figata, se fatto bene e Rec Genesis parte proprio così, raccontando la storia di un matrimonio spagnolo, alternando a un cameraman professionista per matrimoni, un cameraman dilettante che sta facendo di suo, a livello di amico, il classico filmino casalingo della festa. Manco dieci minuti e...disastro. Le telecamere vengono accantonate e tutto diventa un convenzionale film horror. Non solo! I personaggi sono tutti stereotipati come in un film horror teen e la sceneggiatura si riempie di trovate buffo-grottesche. Ottima regia, attori calati nella parte in un contesto alla Notte dei Morti Dementi con Pegg, trovate niente male anche a livello visivo e ottimo ritmo narrativo. Pure il finale è interessante e spassoso, con la sposina, bravissima l'attrice e moolto carina, che sbrocca manco fosse Cameron Diaz in Cose Molto Cattive all'urlo forsennato di “questo è il Mio giorno!”. Ma non è Rec, del quale al massimo ne importa alcune suggestioni e “regole” relative ai personaggi degli infetti, oltre ai riferimenti alla prima pellicola e poco altro. È un film che se non avesse portato quel nome avrei comunque visto e apprezzato e pertanto un'opera che mi sento di consigliarvi se volete divertirvi una sera in compagnia. Forse questa scelta stilistico-registica si può spiegare in un tentativo di allargare il brand ad applicazioni più convenzionali ma comunque carine, cercando nel contempo di non ancorarsi a strutture narrative di riferimento, ma che risultano difficili da rielaborare sulle lunghe. In fondo anche l'impostazione del 3 può “starci”. Se il media del primo film era una telecamera, da ciò derivava una prospettiva documentarista, Se il media del secondo era la telecamera a caschetto dei militari, da ciò derivava una prospettiva da videogioco. Il media del terzo è per logica lo stesso “film” che stiamo vedendo, ossia un modo di raccontare la realtà attraverso la finzione scenica: immaginate di vedere Natural Born Killers di Stone e poi un ipotetico documentario realista sul duo protagonista, come fossero persone reali. In effetti è sempre più difficile trovare nuovi modi di spaventare utilizzando le telecamere in modo originale...Penso a Paranormal Activity. Cosa si inventeranno per il 5 dopo il kinetic per il quattro? Telecamere negli ascensori? Nastri a circuito chiuso dei grandi magazzini? Autovelox?
Rimane l'amaro in bocca per quelli che speravano di tornare nelle atmosfere della prima e seconda pellicola, scoprire altri risvolti sugli eventi. Ma è un amaro in bocca che passa presto: data la megaposticipata uscita italiana di Rec 3 unita al fatto che Rec 4: Apocalypse è quasi finito. 
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