domenica 5 novembre 2017

Lucca 2017: la sempre più sgargiante conferenza Dynit


-Premessa: Come ogni anno eccoci al rituale appuntamento "top" per chi ama l'animazione giapponese che si può usufruire legalmente in Italia, subbata e doppiata. Visto che sono un dinosauro ribadisco, per chi non mi conosce un po', che mi interesso per lo più agli anime doppiati che possano nel breve periodo arrivare in home video. I vari servizi on - demand arriveranno comunque a conquistare il mondo a prescindere delle mie resistenze e tutti saranno felici di avere la casa sgombra da dvd e videocassette. Tutti felici fino a quando si accorgeranno che se vorranno vedere un film (sicuramente non in italiano) non potranno perché la pellicola è stata messa all'indice in Polonia perché la protagonista porta la gonna corta... ma questa è un'altra storia. Torniamo in tema: gli anime. In Italia Dynit guarda al futuro e Yamato al passato, pur con le mille eccezioni specifiche. Vogliamo bene ad entrambe quando ci confezionano dei bei prodotti, siamo contentissimi che Yamato, tra un Daiapolon e un Kyashan Sins (ma dove era finito?) annunciati tra le varie novità lucchesi, ci porti in home video, dopo i soliti tot anni di "proprietà sfruttata male Mediaset", la serie "giacca blu" di Lupin The third (magari epurata dalla opening di Moreno) e il bellissimo La donna chiamata Fujiko di Koike (e sul punto spero di non dover attendere millenni per i film spin-off della suddetta serie dedicati a Jigen e Goemon , che sono una figata totale).
Dynit, nonostante il periodaccio per le nuove acquisizioni (Netfix-piglia-tutto) ultimamente ha ingranato il turbo. Mentre la Lucca dell'anno scorso era stata non ricchissima di novità, la casa bolognese aveva spalmato più annunci su più eventi fieristici stagionali. Molte  pellicole anime sono arrivate in sala e pure con importati riscontri di pubblico, molti anime annunciati e arrivati a casa. Questo anno è stato ricchissimo e tra Starblazer/Space Battleship Yamato 2099, Hellsing Ultimate (che Dynit completerà dove Kaze aveva smesso), Drifters, SAO - The movie, Shin Godzilla, kiseiju, Gundam (Thunderbolt e Origin) e le opere di Shinkai (il premiatissimo e adoratissimo Your Name su tutti, che a Lucca ha uno stand ad hoc e ha pure avuto ieri una propria conferenza sul fenomeno) mi ritengo più che soddisfatto. Sono riusciti pure a portarmi in sala a vedere Yugi-Oh, che sopporto poco da sempre, e mi è pure piaciuto (nella sua assurdità)! Peraltro mentre ancora i microfoni della conferenza lucchese sono spenti ci sono già una valanga di titoli pronti a sommergerci a casa nei prossimi mesi: Starblazer 2202 (speriamo presto), il nuovo Eureka Seven (Hi-evolution), Fate/Stay Night Unlimited Blade Works... il piatto è ricco e siamo tutti contenti. Cosa succederà tra poco? Finalmente annunceranno (ascoltando le preghiere degli esauriti come me) Gundam  8th MS Team o Kill La Kill

-Buio in sala: arrivano conferme su Eureka Seven Hi-Evolution, il  remake/reboot della serie classica (immagino roba stile rebuilt di Evangelion). La serie sarà ridisegnata ma il doppiaggio dovrebbe coincidere con l'originale salvo alcuni passaggi (almeno per il primo film, proprio come il primo rebuilt di Eva). Eureka mi piace molto e sono contento delle news che circolano in rete in questi giorni. 



Arriverà in home video doppiato anche Yamato 2199 Odyssey of the Celestial Ark, film che si colloca prima del rush finale della serie 2199 introducendo i cattivoni del popolo della cometa della serie successiva, la 2202, già in passaggio streaming su VVVVID... che arriverà in home video prima o poi. 



Dopo le conferme, un po' di vintage che non guasta mai. Dynit porterà in alta definizione le serie classiche Tatsunoko: Tekkaman, Kyashan (visto gli annunci Yamato, che comprendono oltre a Kyashan Sins pure l'edizione blu ray di Kyashan il mito e la nuova edizione Koch Media del film dal vivo, tra quest'anno e il prossimo potrete recuperare tutto il possibile sullo storico ragazzo androide) e Polymar. Ogni serie avrà il suo bel cofanetto unico in blu ray. 



Inoltre arriveranno pure i mitici film Toei Classic: La grande avventura del principe Valiant, Ali Babà e i quaranta ladroni, 20.000 leghe sotto i mari, i vari film del gatto con gli stivali e Remì. Una valanga di vintage, opere che faranno la felicità di molti appassionati. 



E arriviamo alle novita' "nuove"... 

-Confermato il terzo film antologico dell'Attacco dei giganti. E in fondo a questi film (Dynit ha portato pure i primi 2, anche in sala) io non riesco a volere male. La serie TV è bella ma anche ultra - lenta. Ogni cur è di 12/13 puntare da 20 minuti alias 240 minuti circa e il film traduce ogni ciclo in 130 comodi minuti. Si perde qualcosa, ovvio, ma le lungaggini vengono bandite e la qualità tecnica in alcuni frangenti è pure implementata. Purtroppo questo giro niente cinema 



-Continuiamo con Gundam Thunderbolt: Bandit Flower. È un film-compilation + extra di 4 ONA (original net animation) che continua laddove il primo film - compilation, December Sky, terminava. Io amo alla follia Thunderbolt, lo considero disneyanamente il "Fantasia" di Gundam, tanta musica "fusion" a descrivere i balletti impossibili di mobile suit e proiettili in un vuoto cosmico carico di detriti e cadaveri. E' la storia di due assi del combattimento che militano in due fazioni diverse, con rispettiva storia da lacrime torrenziali da una parte e azioni di guerra eroiche dall'altra. È animato in modo pazzesco, è veloce, ha dei personaggi schizzati (il federato  Io Fleming soprattutto, ma pure il buon zioniano Daryl ha i suoi attimi di pazzia autodistruttiva) è tristissimo nella trama di quel triste assoluto in cui sguazza la maggior parte delle opere gundammose legate al topos narrativo del'Universal Century. Bello qui il nuovo Atlas, i combattimenti sottomarini è un personaggio femminile tosto. A trovare il capello questo Bandit Flower è meno "conclusivo" di December Sky, ma per quello ci sarà un prossimo anime probabilmente tra un anno o due. Purtroppo non arriverà al cinema, visto che December Sky è andato malino... peccato. 



-Akira per il trentennale ridoppiato e pure al cinema. Sono eccitato e ho paura. Akira ce l'ho nel DNA nella sua versione doppiata dalla Eagle Pictures, però la versione successiva, by Dynit, con la nuova orchestrazione (ma stesso doppiaggio) è da paura. La Dynit promette un adattamento impeccabile (quello Eagle era un po' "personale" diciamo) e un cast vocale da urlo. Poi il fatto di vederlo sul grande schermo... sarà spaziale..


-Tokyo Ghoul The Movie. Ecco, questo potrebbe essere qualcosa di fantastico o terribile, devo prima vederlo. Ho visto al far East  i due film live - action di Kiseiju e quelli solo bellissimi, davvero curati e con pazzeschi effetti speciali. Mi piacerebbe vedere quelli in italiano, ne varrebbe la pena. Per ora sospendo il giudizio ma sono estremamente contento che Tokyo Ghoul venga supportato così bene nel nostro paese, tra Dynit e J-Pop. Ci sta arrivando davvero "tutto", dai fumetti (che sono per me comunque la cosa più bella di questo fenomeno), ai romanzi, alle serie TV (forse quest'anno, parlo ormai del 2018, pure l'arco narrativo Tokyo Ghoul: RE dovrebbe iniziare ad essere animato), agli oav, pure le maschere!! Peraltro il fumetto - base sta andando in direzioni interessanti, mi sta piacendo. Questo film andrà al cinema comunque, sarà interessante vedere se avrà successo perché potrebbe essere il primo di una serie di live action tratti da anime/manga.



- Fate / Stay Night Heaven's Feel: presage Flower. Primo di una trilogia di film a opera di Ufotable annunciata già nel 2014 insieme a Fate/Stay Night: Unlimited Blade Works (che ricordo uscirà a fine ottobre in italiano in home video by Dynit). È il seguito diretto di Fate/Zero (che Dynit non esclude di considerare in futuro), che a sua volta è il prequel di Fate/Stay night "base" (che magari non vedremo mai in italiano o forse sì). Ora per farvi impazzire dovrei parlarvi di "route", di visual novel, videogame collegati pubblicati su console ormai defunte e roba più o meno introvabile. In più di una imminente serie in esclusiva Netfix (Fate/Apokrypha)... ma non lo farò. Questa saga si può seguire in blocchi autonomi che raccontano storie diverse, in cui si muovono alcuni personaggi ricorrenti. Il succo è che ogni volta si tratta di una storia fantasy, una storia piena di azione ma anche molto divertente, "sentimentalosa" e animata molto bene. Poi ci si può appassionare e recuperare quanto di recuperabile, tipo i fumetti Star comics o la futura serie Netfix, però si può sempre "salire" a bordo, e questa trilogia di film non sembra affatto male così come ubw non è niente male. 




- Mirai, il nuovo film di Mamoru Hosoda! Dopo il successo di La ragazza che saltava il tempo, Summer War, I bambini lupo, Boy and the Beast, Dynit si è accaparrata  l'opera che attualmente sta creando il portentoso regista, in uscita nelle sale giapponesi a luglio 2018. La storia parla di un bambino piccino che non riesce a farsi una ragione dell'arrivo in famiglia di una sorellina. Ad aiutarlo in questa "transizione" (come dicono gli psicologi) interverrà una componente magica inaspettata: un giardino che è in grado di fargli fare dei viaggi indietro nel tempo.  
Kill la Kill: incredibile ma sì!! Ma "forse" anzi... scaramanticamente non mi pronuncio fino a che la notizia sarà confermata al 100%, ma sono decisamente euforico. Kill la Kill è un'opera figlia di Gurren Lagann. È estrema, è sexy, è molto ironica e soprattutto "iconica". Parla di scuola, ragazze forti, di bullismo, di amicizia e di... simbionti alieni che amano trasformarsi in vestitini sadomaso. Si può dire che Dynit negli anni abbia pubblicato quesi "tutto" della etichetta di produzione (da principio fu Gainax, da cui si spaccò / stacco' / non si sa bene il "gioioso" studio Khara) da cui è "figliato" lo staff (studio Trigger, autore anche di Gurren Lagann) di questo anime. Kill la Kill mancava all'appello, ma fino a quando non ci dicono "Sì "... 




Insomma, questo è più o meno tutto. C'è aria di gioia ma non mancano i nuvoloni cupi all'orizzonte. L'animazione giapponese piace, ma questo attira sempre più competitor giganti come Cruncyroll e Netfix che hanno il portafoglio multidimensionale. Per case piccole ma combattive come Dynit e Yamato la lotta si fa dura, perché non sempre acquisire la serie che si vorrebbe è automatico, anche se si parla di seconde stagioni di serie da loro già editate. Il rischio è che i giganti comprino per il solo gusto di sottrarre mercato ai piccoli, senza dedicarsi a una localizzazione del prodotto curata. Ovviamente speriamo che questa sia solo un'ipotesi, ma ci auguriamo al contempo che l'etichetta bolognese e quella milanese abbiano ancora qualcosa da dire per molto tempo a questa parte. 
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mercoledì 1 novembre 2017

The Steams

La Noise Press ci porta tra i vapori e marchingegni dell'epoca vittoriana Steam-punk e noi non vediamo l'ora di trovare i numeri di questa serie nelle fiere e in fumetteria 



- L'alto e il basso del vapore: Siamo in epoca vittoriana, in piena Londra. Tra strade brulicanti di gente fin su sugli Zeppelin, Lady Ward è una stupenda bond-woman dalla chioma rossa fuoco, aristocratica quanto letale, implacabile. Non fatevi ingannare dal cappellino alla moda e dal corsetto che la stringe in vita: nascondono più di una sorpresa hi-tech che le permette di tenere testa a psicopatici, mostri e pasticci bio-genetici. Nel suo mondo non c'è solo energia e vapore, nell'aria si respira la tecnomagia e proprio questa strana arte porterà la nostra eroina in un incarico pericoloso che va a scavare dove è meno protetta e armata, all'interno della sua storia personale. 
Lontano dai cieli e dai merletti dell'alta società, Azarov "l'orso" con i suoi muscoli e baffoni a manubrio combatte nella nobile arte della boxe incrociando i guantoni con gente che ha sostituito le braccia con innesti biomeccanici. Vorrebbe cambiare vita, vorrebbe realizzarsi, ma una simpatica canaglia come Clint lo trascina nottetempo in una serie infinita di guai da risolvere a cazzottoni. E Azarov mena quanto Bud Spencer in questo adrenalinico action al vapore



- Quando il fumo non è sempre una cosa negativa: Videogiochi come le saghe di Bioshock e Dishonored, film come I tre moschettieri di P.T. Anderson, gli Sherlock Holmes di Guy Ritchie, Laputa di Miyazaki. I fumetti  come Graystorm della Bonelli, Fullmetal Alchemist della Arakawa, Le sentinelle di Breccia e la lista è lunga. Un futuro "visto dal passato" con cieli resi plumbei dai costanti vapori immessi dalle fabbriche in cui lavorano, ammassati, gli operai dei ceti più umili. Gli stessi cieli solcati di notte dai dirigibili zeppelin dell'alta borghesia, dove si balla e beve degustando caviale. E mentre si creano nuovi imperi, mentre si costruiscono i primi robot a vapore a difesa dei ricchi, mente nascono città utopiche in cielo o sott'acqua magari già si attende, come nella originale Guerra dei Mondi di H.G. Wells (ambientato in epoca Vittoriana) che sarà presto nelle sale, l'arrivo degli alieni. Questo è lo steam-punk in tutta la sua forza a pistone. Un genere di racconto (sempre più meta-racconto) che ci fa riflettere per una volta non su quello che potremo essere in futuro ma su quello che avremmo potuto essere, oggi, se la società e la storia fossero girate in un modo diverso. Se avessimo investito più in tecnologia e meno in armi, se ci fossimo industrializzati al punto da corrompere anzitempo tutta la natura, se i mostri di Frankenstein avessero iniziato a girare le strade prima delle tre leggi della robotica di Asimov e delle pecorelle elettriche di Dick, ma al contempo nell'epoca madrina dei filosofi moderni. Lo steam punk è "ganzo" e ha pure molto seguito nelle fiere di settore al reparto cosplay anche per il look dei suoi personaggi, una combinazione di abiti altamente elaborati e contaminati da aggeggi bio-meccanici in bilico tra scienza e magia. L'arrivo nelle fumetterie e nelle fiere di settore di un'opera come The Steams della Noise Press è quindi più che accetta, quasi desiderata. Ci sono scenari infiniti da costruire con l'energia della polvere nera del carbone industriale più pregiato. The Steams è un fumetto che racchiude due storie, una spy story (I cui primi 4 numeri comporranno il racconto "I Wonder Who") dalle tinte fantasy e un action molto ironico sul valore dei pugni al tempo dell'acciaio (per ora in episodi autoconclusivi). 


Le storie della rossa agente segreto, su soggetto di Massimiliano Grotti e Luca Frigerio, per la sceneggiatura di Frigerio, ci hanno colpito per un intreccio intrigante che, tra citazioni bondiane, un pizzico di Shelley e un tocco di fantasy fa perdonare qualche asperità iniziale e mette molta voglia di leggere il seguito. I disegni di Umberto Giampà del primo numero, molto dettagliati nei paesaggi, costumi e personaggi, sono sontuosi e vertiginosi, dinamici e con la giusta nota splatter a rendere ipercinetica la tavola. I disegni di Davide Pandozy del secondo numero hanno un'interessante dinamicità e un non inferiore livello di dettaglio, inoltre qui i personaggi assumono delle pose che ne tirano fuori gli aspetti più ironici. I colori di Mattia Zoanni sono morbidi, tenui e perfetti per conferire l'atmosfera giusta all'opera, un po' dalle parti di Tim Burton. Da applauso le copertine. Sia quella del primo numero ad opera di Giampà e Zoanni che la seconda, di Qualano e Zoanni. Certo che se la protagonista andasse in giro  tra le tavole in pose altamente sexy come quella assunta sulla copertina del secondo numero ci sarebbe da rimanere ciechi...
La storia di Azarov, su soggetto e sceneggiatura di Paul Izzo e disegni di Daniele Cosentino è interessate per la vena malinconica dei protagonisti, la buona ironia che scaturisce dalle situazioni e che agisce da contrasto, e per i tanti cazzotti che vengono dispensati. Lo stile di scrittura come i disegni sono un po' acerbi all'inizio, ma si nota un bel miglioramento già dalla seconda storia.

The Steam è un progetto interessante frutto dell'impegno di giovani autori che si stanno facendo davvero le ossa. Talenti che stanno sbocciando. Ci sentiamo di promuovere l'impegno e i miglioramenti continui a cui assistiamo pagina dopo pagina e vi invitiamo alla lettura e scoperta di questo titolo, magari in concomitanza di qualche fiera importante e tra gli scaffali delle fumetterie. Noi abbiamo visionato per ora i primi due numeri e non vediamo l'ora di leggerne di più.
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sabato 21 ottobre 2017

Hellsing ed Hellsing Ultimate - la Dynit ri-porta finalmente nelle nostre case la serie TV e la serie OAV, integralmente.



- Prima di tutto un messaggio ai lettori più affezionati. Ho avuto qualche problemino di salute e per questo mi è toccato un po' disertare queste pagine. Spero di riuscire a tornare presto a scrivere con un buon ritmo. Mi siete mancati in questo tempo, mi dispiace molto per la mia assenza. Provo a "tirare innanzi" comunque, parlandovi di una serie che mi piace molto.


- Premessa: la serie oggetto di questo articolo è un prodotto per adulti amanti dell'horror splatter. C'è in verità molto di più sotto la superficie, ma se teste mozzate, sbudellamenti, sparatorie e pazzia di stampo para-ideologico vi turbano, questo non è il prodotto che potrebbe fare al vostro caso.

- Alucard, l'unico vero vampiro degli ultimi 20 anni. Come si fa a parlare di Hellsing oggi? Oggi i vampiri sono un derivato degi X-men (Twilight) o sono rivisti come nobili condottieri sfortunati (Dracula untold), spesso sono invischiati in polpettoni alla Beautiful (Vampire Diary), saltuariamente sono lo specchio di nobildonne gotiche (Penny Dreadful) o nella versione più deprimente dei quasi-zombie. Si è persa la potenza e la spietatezza della creatura immortale descritta da Stoker e narrataci nel '90 dal fantastico film di Coppola, un tempo in cui il vampiro guidava eserciti, si trasformava in nebbia, pipistrelli, topi e sapeva sedurre quanto spaventare quanto essere una figura tragica. Un tempo in cui il vampiro era Dracula, Vlad l'impalatore, tra storia e leggenda, e non un tizio con i canini finiti e poco più buono per la sua presenza scenica, spesso derivativa. In controtendenza a questo, ai cosiddetti vampiri da junk-food (non disprezzabili a priori ma forse meno carismatici per potenziale) si è mosso Hellsing. Non un'allegoria della giovinezza immortale, non decadenza scenica ma puro horror splatter cazzuto ed esagerato, ebbro di tutta la potenza, paura e seduzione di cui il mostro descritto da Stoker era capace. 


Hellsing è stato il manga più popolare del flemmatico, stiloso e ultrasplatter Kota Hirano, oggi attivo con Drifters, nonché una delle mie letture preferite di sempre. A metà del primo decennio del duemila, mentre ero moderatore di un forum che qualcuno forse ricorda, avevo pure l'avatar di Alucard, uno dei principali mattatori della serie. Perché il fumetto mi piaceva? Perché aveva un'impostazione grafica retrò quanto modernissima, carica di personaggi dal ghigno cattivo armati delle armi più assurde e sempre pronti a macellarsi a vicenda come su una tavola di Lobo disegnata da Simon Bisley. Perché per il 90% non c'era una distinzione reale tra buoni e cattivi e la trama scivolava via come un fiume in piena. Perché era pieno di personaggi finemente caratterizzati, iconici, precisi e fighissimi. Perché Hirano per costruire l'intreccio mixava e valorizzava tutta una serie di fonti letterarie fantastiche, storiche, scientifiche e horrorifere dell'immaginario occidentale, giocando con autori come Bram Stoker, Mary Shelley e James Matthew Barrie, prendendo suggestioni tanto dall'alchimista George Ripley quanto dagli studi scientifici di Erwin Schrodinger. Perché si parlava di vampiri al pari dei nietzchiani ubermensh. Perché si parlava di religione con l'occhio tutto matto che può avere solo un giapponese (ogni riferimento ai lavori di Anno è puramente voluto, anche se Hirano vola ben più leggero). E infine perché, preparato il più gustoso dei polpettoni, l'autore innaffiava, innaffiava e innaffiava il tutto con un abbondante e roboante quantitativo di scene d'azione a base di pallettoni infiniti esplosi da pistole giganteshe (ritratte con una precisione e cura di dettaglio grafico pari sono a Sonoda), spadate, coltellate, mannaiate, con una granguignolesca dose di splatter. Non dimenticandosi però l'ironia e in alcuni casi pure la satira sociale. Non dimenticandosi di far spaventare, come solo le vere storie di vampiri sanno fare,  e certe volte commuovere. Ci sono pure omaggi evidenti alla più famosa opera di Yasuhiro Nightow (che è pure uno dei più grandi fan della serie di Hirano). Hellsing è per me uno dei fumetti action/pulp migliori di sempre. Una vera mannaiata di violenza liberatoria con quel "qualcosa in più" che lo eleva ad opera di prima grandezza. Tra vampiri "junk-food", ghouls sbrindellati a milioni, Zeppelin nazisti che solcano i cieli e fantomatiche sezioni segrete del vaticano di esorcisti sterminatori veniamo trascinati in un mondo unico, spaventosissimo quanto intrigante, dove la campagna inglese (e poi Londra stessa) si tinge di rosso sotto una luna di sangue.
La trama in due parole: Presente, anche se alternativo. I vampiri sono una realtà conosciuta, una razza parallela alla nostra. Sono spietati e in grado di creare interi eserciti di ghoul e draculine, ma vivono ai margini, nascosti. Tuttavia si stanno diffondendo a macchia d'olio dei vampiri di diversi tipo. Sono aggressivi e violenti, non hanno nessun retaggio nobile e anzi appartengono alle fasce più basse della borghesia. Sono in numero esponenzialmente maggiore e non si limitano a placare la loro fame, vogliono scatenare una guerra. Il compito di combattere i vampiri in Inghilterra è affidato da secoli alla Hellsing, l'associazione segreta dei Cavalieri Reali dell'ordine protestante, che ha oggi a capo Lady Integra Hellsing (sì, qui con due "L"), discendente diretta di un leggendario cacciatore di Vampiri. Nei resto del mondo opera invece la fantomatica è invisibile sezione XIII o "Iscariota", con i suoi paladini esorcisti. Per combattere questi nuovi mostri dovranno schierare in campo aperto tutte le loro forze, armandole di proiettili benedetti, lame consacrate e bombe incendiarie. Saranno costretti inoltre scatenare i loro personali "uomini - mostro", creature potentissime quanto incontrollabili in grado di fare virtualmente più danno dei nemici stessi. I primi sussulti del conflitto arrivano dalla campagna inglese, dove un vampiro si è creato una piccola legione di ghoul mordendo sul collo i fedeli della parrocchia di cui è pastore. L'agente di polizia Seras Victoria dopo una notte tremenda in cui ha perso i suoi compagni di squadra si trova suo malgrado tra un vampiro e uno dei più terribili agenti della Hellsing, Alucard. Senza troppi problemi, Seras viene perforata da parte a parte dai proiettili benedetti sparati dalla Casull 454 di Alucard, che in questo modo uccide facilmente del vampiro dietro di lei. Dopo di che Seras si risveglia, trasformata in vampiro da Alucard stesso e intruppata senza troppi problemi nella Hellsing. Dovrà imparare a gestire i suoi nuovi poteri, il suo nuovo status e la sua nuova alimentazione (un tema che oggi è familiare si più giovani grazie a opere come Tokyo Ghoul e Kinseiju, sempre edite da Dynit in Italia per gli anime e da J-Pop per i manga) per vendicare i suoi colleghi uccisi quella notte e tutte le future vittime dei succhiasangue. A guidarla sarà la potente e glaciale lady Integra, il misterioso maggiordomo Walter e quello strano figuro che è Alucard.
Non voglio rovinarvi di più. 


- Ma chi sono i mattatori principali? Hellsing è un'opera corale ma se dobbiamo trovare una protagonista il dito lo porrei su Lady Integra o Seras Victoria. Entrambe le ragazze affrontano un percorso di crescita durante l'opera, imparando a convivere con la bruttezza di un mondo spietato e traendo dai loro compagni la forza per affrontare ogni difficoltà. 
Integra è una novella Giovanna d'Arco con aspetti regali/ drammaturgici  da Elisabetta I, ha dovuto crescere troppo in fretta e sorregge con fierezza il peso di responsabilità gigantesche, ha ucciso anzitempo la sua femminilità per forgiare la propria corazza emotiva.
Seras è la persona normale che di colpo precipita in un mondo anormale e che grazie a un "dono" scopre di poter avere un ruolo altro, in senso anche sgradevole, e alto, in senso quasi para -supereroistico per determinare le sorti del mondo. Ha gli occhioni grandi, un buon cuore, le forme morbide su cui affonda le mano ogni tanto qualche vampiro sporcaccione, e tutti i poteri vampirici più assurdi, che le permettono di imbracciare delle armi gigantesche e sparare con precisione a chilometri di distanza. Il suo problema è il "limite", riuscire ad avere i poteri di un mostro senza perdere la propria forma umana, il proprio animo. Attorno a queste due donne forti si dipana un mondo di assurdi super uomini distruttivi come dei tornado, degli autentici Violence Jack: Alucard e padre Anderson su tutti, che sono sostanzialmente gli "indistruttibili" lati speculari di una stessa medaglia. 
Alucard è un mostro al servizio della Hellsing, il frutto di secoli di studio e combattimento con i vampiri. È il classico genio nella lampada: poteri infiniti relegati a una condizione di schiavo. Regale quanto animale, Alucard si trasporta dietro una infinita malinconia quanto una spietatezza feroce. Ebbro del suo potere, nei combattimenti contro ghoul e vampiri ama farsi massacrare fino allo smembramento per poi ricomporre il suo corpo e con un ghigno cattivo divorare i suoi avversari. Ma rimane uno schiavo, un'ombra di quello che era, un'arma sovra-umana oggettificata atta alla distruzione di massa. Forse ha un cuore, ma è un cuore spezzato da infiniti anni di lotta. La sua origine, il modo in cui è diventato mostro, è uno dei punti più alti dell'opera, e la vedrete solo intorno all'episodio 8 dell'oav. 
Padre Anderson non è diverso da Alucard, per questo anche lui era qualcosa di diverso prima che venisse trasformato in un'arma immortale, per questo anche lui mette paura al solo vederlo. Perennemente in stato allucinatorio, l'animo di Anderson si involve durante i combattimenti fino a livello animale, mentre invoca come sotto trip degli ossessivi "Amen". Anche lui è un potentissimo giocattolo rotto, ma a differenza di Alucard non ha forse la capacità di rendersene conto. Ama combattere mettendo alle strette il nemico con dei campi di forza e avanzare verso di lui con due coltelli disposti davanti al viso in modo da formare una croce. 
C'è un cattivo "più cattivo" nella serie ed è il maggiore, l'oscuro burattinaio della fantomatica Millennium. Veste di bianco, porta occhiali dietro cui spesso non si scorgono gli occhi, ha una risata cattiva. Le sue intenzioni sono terribili è sostanzialmente vive per combattere una grande guerra. Quello che riuscirà a fare a Londra è inimmaginabile: la più grande mattanza che si sia mai vista in un anime o un film. Da quando entrerà in scena tutto diventerà esponenzialmente grande. Vorrei dirvi qualcosa di più su di lui ma rischio spoiler. È una creatura terribile quanto tatticamente geniale, forse in grado anche di ammazzare un dio. 
Potrei poi parlarvi di personaggi come Walter e Bernadotte, dei fratelli Valentine e di Rip Van Winkle, di Enrico Maxwell e del silenzioso "Capitano", ma lascio a voi la scoperta. 


- Una serie TV o una serie di oav? Posto che il manga lo trovate integralmente edito da J-pop (io conservo anche i primi volumi che aveva pubblicato una Dynamic Italia pre-scissione) ed è una lettura che vi consiglio, soprattutto se amate l'azione a tinte più horror, di Hellsing esiste una serie TV del 2001, di una dozzina di episodi, ad opera di Gonzo, e una serie di oav, iniziata nel 2006 e conclusasi nel 2012, Hellsing Ultimate ad opera, negli anni (poiché per ultimare il manga Hirano ci ha messo un po'), di Satelight, Madhouse, Graphinica e Kelmadick. La serie TV prende in esame i primi due volumetti del manga aggiungendo nell'ultimo blocco di quattro episodi una trama inedita e auto-conclusiva, ha uno stile grafico e un tipo di animazione carina ma forse oggi un po' datata (chara un po' generico per i personaggi secondari, degli effetti speciali in computer grafica simpatici ma vecchiotti), ha una colonna sonora strepitosa e un livello di violenza visiva più "addolcito" (sempre alto comunque) rispetto al manga. La serie oav, voluta dallo stesso produttore anche per superare i limiti di splatter che erano imposti dalla trasmissione TV,  segue tutto il fumetto dall'inizio alla fine, ha uno spettacolare tratto e animazione fedele al 110% al manga, una colonna sonora ugualmente da paura con in più brani eseguiti anche da un'orchestra sinfonica, un livello splatter inimmaginabile in natura. Alcuni anni fa la serie TV era stata editata in Italia da Shin Vision in una confezione / box collezione a forma di bara. La serie oav invece era stata proposta da Kaze unicamente per le prime quattro uscite. Oggi Dynit ci porta la serie TV (12 episodi da mezz'ora) in unico box e la serie oav in cinque uscite da due oav l'una (ogni oav dura circa un'oretta, la seconda e terza uscita - cioè quella con episodi mai arrivati prima - sono previste per Lucca). La serie TV ha il suo perché in una descrizione dei personaggi più accurata, che tiene conto anche di quelli minori. Ha un paio di situazioni concepite in luoghi e tempi diversi rispetto al manga, fa vedere un po' in azione i soldati della Hellsing (nell'OAV sono per lo più senza nome), un paio di "casi" sono più articolati e c'è un bellissimo parallelismo (episodio 7/8) tra Alucard e Peter Pan, assolutamente non banale (che infatti tornerà a fine opera nello stupendo finale). Anche oggi ha il suo perché, ma viene letteralmente annichilita dalla serie Ultimate, in grado di dare due o tre piste anche alle produzioni anime odierne. Hellsing Ultimate mi ha gasato solo quanto Giant Robot (ma qui ve lo ri-sottolineo perché sia chiaro: sono un totale fan-Boy irrazionale se si parla di Hellsing) e la versione giappo, presa ai tempi, l'ho letteralmente consumata. Anche per questo motivo non saprei troppo orientarvi sul doppiaggio. Per me Alucard ha la voce di Jouji Nakata, Seras è Fumiko Orikasa e Integra Yoshiko Sakakibara. La serie e gli oav italiani presentano invece due team di doppiaggio diversi (con Dynit che ha fatto ultimare il doppiaggio degli oav dallo stesso staff ingaggiato prima da Kaze). Ho però trovato azzeccatissima Cinzia de Carolis su Integra nella serie TV. La De Carolis ha doppiato con pari fermezza e autorità Lady Oscar e Integra come stato d'animo, marzialità e carisma richiama tantissimo il personaggio. Anche Lorenzo Scattorin su Alucard nella serie oav non è per me affatto male, ha un bel tono drammatico e sembra che si diverta un mondo a fare la voce da pazzo (in questo senso sentitelo su Seto Kaiba nel film Yugi - oh - The darkside of dimensions, che è sorprendentemente più bello di quanto mi aspettassi). Mario Zucca (che ho sempre amato come comico è come doppiatore di Batou in Ghost in The shell) è semplicemente perfetto su padre Anderson, lo traduce bene conferendogli la giusta caratura da fanatico unita alla gentilezza dell'uomo di chiesa, e sono contento che lo doppi in entrambe le produzioni. Poi ovviamente ci sono altre voci per me meno in sintonia, come quella del maggiore nella serie oav (avrei voluto uno Stefano Benassi, doppiatore di Christoph Waltz... ma non si può avere tutto), ma in genere non mi sembrano fatti male. 



- Conclusione: Hellsing è una delle serie più interessanti di sempre per i cultori del l'horror splatter. Mette paura, esalta, diverte e lascia una gran voglia di rivederla. Qualcuno al giorno d'oggi potrebbe paragonarla erroneamente a One Punch Man, per via della potenza smisurata di personaggi come Anderson e Alucard, ma per me il focus non è quello quanto il percorso di crescita di due ragazze in due donne. Un percorso in cui è importante credere negli altri, compagni e maestri, ma soprattutto credere in se stessi, perché il grande aiuto che cerchi potrebbe arrivare tardi o non arrivare mai e alla fine si è sempre soli quando si devono affrontare le proprie battaglie. Hellsing è anche questo, un inno agli uomini che riescono a combattere gli dei per conquistare la propria libertà. Lo doveva essere anche Batman v Superman ma è forse lì è andata male. Se non vi spaventa la tamarraggine di cui quest'opera trasuda, la violenza estrema e le scene action quasi di stampo apocalittico, troverete in Hellsing anche questo bel messaggio. Provatelo e fatemi sapere. 
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domenica 1 ottobre 2017

Valerian e la città dei mille pianeti: la nostra recensione!



- Sinossi al tempo futuro: Ci sarà  un tempo in cui gli uomini della Terra finiranno finalmente di spararsi gli uni contro gli altri e guarderanno alle stelle, magari ascoltando in cuffia Space Oddity. Allora la stazione spaziale internazionale (che presto ospiterà Rat-Man, dicano da dopo Lucca...), testimonianza secondo i complottisti che l'uomo non è mai arrivato davvero sulla Luna (perché se fosse, anche se non ci fosse un tubo come ci dicono, oggi avrebbero almeno trovato un modo per far risplendere di notte la pubblicità della Pepsi) sarà rispolverata dai diari di Astrosamante varie e usata per cose più cool. L'aggeggino modulare dove faceva le capriole l'astronauta più vecchio del mondo inizierà ad espandersi e modulo dopo modulo tutti i paesi inizieranno a farne parte mandandoci su qualcosa, vuoi delle PlayStation, vuoi sedie più comode, vuoi il cuscus, un gatto. Ma soprattutto la gente, tutta la gente della Terra, tutta insieme, senza combattersi e sputarsi negli occhi, come fossimo una famiglia vera. Da un giorno all'altro vedendo questa irradiazione di "love-Power" arriveranno gli alieni. Non quelli che ti fanno di notte lo scherzo della sonda anale, non gli scarrafoidi o i bavosi di acido ma quelli buoni, tipo i Vulcaniani. Con la voglia di conoscerci e farsi conoscere, tutti sorridenti e pronti a elargire una stretta di mano in segno di pace scopriremo che, in fondo, tutti, anatomicamente, siamo dotati di mani da stringere in amicizia, persino gli uomini-pesce rosso, e pur diversissimi ci scopriremo tutti molto simili, "noi abitanti dello spazio". Una razza tante razze, tutti in coda nell'autostrada della vita, tutti con l'imu da pagare. Star Trek sarà storia vera, come lo sbarco dei 1000 e la tigre dei Frosties. Tutti allora vorranno partecipare alle strette di mano e ad aggiungere altri pezzi alla stazione internazionale, tutti vorranno essere parte di questa specie di lego spaziale fino a che questo agglomerato multi-etnico sarà così grosso da essere costretto ad allontanarsi dalla gravità terrestre per non cadere addosso al nostro vecchio pianeta. La vecchia Stazione Internazionale, ormai ingigantita in modo assurdamente "gurrenlagannoso" (se non sei nerd traduci: "grossa da paura"), mentre continueranno a suonare le note di Space Oddity in sottofondo (ma quanto è bella la scena iniziale di questo film??) inizierà ad allontanarsi con dei mega razzi fino a spingersi là dove nessun uomo è mai giunto prima, fino a trovare un nuovo indirizzo galattico e diventare così "Alpha, la città dei mille pianeti". Milioni di razze diverse, migliaia di lingue e linguaggi macchina diversi, McDonalds a perdita d'occhio. Tutte le astronavi e astronavine che si potrebbero mai pensare, tutte le aliene con due, tre, dieci tette che si potrebbero mai amare, persino planetoidi dediti al poker come un Cowboy Bebop. E poi supermercati infra-dimensionali a non finire con corrieri Bartolini armati di teletrasporto, i cibi più assurdi, da servire pure vivi utilizzando per bastoncino chi li porta, i vestiti più zarri tratto dalle peggio creazioni di Jean Paul Genout, come ogni film di Besson comanda. Zone residenziali acquatiche per i popoli abituati agli abissi, zone fredde e zone calde, zone a gravità zero, zone multidimensionali, zone abitate da umanoidi evoluti e zone destinate anche alle popolazioni più indigene, troglodite e pericolose, zone radioattive. Scienza e magia, poteri mentali e cultura, tutto si fonderà o sarà alla portata di tutti e sarà solo l'inizio di un viaggio più grande. Perché un po' tutte le razze arrivare su Alpha o quasi avranno un loro pianeta di riferimento da esplorare con Tripadvisir. Lo spazio diverrà immenso e popolato più di uno stadio in cui suona Vasco, sarà possibile abbronzarsi sulla spiaggia più bella della via lattea, acquistare chincaglieria aliena e godere di traduttori multilingue universali. Certo dove tutto è più grande i problemi si espandono esponenzialmente. Dal niente potranno saltare fuori fraintendimenti culturali, scaramucce, incrociatori spaziali che ti cadono addosso. Per salvare non uno ma mille mondi dalle minacce più impensabili vi serviranno dei Man in Black 2.0 come i leggendari eroi Valerian (Dane DeHaan, simpatico, aitante e molto intenso, un attore da tenere mooolto d'occhio, vi consiglio La cura dal benessere, di cui magari presto parleremo. Non credete a chi lo bolla come Di Caprio dei poveri, anche se oggettivamente si dovrebbero mitigare le somiglianze evidenti. Cosa che spesso anche solo i costumisti non fanno) e Laureline (una Cara Delevingne bella da infarto, quasi sempre svestita e, dicono, un po' negata per la recitazione... problema che da noi viene parecchio mitigato dalla doppiatrice italiana di Felicity Jones e Jennifer Lawrence. Rimane mooolto algida e "sulle sue", ma per me piuttosto amabile). Due soldati scavezzacollo, molto glam e molto sarcastici, amabilmente "cicci -cicci" e "punzecchiosi" tra loro. Saranno armati pesanti, saranno pressoché infallibili e sempre disposti a gettarsi nella mischia per risolvere i guai di una popolazione variegata e volenterosa quanto imperfetta e potenzialmente pericolosa. E nel mentre di inseguimenti ed esplosioni lui non smetterà di fare il bulletto e lei la maestrina, dando insieme corpo a una coppia assurda, molto scazzata e sopra le righe ma per questo molto più realistica di mille coppiette fasulle da film rosa dei giorni nostri. Laddove la loro astronave parlante "Max" e la tecnologia di armi gravitazionali e super- suits non arriverà in loro aiuto per la missione, potranno fare affidamento sui poteri mentali conferiti dalle meduse spaziali, sugli alieni mutaforma e su creaturine magiche che moltiplicano gli oggetti che possono ingerire (fossero anche bombe atomiche). Laddove dei primitivi cercheranno di mangiarli dopo averli "pescati" a gravità zero mentre sono nel mezzo di un'indagine (una scena davvero assurda), potranno farsi aiutare da qualche spada da roteare in stile Conan e da... Rihanna... giuro!!! 
Ma un giorno Valerian e la sua partner avranno davanti una missione davvero importante da compiere, una missione che potrebbe cambiare per sempre gli equilibri di potere su Alpha. Riusciranno a salvare tutto e tutti?


- Dopo anni e anni di progettazione, Luc Besson porta al cinema Valerian: "Le idee viaggiano", diceva la buonanima di Bonvi quando gli facevano notare aspetti di Star Wars che sembravano ripresi da una sua opera antecedente scritta a quattro mani con Guccini, "Storie dallo spazio profondo". Del resto quella magnifica mini-serie non la conoscevano in tanti, come al di fuori della Francia e delle terre delle BD sono in pochi a conoscere soprattutto oggi Valerian (speriamo che l'iniziativa editoriale promossa da Panini e Gazzetta dello Sport da poco aiuti questa conoscenza), dal quale Star Wars sembra aver compiuto a livello visivo dei furti da codice penale se non fosse che "le idee viaggiano".  
Piccole similitudini con Star Wars. E ricordiamo che Valerian è scritto svariati anni prima
Scheda sulle "ruberie" di Star Wrs a Valerian

Pure la guerra del cloni è stata clonata da un numero di Valerian...
L'ironico incontro tra Valerian, Laureline, Luke e Leia sulle pagine di Valerian

Anche chi vede Blade Runner pensa a Syd Mead e non a Enki Bilal e Moebius, sebbene numerose tavole delle BD dei due maestri siano copia-incollate nel capolavoro di Ridley Scott e lo stesso Scott ammette candidamente la fonte. Il fatto che le BD, i cosiddetti fumetti "alla francese", siano da sempre così elitari, per costo e tempi di attesa, da essere un sogno per pochi ha fatto in modo da un lato che il pubblico le conoscesse poco e dall'altro che la fantascienza mainstream soprattutto cinematografica se ne appropriasse in modo un po' spudorato e senza che nessuno guardasse al crimine. Insomma, Valerian ha oggi il suo film grazie anche a un budget stratosferico recuperato da Besson grazie anni e anni di produzione di b-movie di successo come Taken, The Transporter, Taxxi. Si dice ci siano stati dei problemi a livello di pubblicità del prodotto e che tali magagne abbiano minato sul nascere il successo della pellicola su suolo americano, compromettendo già i possibili sequel. Ad oggi Valerian tuttavia nonostante il flop in America  ha già recuperato gli alti costi nella distribuzione su scala mondiale e ora della fine della presenza in sala potrebbe regalare altre sorprese, senza contare l'home video. 


-Ma alla fine com'è la pellicola, fama o non fama a parte? Valerian e la città dei mille pianeti è strutturato come il mix tra tre/quattro storie a fumetti della omonima serie a fumetti. Gli episodi sono stati amalgamati bene per presentarci il più alto numero di scenari possibili e la maggiore gamma delle assurdità in cui ci si potrebbe imbattere. Il tutto è una corsa, una corsa forsennata da un luogo all'altro carica di scene grottesche quanto spettacolari. I nostri eroi in questo tour de force non sono imbattibili e inaffondabili ma vengono sovente catturati, abbattuti con le loro astronavi, messi alle strette e più volte sul punto di essere divorati da alieni bellicosi. Ciò che li tiene insieme e gli permette di sopravvivere è questa reciproca attrazione tra di loro, che li spinge a "salvarsi a vicenda" nelle situazioni più intricate (immaginate Superman che salva Lois Lane e subito dopo che accada l'opposto in modo paritario... è intrigante). Valerian e Laureline sono teneri nel loro essere altezzosi quanto letali, romanticamente antipatici quanto sinceramente uniti in un mondo pieno di alieni e di mille problemi a loro collegati. Come Zootropolis, Valerian è un film in cui "le scale", sociali quanto della dimensione diversa dei protagonisti, contano. Ci sono alieni che creano dal nulla energia sub-atomica e che vivono a due passi da alieni che cacciano la selvaggina con il bastone. Sconfinare da una zona all'altra per seguire un'indagine, come fanno sovente i nostri eroi, significa ricalibrare tutto ed essere pronti ai più impensabili cambi di scenario. Visivamente e sul lato prettamente action Valerian è esaltante e carico di tantissime trovate visive originali e appaganti. È una gioia da vedere anche perché si avverte una ricerca attenta e mai banale in molti dettagli che magari sfuggono ad un primo sguardo. È un film denso e questo potrebbe essere visto come un suo limite. Un altro limite è dovuto al fatto che per la voglia pazza di immergerci in questo caleidoscopio colorato che corre come un fulmine Besson ha forse dimenticato di prendere il giusto tempo per parlarci di più dei personaggi e della loro relazione. Una relazione che c'è, si vede ed è pure espressa bene, ma che avrebbe bisogno di minuti extra per farci davvero amare questi due eroi. Un capitolo 2 cinematografico potrebbe sicuramente mettere una pezza a questo aspetto allo stesso modo in cui I guardiani della galassia 2 ha deciso per un attimo di scendere dall'ottovolante delle battaglie cosmiche per raccontarci di più la relazione tra i nostri eroi preferiti. È quindi un aspetto aggiustabile anche per Valerian.


- Quindi tutti in sala? Sapete come la penso se bazzicate un po' questo blog. Non c'è nessun sequel o remake che rovinerà mai la vostra infanzia e non esiste nessun film che debba per forza essere paragonato ad un capolavoro "perché quello è più bello". Io amo portare la gente al cinema per divertirsi e i classici me li vedo a casa tutte le volte che voglio. La prima cosa che salta alla mente guardando Valerian è Guerre Stellari, ed è un dato evidente. Anche se la storia ci insegna che Guerre Stellari ha copiato da Valerian e non viceversa ci riferiamo all'aspetto visivo e ad alcune idee di rappresentazione dell'azione: la regia, la colonna sonora, la recitazione e l'intreccio ci portano in territori diversi di un mondo pur molto simile. Valerian non è a livello di Star Wars perché non dedica il giusto tempo alla mitologia, perché accumula troppa carne sul fuoco, perché spesso manca di cavalcare al meglio le onde emotive, perché non c'è John Williams. Ma un po' tutte le pellicole di genere sci-fi fantasy escono con le ossa rotte dal confronto con Star Wars. Prendiamo Valerian per quello che è quindi, un b-movie ricchissimo, carico di effetti speciali e di alcune delle scene action più originali degli ultimi anni. Un film divertente e che scorre a velocità luce sullo schermo. Se volete divertirvi andatelo a vedere senza patemi. Fatelo per ammazzare il tempo fino al prossimo Star Wars almeno. Vi prometto che vi divertirete. 
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mercoledì 27 settembre 2017

Siamo pronti per vedere Blade Runner 2049?




Il 5 ottobre è nelle sale Blade Runner 2049 con Ryan Gosling, Jared Leto, Harrison Ford, Dave Bautista, Robin Wright, Edward James Olmos e tanti altri. Presto ci immergeremo quindi di nuovo nel mondo futuristico hard boiled dei replicanti immaginato da Ridley Scott dopo le letture dei libri di Dick e delle graphic novel di Moebius e Enki Bilal. La posta in gioco è alta perché Blade Runner, nonostante il sonoro flop con cui è stato accolto in sala nel lontano 1982 è diventato con il tempo un autentico cult multi-generazionale: le aspettative sono altissime e i cretini pronti a urlare in caso di flop che gli hanno ucciso l'infanzia pure di più. A sentire dalle prime recensioni che arrivano in queste ore dalle proiezioni stampa possiamo stare tranquilli che il film sarà bellino, quindi andremo al cinema più speranzosi che scettici. La regia questa volta è affidata al molto bravo Denis Villeneuve, ma saldamente al comando della produzione c'è sempre il vecchio Scott, che come sua recente abitudine ha deciso di arricchire l'esperienza cinematografica proponendo dei corti da guardare online. Siccome il cuore di un papà è sempre grande, due di questi corti sono diretti dal figlio di Scott, Luke, mentre il terzo è un corto animato nientemeno che realizzato da Watanabe, il leggendario director di Cowboy Bebop, Samurai Shamploo, Gundam 0083. Avete quindi una ventina di minuti circa di materiale extra da visionare prima di fare la fila per i popcorn o forse già in sala, visto che la pubblicità prima dei film da venti minuti è subdolamente aumentata a 28 senza che nessuno ve lo abbia detto. Ma bando alle tristezze! Ecco il piatto completo! Nel caso i link dovessero non funzionare per motivi vari (tipo esclusive temporanee), vi invito a digitare i nomi dei corti sui motori di ricerca, vedrete che qualcosa apparirà. 

Il primo a essere stati rilasciato è "2036: Nexus Dawn" ed è di Luke Scott



Conosciamo un po' il successore spirituale di Tyrell (Joe Turkel), il geniale creatore dei replicanti Nexus. Niander Wallace (interpretato da Jared Leto) ha dato corpo a delle creature fisicamente superiori quanto emotivamente ancora più "schiave" e docili nei confronti degli uomini. Se così fosse la Blade Runner, L'unità della polizia metropolitana addetta allo smaltimento dei "lavori in pelle" difettosi o violenti potrebbe benissimo essere smantellata. Ma c'è qualcosa di misterioso che brilla sotto gli occhi assenti di questo nuovo doctor Frankenstein. Leto è molto bravo a interpretare un personaggio così luciferino tanto ricco di sfumature quasi messianiche, sarà interessante da scoprire.

Anche il secondo corto è di Luke Scott e si intitola "2048: Nowhere tu run"


Si svolge poco prima degli eventi della pellicola e ci presenta Sapper Morton, il personaggio interpretato da Dave Bautista. Sembra una persona qualunque che vive nella parte più povera creando animali sintetici (nel futuro non ci sono allevamenti "canonici"), ma nasconde forse qualcosa per il suo modo di menare le mani. Gli occhialetti da vista non sono riusciti a distrarre qualcuno dalla montagna di muscoli nascosti e dalla forza erculea. Bautista da L'uomo dai pugni di ferro in poi è una autentica sorpresa. Chi si aspettava solo un omaccione ottimo per gli action movie si è davvero ricreduto per la versatilità, umorismo e incredibile umanità che trasmette nelle sue interpretazioni. Con gli occhiali da miope, cappottone e quattro capelli in testa pettinati alla Homer Simpson sembra quasi che Bautista realizzi la sua "versione Clark Kent". Se Leto deve combattere idealmente come ruolo con l'ombra di Tyrell, Bautista sarà oggetto di confronti con l'umanissimo e disperato Leon Kowalski interpretato nel 1982 da Brion James. 

Chiudiamo con il terzo corto rilasciato poche ore fa, diretto dal maestro Shinichiro Watanabe. Se non dovesse essere visibile il link lo trovate cercando "Black out 2022" o su Crunchyroll se siete iscritti al servizio (se difficoltoso lo troverete probabilmente anche nella versione home video) 



È il corto più lungo, di oltre una decina di minuti, ed è quello che ci racconta un po' gli eventi del "day After" della prima pellicola. L'animazione permette poi di vedere un Gaff (Edward James Olmos) ancora giovinotto e sempre amabilmente incomprensibile per via del city-spoke (il dialetto strano che parla la underclass). A seguito di quello che succedeva a fine film (che non vi spoilero anche se non aver visto Blade Runner e voler vedere il sequel è una condotta un po' criminale... recuperate e godete dello spettacolo quanto prima) diciamo che si assiste a una crisi politica mica da sottovalutare. Crisi che porta dritta agli eventi catastrofici illustrati in questo corto. Non vi dico niente, scopritelo voi, per me è una vera chicca animata che da sola riesce a espandere il mondo di Blade Runner fino all'aspetto che avrà nella pellicola ambientata nel 2049. Se gli altri due corti, lodevolissimi, sono delle splendide scene aggiunte al mosaico narrativo, qui abbiamo un piccolo film che nonostante le semplificazioni evidenti per via della durata, riesce ad avvincere per atmosfere, scene action e continui rimandi visivi.


Questo è quanto per ora. Se non avete già attinto a queste fonti vi auguro una buona scorpacciata! So già che passerò i prossimi giorni a sognare androidi  che sognano pecorelle elettriche. 

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lunedì 18 settembre 2017

Full metal panic!: invisibile victory

La "quarta" stagione dell'anima della light Novel cult degli anni zero ha il primo trailer ufficiale e una data!


Da quando nel 1998 la commedia action Full metal panic! ha fatto il suo dirompente ingresso nel panorama delle light novel ci siamo subito innamorati dei personaggi del suo strano mondo in bilico tra vita scolastica contemporanea e scontri con robottoni  in un clima da guerra fredda. Abbiamo così conosciuto il giovane timido ma risolutissimo, stralunatissimo e ottusissimo, e  a volte tragicissimo, sergente ragazzo - prodigio Sagara, super spia e super pilota di robot al soldo della quasi "bondiana" Mithril. Abbiamo parallelamente incontrato la dolce e irruenta, vendicativa e gelosissima, liceale ragazza - comunissima Kaname. Lui doveva difenderla, per motivi che non spoilero, da un'organizzazione criminale e per questo, essendo ancora giovinetto, come in 21 jump street, "tornava a scuola". O meglio "ci andava per la prima volta", in quanto la scuola normale lui non la aveva mai fatta, essendo stato addestrato fin da bambino come un techno-Rambo letale al punto da sembrare quasi un alieno socialmente un po' rimbambito. Sagara sorveglia Kaname con lo sguardo da pazzo, si esprime calorosamente come un androide, porta mitragliatori a scuola per l'auto - difesa (e l'insegnante, stupenda, penserà sempre che è un cretino fissato con le repliche giocattolo), scova in ogni situazione, per eccesso di tensione da campo di battaglia, dei presunti pericoli mortali e agisce platealmente e senza senso per salvare la sua protetta. Lei, classica fascinosa prima della classe, attiva sportivamente e psicopatica, teneramente, ingenua stile Akane di Ranma 1/2, un po' lo giudica un pazzo, un po' un maniaco, un po' un terrorista, ma forse, essendo donna, ci trova pure del tenero. E incredibilmente del tenero, tra questi due messi agli antipodi, ce lo troviamo anche noi, perché l'autore riesce a farceli conoscere davvero bene. Ridiamo, molto, ma ci facciamo anche conquistare dall'inevitabile lato sentimentale della vicenda che piano a piano cresce, ci commuoviamo per le parti tragiche che inevitabilmente piano piano vengono a galla. La storia emotivamente si evolve al punto che la definizione di "commedia" diventa sempre più stretta. Anche perché poi la componente action, in cui si muovono robottoni vicini parenti di Patlabor,  in un mondo ultra - spionistico e hi-tech carico di eserciti segreti e mimetizzazioni ottiche alla Metal Gear, dona un gusto tutto unico allo spettacolo. E quando i comprimari del "mondo militare" si fondono con quelli del "mondo scolastico" può capitare davvero di tutto. Come robot mimetizzati da enormi orsi di peluche intenti a rubare mutandine da donna nei dormitori scolastici. 


Un'opera ricca quindi, che anno dopo anno ha ispirato vari fumetti collegati prima, dopo, durante (di cui vi consiglio Full metal Panic! Zero, ad opera dell'eccezionale Tetsuru Kasahara) e cartoni animati relativi. Il primo anime, prodotto da Gonzo con ampio ausilio della computer grafica ma con un graziosissimo chara design, ha goduto di uno straordinario successo. La seconda incarnazione della Kyoto Animation, che riprendeva la narrazione da dove si era interrotta, ha in qualche modo "splittato" le due anime dell'opera. Sono state infatti prodotte una serie, Full Metal Panic!: Fumoffu, di impostazione prettamente comica e successivamente una serie, Full Metal Panic!: Second Raid, più action e "tragica". Tra le due, che si segnalano per una realizzazione molto buona e una cga meno invasiva, Fumoffu è certamente la più riuscita, anche perché Second Raid rimaneva un po' "tronca" in attesa che uscissero nuovi capitoli della light novel originale da adattare. È stata lunga l'attesa? Aspettate che guardo sull'orologio... sì, ora più ora meno, direi, considerando quando effettivamente uscirà... siamo sui nove anni. Nove anni di attesa, con voci di corridoio che si inseguivano di continuo circa una quarta stagione. Ma solo all'inizio di quest'anno finalmente si è intravista la "ciccia" con la presa in carico dei lavori ufficialmente assegnata a Xebec (studio nato da una costola di Production I.G.) e al regista Katsuichi Nakayama (con in curriculum Gurren Lagann oltre che storico collaboratore di Anno). Se tutto va bene, incontreremo di nuovo Sagara e compagni nella prossima primavera. E per chi non ha mai letto / visto niente di quest'opera? In rete si trova più o meno tutto e in italiano. Sarebbe bello pure rivedere in giro i dvd, realizzati la prima volta da Shin Vision, della prima serie e di Fumoffu (di quest'ultima mi pare non fosse uscito alcunché in home video, anche se la serie era stata trasmessa su MTV ). Di contro Second Raid, con marchio Dynit, si trova ancora negli store, a un prezzo abbastanza contenuto. Ma mi pare che tutto si possa trovare sulle TV on demand tipo VVVVID si trovi qualcosa. Manga e light novel sono tutti stati pubblicati da Panini Comics e in fumetteria dovrebbero essere procurabili. 

E alla fine di tutto questo trito discorso, ci è piaciuto il trailer? Lo stile sembra quello di Second Raid, la musica di sottofondo è un po' "bootleg" e quindi per ora non mi esprimo. I robottoni sembrano niente male per quel che si vedono. Insomma, al di là di essere il seguito attesissimo di Full Metal Panic!, che non è poco, questo primo trailer non è che scoppi per effetti speciali stroboscopici. Anche la vena umoristica sembra latitare, ma potrebbe essere una scelta precisa, come dall'esempio di cui sopra. Un po' "meh", per dirla come gli internauti più "giovani". Le premesse però sono buone, studio e regista sono blasonati e speriamo presto di vedere qualcosa di più sostanzioso in merito. Resteremo sintonizzati. 
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