sabato 21 ottobre 2017

Hellsing ed Hellsing Ultimate - la Dynit ri-porta finalmente nelle nostre case la serie TV e la serie OAV, integralmente.



- Prima di tutto un messaggio ai lettori più affezionati. Ho avuto qualche problemino di salute e per questo mi è toccato un po' disertare queste pagine. Spero di riuscire a tornare presto a scrivere con un buon ritmo. Mi siete mancati in questo tempo, mi dispiace molto per la mia assenza. Provo a "tirare innanzi" comunque, parlandovi di una serie che mi piace molto.


- Premessa: la serie oggetto di questo articolo è un prodotto per adulti amanti dell'horror splatter. C'è in verità molto di più sotto la superficie, ma se teste mozzate, sbudellamenti, sparatorie e pazzia di stampo para-ideologico vi turbano, questo non è il prodotto che potrebbe fare al vostro caso.

- Alucard, l'unico vero vampiro degli ultimi 20 anni. Come si fa a parlare di Hellsing oggi? Oggi i vampiri sono un derivato degi X-men (Twilight) o sono rivisti come nobili condottieri sfortunati (Dracula untold), spesso sono invischiati in polpettoni alla Beautiful (Vampire Diary), saltuariamente sono lo specchio di nobildonne gotiche (Penny Dreadful) o nella versione più deprimente dei quasi-zombie. Si è persa la potenza e la spietatezza della creatura immortale descritta da Stoker e narrataci nel '90 dal fantastico film di Coppola, un tempo in cui il vampiro guidava eserciti, si trasformava in nebbia, pipistrelli, topi e sapeva sedurre quanto spaventare quanto essere una figura tragica. Un tempo in cui il vampiro era Dracula, Vlad l'impalatore, tra storia e leggenda, e non un tizio con i canini finiti e poco più buono per la sua presenza scenica, spesso derivativa. In controtendenza a questo, ai cosiddetti vampiri da junk-food (non disprezzabili a priori ma forse meno carismatici per potenziale) si è mosso Hellsing. Non un'allegoria della giovinezza immortale, non decadenza scenica ma puro horror splatter cazzuto ed esagerato, ebbro di tutta la potenza, paura e seduzione di cui il mostro descritto da Stoker era capace. 


Hellsing è stato il manga più popolare del flemmatico, stiloso e ultrasplatter Kota Hirano, oggi attivo con Drifters, nonché una delle mie letture preferite di sempre. A metà del primo decennio del duemila, mentre ero moderatore di un forum che qualcuno forse ricorda, avevo pure l'avatar di Alucard, uno dei principali mattatori della serie. Perché il fumetto mi piaceva? Perché aveva un'impostazione grafica retrò quanto modernissima, carica di personaggi dal ghigno cattivo armati delle armi più assurde e sempre pronti a macellarsi a vicenda come su una tavola di Lobo disegnata da Simon Bisley. Perché per il 90% non c'era una distinzione reale tra buoni e cattivi e la trama scivolava via come un fiume in piena. Perché era pieno di personaggi finemente caratterizzati, iconici, precisi e fighissimi. Perché Hirano per costruire l'intreccio mixava e valorizzava tutta una serie di fonti letterarie fantastiche, storiche, scientifiche e horrorifere dell'immaginario occidentale, giocando con autori come Bram Stoker, Mary Shelley e James Matthew Barrie, prendendo suggestioni tanto dall'alchimista George Ripley quanto dagli studi scientifici di Erwin Schrodinger. Perché si parlava di vampiri al pari dei nietzchiani ubermensh. Perché si parlava di religione con l'occhio tutto matto che può avere solo un giapponese (ogni riferimento ai lavori di Anno è puramente voluto, anche se Hirano vola ben più leggero). E infine perché, preparato il più gustoso dei polpettoni, l'autore innaffiava, innaffiava e innaffiava il tutto con un abbondante e roboante quantitativo di scene d'azione a base di pallettoni infiniti esplosi da pistole giganteshe (ritratte con una precisione e cura di dettaglio grafico pari sono a Sonoda), spadate, coltellate, mannaiate, con una granguignolesca dose di splatter. Non dimenticandosi però l'ironia e in alcuni casi pure la satira sociale. Non dimenticandosi di far spaventare, come solo le vere storie di vampiri sanno fare,  e certe volte commuovere. Ci sono pure omaggi evidenti alla più famosa opera di Yasuhiro Nightow (che è pure uno dei più grandi fan della serie di Hirano). Hellsing è per me uno dei fumetti action/pulp migliori di sempre. Una vera mannaiata di violenza liberatoria con quel "qualcosa in più" che lo eleva ad opera di prima grandezza. Tra vampiri "junk-food", ghouls sbrindellati a milioni, Zeppelin nazisti che solcano i cieli e fantomatiche sezioni segrete del vaticano di esorcisti sterminatori veniamo trascinati in un mondo unico, spaventosissimo quanto intrigante, dove la campagna inglese (e poi Londra stessa) si tinge di rosso sotto una luna di sangue.
La trama in due parole: Presente, anche se alternativo. I vampiri sono una realtà conosciuta, una razza parallela alla nostra. Sono spietati e in grado di creare interi eserciti di ghoul e draculine, ma vivono ai margini, nascosti. Tuttavia si stanno diffondendo a macchia d'olio dei vampiri di diversi tipo. Sono aggressivi e violenti, non hanno nessun retaggio nobile e anzi appartengono alle fasce più basse della borghesia. Sono in numero esponenzialmente maggiore e non si limitano a placare la loro fame, vogliono scatenare una guerra. Il compito di combattere i vampiri in Inghilterra è affidato da secoli alla Hellsing, l'associazione segreta dei Cavalieri Reali dell'ordine protestante, che ha oggi a capo Lady Integra Hellsing (sì, qui con due "L"), discendente diretta di un leggendario cacciatore di Vampiri. Nei resto del mondo opera invece la fantomatica è invisibile sezione XIII o "Iscariota", con i suoi paladini esorcisti. Per combattere questi nuovi mostri dovranno schierare in campo aperto tutte le loro forze, armandole di proiettili benedetti, lame consacrate e bombe incendiarie. Saranno costretti inoltre scatenare i loro personali "uomini - mostro", creature potentissime quanto incontrollabili in grado di fare virtualmente più danno dei nemici stessi. I primi sussulti del conflitto arrivano dalla campagna inglese, dove un vampiro si è creato una piccola legione di ghoul mordendo sul collo i fedeli della parrocchia di cui è pastore. L'agente di polizia Seras Victoria dopo una notte tremenda in cui ha perso i suoi compagni di squadra si trova suo malgrado tra un vampiro e uno dei più terribili agenti della Hellsing, Alucard. Senza troppi problemi, Seras viene perforata da parte a parte dai proiettili benedetti sparati dalla Casull 454 di Alucard, che in questo modo uccide facilmente del vampiro dietro di lei. Dopo di che Seras si risveglia, trasformata in vampiro da Alucard stesso e intruppata senza troppi problemi nella Hellsing. Dovrà imparare a gestire i suoi nuovi poteri, il suo nuovo status e la sua nuova alimentazione (un tema che oggi è familiare si più giovani grazie a opere come Tokyo Ghoul e Kinseiju, sempre edite da Dynit in Italia per gli anime e da J-Pop per i manga) per vendicare i suoi colleghi uccisi quella notte e tutte le future vittime dei succhiasangue. A guidarla sarà la potente e glaciale lady Integra, il misterioso maggiordomo Walter e quello strano figuro che è Alucard.
Non voglio rovinarvi di più. 


- Ma chi sono i mattatori principali? Hellsing è un'opera corale ma se dobbiamo trovare una protagonista il dito lo porrei su Lady Integra o Seras Victoria. Entrambe le ragazze affrontano un percorso di crescita durante l'opera, imparando a convivere con la bruttezza di un mondo spietato e traendo dai loro compagni la forza per affrontare ogni difficoltà. 
Integra è una novella Giovanna d'Arco con aspetti regali/ drammaturgici  da Elisabetta I, ha dovuto crescere troppo in fretta e sorregge con fierezza il peso di responsabilità gigantesche, ha ucciso anzitempo la sua femminilità per forgiare la propria corazza emotiva.
Seras è la persona normale che di colpo precipita in un mondo anormale e che grazie a un "dono" scopre di poter avere un ruolo altro, in senso anche sgradevole, e alto, in senso quasi para -supereroistico per determinare le sorti del mondo. Ha gli occhioni grandi, un buon cuore, le forme morbide su cui affonda le mano ogni tanto qualche vampiro sporcaccione, e tutti i poteri vampirici più assurdi, che le permettono di imbracciare delle armi gigantesche e sparare con precisione a chilometri di distanza. Il suo problema è il "limite", riuscire ad avere i poteri di un mostro senza perdere la propria forma umana, il proprio animo. Attorno a queste due donne forti si dipana un mondo di assurdi super uomini distruttivi come dei tornado, degli autentici Violence Jack: Alucard e padre Anderson su tutti, che sono sostanzialmente gli "indistruttibili" lati speculari di una stessa medaglia. 
Alucard è un mostro al servizio della Hellsing, il frutto di secoli di studio e combattimento con i vampiri. È il classico genio nella lampada: poteri infiniti relegati a una condizione di schiavo. Regale quanto animale, Alucard si trasporta dietro una infinita malinconia quanto una spietatezza feroce. Ebbro del suo potere, nei combattimenti contro ghoul e vampiri ama farsi massacrare fino allo smembramento per poi ricomporre il suo corpo e con un ghigno cattivo divorare i suoi avversari. Ma rimane uno schiavo, un'ombra di quello che era, un'arma sovra-umana oggettificata atta alla distruzione di massa. Forse ha un cuore, ma è un cuore spezzato da infiniti anni di lotta. La sua origine, il modo in cui è diventato mostro, è uno dei punti più alti dell'opera, e la vedrete solo intorno all'episodio 8 dell'oav. 
Padre Anderson non è diverso da Alucard, per questo anche lui era qualcosa di diverso prima che venisse trasformato in un'arma immortale, per questo anche lui mette paura al solo vederlo. Perennemente in stato allucinatorio, l'animo di Anderson si involve durante i combattimenti fino a livello animale, mentre invoca come sotto trip degli ossessivi "Amen". Anche lui è un potentissimo giocattolo rotto, ma a differenza di Alucard non ha forse la capacità di rendersene conto. Ama combattere mettendo alle strette il nemico con dei campi di forza e avanzare verso di lui con due coltelli disposti davanti al viso in modo da formare una croce. 
C'è un cattivo "più cattivo" nella serie ed è il maggiore, l'oscuro burattinaio della fantomatica Millennium. Veste di bianco, porta occhiali dietro cui spesso non si scorgono gli occhi, ha una risata cattiva. Le sue intenzioni sono terribili è sostanzialmente vive per combattere una grande guerra. Quello che riuscirà a fare a Londra è inimmaginabile: la più grande mattanza che si sia mai vista in un anime o un film. Da quando entrerà in scena tutto diventerà esponenzialmente grande. Vorrei dirvi qualcosa di più su di lui ma rischio spoiler. È una creatura terribile quanto tatticamente geniale, forse in grado anche di ammazzare un dio. 
Potrei poi parlarvi di personaggi come Walter e Bernadotte, dei fratelli Valentine e di Rip Van Winkle, di Enrico Maxwell e del silenzioso "Capitano", ma lascio a voi la scoperta. 


- Una serie TV o una serie di oav? Posto che il manga lo trovate integralmente edito da J-pop (io conservo anche i primi volumi che aveva pubblicato una Dynamic Italia pre-scissione) ed è una lettura che vi consiglio, soprattutto se amate l'azione a tinte più horror, di Hellsing esiste una serie TV del 2001, di una dozzina di episodi, ad opera di Gonzo, e una serie di oav, iniziata nel 2006 e conclusasi nel 2012, Hellsing Ultimate ad opera, negli anni (poiché per ultimare il manga Hirano ci ha messo un po'), di Satelight, Madhouse, Graphinica e Kelmadick. La serie TV prende in esame i primi due volumetti del manga aggiungendo nell'ultimo blocco di quattro episodi una trama inedita e auto-conclusiva, ha uno stile grafico e un tipo di animazione carina ma forse oggi un po' datata (chara un po' generico per i personaggi secondari, degli effetti speciali in computer grafica simpatici ma vecchiotti), ha una colonna sonora strepitosa e un livello di violenza visiva più "addolcito" (sempre alto comunque) rispetto al manga. La serie oav, voluta dallo stesso produttore anche per superare i limiti di splatter che erano imposti dalla trasmissione TV,  segue tutto il fumetto dall'inizio alla fine, ha uno spettacolare tratto e animazione fedele al 110% al manga, una colonna sonora ugualmente da paura con in più brani eseguiti anche da un'orchestra sinfonica, un livello splatter inimmaginabile in natura. Alcuni anni fa la serie TV era stata editata in Italia da Shin Vision in una confezione / box collezione a forma di bara. La serie oav invece era stata proposta da Kaze unicamente per le prime quattro uscite. Oggi Dynit ci porta la serie TV (12 episodi da mezz'ora) in unico box e la serie oav in cinque uscite da due oav l'una (ogni oav dura circa un'oretta, la seconda e terza uscita - cioè quella con episodi mai arrivati prima - sono previste per Lucca). La serie TV ha il suo perché in una descrizione dei personaggi più accurata, che tiene conto anche di quelli minori. Ha un paio di situazioni concepite in luoghi e tempi diversi rispetto al manga, fa vedere un po' in azione i soldati della Hellsing (nell'OAV sono per lo più senza nome), un paio di "casi" sono più articolati e c'è un bellissimo parallelismo (episodio 7/8) tra Alucard e Peter Pan, assolutamente non banale (che infatti tornerà a fine opera nello stupendo finale). Anche oggi ha il suo perché, ma viene letteralmente annichilita dalla serie Ultimate, in grado di dare due o tre piste anche alle produzioni anime odierne. Hellsing Ultimate mi ha gasato solo quanto Giant Robot (ma qui ve lo ri-sottolineo perché sia chiaro: sono un totale fan-Boy irrazionale se si parla di Hellsing) e la versione giappo, presa ai tempi, l'ho letteralmente consumata. Anche per questo motivo non saprei troppo orientarvi sul doppiaggio. Per me Alucard ha la voce di Jouji Nakata, Seras è Fumiko Orikasa e Integra Yoshiko Sakakibara. La serie e gli oav italiani presentano invece due team di doppiaggio diversi (con Dynit che ha fatto ultimare il doppiaggio degli oav dallo stesso staff ingaggiato prima da Kaze). Ho però trovato azzeccatissima Cinzia de Carolis su Integra nella serie TV. La De Carolis ha doppiato con pari fermezza e autorità Lady Oscar e Integra come stato d'animo, marzialità e carisma richiama tantissimo il personaggio. Anche Lorenzo Scattorin su Alucard nella serie oav non è per me affatto male, ha un bel tono drammatico e sembra che si diverta un mondo a fare la voce da pazzo (in questo senso sentitelo su Seto Kaiba nel film Yugi - oh - The darkside of dimensions, che è sorprendentemente più bello di quanto mi aspettassi). Mario Zucca (che ho sempre amato come comico è come doppiatore di Batou in Ghost in The shell) è semplicemente perfetto su padre Anderson, lo traduce bene conferendogli la giusta caratura da fanatico unita alla gentilezza dell'uomo di chiesa, e sono contento che lo doppi in entrambe le produzioni. Poi ovviamente ci sono altre voci per me meno in sintonia, come quella del maggiore nella serie oav (avrei voluto uno Stefano Benassi, doppiatore di Christoph Waltz... ma non si può avere tutto), ma in genere non mi sembrano fatti male. 



- Conclusione: Hellsing è una delle serie più interessanti di sempre per i cultori del l'horror splatter. Mette paura, esalta, diverte e lascia una gran voglia di rivederla. Qualcuno al giorno d'oggi potrebbe paragonarla erroneamente a One Punch Man, per via della potenza smisurata di personaggi come Anderson e Alucard, ma per me il focus non è quello quanto il percorso di crescita di due ragazze in due donne. Un percorso in cui è importante credere negli altri, compagni e maestri, ma soprattutto credere in se stessi, perché il grande aiuto che cerchi potrebbe arrivare tardi o non arrivare mai e alla fine si è sempre soli quando si devono affrontare le proprie battaglie. Hellsing è anche questo, un inno agli uomini che riescono a combattere gli dei per conquistare la propria libertà. Lo doveva essere anche Batman v Superman ma è forse lì è andata male. Se non vi spaventa la tamarraggine di cui quest'opera trasuda, la violenza estrema e le scene action quasi di stampo apocalittico, troverete in Hellsing anche questo bel messaggio. Provatelo e fatemi sapere. 
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domenica 1 ottobre 2017

Valerian e la città dei mille pianeti: la nostra recensione!



- Sinossi al tempo futuro: Ci sarà  un tempo in cui gli uomini della Terra finiranno finalmente di spararsi gli uni contro gli altri e guarderanno alle stelle, magari ascoltando in cuffia Space Oddity. Allora la stazione spaziale internazionale (che presto ospiterà Rat-Man, dicano da dopo Lucca...), testimonianza secondo i complottisti che l'uomo non è mai arrivato davvero sulla Luna (perché se fosse, anche se non ci fosse un tubo come ci dicono, oggi avrebbero almeno trovato un modo per far risplendere di notte la pubblicità della Pepsi) sarà rispolverata dai diari di Astrosamante varie e usata per cose più cool. L'aggeggino modulare dove faceva le capriole l'astronauta più vecchio del mondo inizierà ad espandersi e modulo dopo modulo tutti i paesi inizieranno a farne parte mandandoci su qualcosa, vuoi delle PlayStation, vuoi sedie più comode, vuoi il cuscus, un gatto. Ma soprattutto la gente, tutta la gente della Terra, tutta insieme, senza combattersi e sputarsi negli occhi, come fossimo una famiglia vera. Da un giorno all'altro vedendo questa irradiazione di "love-Power" arriveranno gli alieni. Non quelli che ti fanno di notte lo scherzo della sonda anale, non gli scarrafoidi o i bavosi di acido ma quelli buoni, tipo i Vulcaniani. Con la voglia di conoscerci e farsi conoscere, tutti sorridenti e pronti a elargire una stretta di mano in segno di pace scopriremo che, in fondo, tutti, anatomicamente, siamo dotati di mani da stringere in amicizia, persino gli uomini-pesce rosso, e pur diversissimi ci scopriremo tutti molto simili, "noi abitanti dello spazio". Una razza tante razze, tutti in coda nell'autostrada della vita, tutti con l'imu da pagare. Star Trek sarà storia vera, come lo sbarco dei 1000 e la tigre dei Frosties. Tutti allora vorranno partecipare alle strette di mano e ad aggiungere altri pezzi alla stazione internazionale, tutti vorranno essere parte di questa specie di lego spaziale fino a che questo agglomerato multi-etnico sarà così grosso da essere costretto ad allontanarsi dalla gravità terrestre per non cadere addosso al nostro vecchio pianeta. La vecchia Stazione Internazionale, ormai ingigantita in modo assurdamente "gurrenlagannoso" (se non sei nerd traduci: "grossa da paura"), mentre continueranno a suonare le note di Space Oddity in sottofondo (ma quanto è bella la scena iniziale di questo film??) inizierà ad allontanarsi con dei mega razzi fino a spingersi là dove nessun uomo è mai giunto prima, fino a trovare un nuovo indirizzo galattico e diventare così "Alpha, la città dei mille pianeti". Milioni di razze diverse, migliaia di lingue e linguaggi macchina diversi, McDonalds a perdita d'occhio. Tutte le astronavi e astronavine che si potrebbero mai pensare, tutte le aliene con due, tre, dieci tette che si potrebbero mai amare, persino planetoidi dediti al poker come un Cowboy Bebop. E poi supermercati infra-dimensionali a non finire con corrieri Bartolini armati di teletrasporto, i cibi più assurdi, da servire pure vivi utilizzando per bastoncino chi li porta, i vestiti più zarri tratto dalle peggio creazioni di Jean Paul Genout, come ogni film di Besson comanda. Zone residenziali acquatiche per i popoli abituati agli abissi, zone fredde e zone calde, zone a gravità zero, zone multidimensionali, zone abitate da umanoidi evoluti e zone destinate anche alle popolazioni più indigene, troglodite e pericolose, zone radioattive. Scienza e magia, poteri mentali e cultura, tutto si fonderà o sarà alla portata di tutti e sarà solo l'inizio di un viaggio più grande. Perché un po' tutte le razze arrivare su Alpha o quasi avranno un loro pianeta di riferimento da esplorare con Tripadvisir. Lo spazio diverrà immenso e popolato più di uno stadio in cui suona Vasco, sarà possibile abbronzarsi sulla spiaggia più bella della via lattea, acquistare chincaglieria aliena e godere di traduttori multilingue universali. Certo dove tutto è più grande i problemi si espandono esponenzialmente. Dal niente potranno saltare fuori fraintendimenti culturali, scaramucce, incrociatori spaziali che ti cadono addosso. Per salvare non uno ma mille mondi dalle minacce più impensabili vi serviranno dei Man in Black 2.0 come i leggendari eroi Valerian (Dane DeHaan, simpatico, aitante e molto intenso, un attore da tenere mooolto d'occhio, vi consiglio La cura dal benessere, di cui magari presto parleremo. Non credete a chi lo bolla come Di Caprio dei poveri, anche se oggettivamente si dovrebbero mitigare le somiglianze evidenti. Cosa che spesso anche solo i costumisti non fanno) e Laureline (una Cara Delevingne bella da infarto, quasi sempre svestita e, dicono, un po' negata per la recitazione... problema che da noi viene parecchio mitigato dalla doppiatrice italiana di Felicity Jones e Jennifer Lawrence. Rimane mooolto algida e "sulle sue", ma per me piuttosto amabile). Due soldati scavezzacollo, molto glam e molto sarcastici, amabilmente "cicci -cicci" e "punzecchiosi" tra loro. Saranno armati pesanti, saranno pressoché infallibili e sempre disposti a gettarsi nella mischia per risolvere i guai di una popolazione variegata e volenterosa quanto imperfetta e potenzialmente pericolosa. E nel mentre di inseguimenti ed esplosioni lui non smetterà di fare il bulletto e lei la maestrina, dando insieme corpo a una coppia assurda, molto scazzata e sopra le righe ma per questo molto più realistica di mille coppiette fasulle da film rosa dei giorni nostri. Laddove la loro astronave parlante "Max" e la tecnologia di armi gravitazionali e super- suits non arriverà in loro aiuto per la missione, potranno fare affidamento sui poteri mentali conferiti dalle meduse spaziali, sugli alieni mutaforma e su creaturine magiche che moltiplicano gli oggetti che possono ingerire (fossero anche bombe atomiche). Laddove dei primitivi cercheranno di mangiarli dopo averli "pescati" a gravità zero mentre sono nel mezzo di un'indagine (una scena davvero assurda), potranno farsi aiutare da qualche spada da roteare in stile Conan e da... Rihanna... giuro!!! 
Ma un giorno Valerian e la sua partner avranno davanti una missione davvero importante da compiere, una missione che potrebbe cambiare per sempre gli equilibri di potere su Alpha. Riusciranno a salvare tutto e tutti?


- Dopo anni e anni di progettazione, Luc Besson porta al cinema Valerian: "Le idee viaggiano", diceva la buonanima di Bonvi quando gli facevano notare aspetti di Star Wars che sembravano ripresi da una sua opera antecedente scritta a quattro mani con Guccini, "Storie dallo spazio profondo". Del resto quella magnifica mini-serie non la conoscevano in tanti, come al di fuori della Francia e delle terre delle BD sono in pochi a conoscere soprattutto oggi Valerian (speriamo che l'iniziativa editoriale promossa da Panini e Gazzetta dello Sport da poco aiuti questa conoscenza), dal quale Star Wars sembra aver compiuto a livello visivo dei furti da codice penale se non fosse che "le idee viaggiano".  
Piccole similitudini con Star Wars. E ricordiamo che Valerian è scritto svariati anni prima
Scheda sulle "ruberie" di Star Wrs a Valerian

Pure la guerra del cloni è stata clonata da un numero di Valerian...
L'ironico incontro tra Valerian, Laureline, Luke e Leia sulle pagine di Valerian

Anche chi vede Blade Runner pensa a Syd Mead e non a Enki Bilal e Moebius, sebbene numerose tavole delle BD dei due maestri siano copia-incollate nel capolavoro di Ridley Scott e lo stesso Scott ammette candidamente la fonte. Il fatto che le BD, i cosiddetti fumetti "alla francese", siano da sempre così elitari, per costo e tempi di attesa, da essere un sogno per pochi ha fatto in modo da un lato che il pubblico le conoscesse poco e dall'altro che la fantascienza mainstream soprattutto cinematografica se ne appropriasse in modo un po' spudorato e senza che nessuno guardasse al crimine. Insomma, Valerian ha oggi il suo film grazie anche a un budget stratosferico recuperato da Besson grazie anni e anni di produzione di b-movie di successo come Taken, The Transporter, Taxxi. Si dice ci siano stati dei problemi a livello di pubblicità del prodotto e che tali magagne abbiano minato sul nascere il successo della pellicola su suolo americano, compromettendo già i possibili sequel. Ad oggi Valerian tuttavia nonostante il flop in America  ha già recuperato gli alti costi nella distribuzione su scala mondiale e ora della fine della presenza in sala potrebbe regalare altre sorprese, senza contare l'home video. 


-Ma alla fine com'è la pellicola, fama o non fama a parte? Valerian e la città dei mille pianeti è strutturato come il mix tra tre/quattro storie a fumetti della omonima serie a fumetti. Gli episodi sono stati amalgamati bene per presentarci il più alto numero di scenari possibili e la maggiore gamma delle assurdità in cui ci si potrebbe imbattere. Il tutto è una corsa, una corsa forsennata da un luogo all'altro carica di scene grottesche quanto spettacolari. I nostri eroi in questo tour de force non sono imbattibili e inaffondabili ma vengono sovente catturati, abbattuti con le loro astronavi, messi alle strette e più volte sul punto di essere divorati da alieni bellicosi. Ciò che li tiene insieme e gli permette di sopravvivere è questa reciproca attrazione tra di loro, che li spinge a "salvarsi a vicenda" nelle situazioni più intricate (immaginate Superman che salva Lois Lane e subito dopo che accada l'opposto in modo paritario... è intrigante). Valerian e Laureline sono teneri nel loro essere altezzosi quanto letali, romanticamente antipatici quanto sinceramente uniti in un mondo pieno di alieni e di mille problemi a loro collegati. Come Zootropolis, Valerian è un film in cui "le scale", sociali quanto della dimensione diversa dei protagonisti, contano. Ci sono alieni che creano dal nulla energia sub-atomica e che vivono a due passi da alieni che cacciano la selvaggina con il bastone. Sconfinare da una zona all'altra per seguire un'indagine, come fanno sovente i nostri eroi, significa ricalibrare tutto ed essere pronti ai più impensabili cambi di scenario. Visivamente e sul lato prettamente action Valerian è esaltante e carico di tantissime trovate visive originali e appaganti. È una gioia da vedere anche perché si avverte una ricerca attenta e mai banale in molti dettagli che magari sfuggono ad un primo sguardo. È un film denso e questo potrebbe essere visto come un suo limite. Un altro limite è dovuto al fatto che per la voglia pazza di immergerci in questo caleidoscopio colorato che corre come un fulmine Besson ha forse dimenticato di prendere il giusto tempo per parlarci di più dei personaggi e della loro relazione. Una relazione che c'è, si vede ed è pure espressa bene, ma che avrebbe bisogno di minuti extra per farci davvero amare questi due eroi. Un capitolo 2 cinematografico potrebbe sicuramente mettere una pezza a questo aspetto allo stesso modo in cui I guardiani della galassia 2 ha deciso per un attimo di scendere dall'ottovolante delle battaglie cosmiche per raccontarci di più la relazione tra i nostri eroi preferiti. È quindi un aspetto aggiustabile anche per Valerian.


- Quindi tutti in sala? Sapete come la penso se bazzicate un po' questo blog. Non c'è nessun sequel o remake che rovinerà mai la vostra infanzia e non esiste nessun film che debba per forza essere paragonato ad un capolavoro "perché quello è più bello". Io amo portare la gente al cinema per divertirsi e i classici me li vedo a casa tutte le volte che voglio. La prima cosa che salta alla mente guardando Valerian è Guerre Stellari, ed è un dato evidente. Anche se la storia ci insegna che Guerre Stellari ha copiato da Valerian e non viceversa ci riferiamo all'aspetto visivo e ad alcune idee di rappresentazione dell'azione: la regia, la colonna sonora, la recitazione e l'intreccio ci portano in territori diversi di un mondo pur molto simile. Valerian non è a livello di Star Wars perché non dedica il giusto tempo alla mitologia, perché accumula troppa carne sul fuoco, perché spesso manca di cavalcare al meglio le onde emotive, perché non c'è John Williams. Ma un po' tutte le pellicole di genere sci-fi fantasy escono con le ossa rotte dal confronto con Star Wars. Prendiamo Valerian per quello che è quindi, un b-movie ricchissimo, carico di effetti speciali e di alcune delle scene action più originali degli ultimi anni. Un film divertente e che scorre a velocità luce sullo schermo. Se volete divertirvi andatelo a vedere senza patemi. Fatelo per ammazzare il tempo fino al prossimo Star Wars almeno. Vi prometto che vi divertirete. 
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mercoledì 27 settembre 2017

Siamo pronti per vedere Blade Runner 2049?




Il 5 ottobre è nelle sale Blade Runner 2049 con Ryan Gosling, Jared Leto, Harrison Ford, Dave Bautista, Robin Wright, Edward James Olmos e tanti altri. Presto ci immergeremo quindi di nuovo nel mondo futuristico hard boiled dei replicanti immaginato da Ridley Scott dopo le letture dei libri di Dick e delle graphic novel di Moebius e Enki Bilal. La posta in gioco è alta perché Blade Runner, nonostante il sonoro flop con cui è stato accolto in sala nel lontano 1982 è diventato con il tempo un autentico cult multi-generazionale: le aspettative sono altissime e i cretini pronti a urlare in caso di flop che gli hanno ucciso l'infanzia pure di più. A sentire dalle prime recensioni che arrivano in queste ore dalle proiezioni stampa possiamo stare tranquilli che il film sarà bellino, quindi andremo al cinema più speranzosi che scettici. La regia questa volta è affidata al molto bravo Denis Villeneuve, ma saldamente al comando della produzione c'è sempre il vecchio Scott, che come sua recente abitudine ha deciso di arricchire l'esperienza cinematografica proponendo dei corti da guardare online. Siccome il cuore di un papà è sempre grande, due di questi corti sono diretti dal figlio di Scott, Luke, mentre il terzo è un corto animato nientemeno che realizzato da Watanabe, il leggendario director di Cowboy Bebop, Samurai Shamploo, Gundam 0083. Avete quindi una ventina di minuti circa di materiale extra da visionare prima di fare la fila per i popcorn o forse già in sala, visto che la pubblicità prima dei film da venti minuti è subdolamente aumentata a 28 senza che nessuno ve lo abbia detto. Ma bando alle tristezze! Ecco il piatto completo! Nel caso i link dovessero non funzionare per motivi vari (tipo esclusive temporanee), vi invito a digitare i nomi dei corti sui motori di ricerca, vedrete che qualcosa apparirà. 

Il primo a essere stati rilasciato è "2036: Nexus Dawn" ed è di Luke Scott



Conosciamo un po' il successore spirituale di Tyrell (Joe Turkel), il geniale creatore dei replicanti Nexus. Niander Wallace (interpretato da Jared Leto) ha dato corpo a delle creature fisicamente superiori quanto emotivamente ancora più "schiave" e docili nei confronti degli uomini. Se così fosse la Blade Runner, L'unità della polizia metropolitana addetta allo smaltimento dei "lavori in pelle" difettosi o violenti potrebbe benissimo essere smantellata. Ma c'è qualcosa di misterioso che brilla sotto gli occhi assenti di questo nuovo doctor Frankenstein. Leto è molto bravo a interpretare un personaggio così luciferino tanto ricco di sfumature quasi messianiche, sarà interessante da scoprire.

Anche il secondo corto è di Luke Scott e si intitola "2048: Nowhere tu run"


Si svolge poco prima degli eventi della pellicola e ci presenta Sapper Morton, il personaggio interpretato da Dave Bautista. Sembra una persona qualunque che vive nella parte più povera creando animali sintetici (nel futuro non ci sono allevamenti "canonici"), ma nasconde forse qualcosa per il suo modo di menare le mani. Gli occhialetti da vista non sono riusciti a distrarre qualcuno dalla montagna di muscoli nascosti e dalla forza erculea. Bautista da L'uomo dai pugni di ferro in poi è una autentica sorpresa. Chi si aspettava solo un omaccione ottimo per gli action movie si è davvero ricreduto per la versatilità, umorismo e incredibile umanità che trasmette nelle sue interpretazioni. Con gli occhiali da miope, cappottone e quattro capelli in testa pettinati alla Homer Simpson sembra quasi che Bautista realizzi la sua "versione Clark Kent". Se Leto deve combattere idealmente come ruolo con l'ombra di Tyrell, Bautista sarà oggetto di confronti con l'umanissimo e disperato Leon Kowalski interpretato nel 1982 da Brion James. 

Chiudiamo con il terzo corto rilasciato poche ore fa, diretto dal maestro Shinichiro Watanabe. Se non dovesse essere visibile il link lo trovate cercando "Black out 2022" o su Crunchyroll se siete iscritti al servizio (se difficoltoso lo troverete probabilmente anche nella versione home video) 



È il corto più lungo, di oltre una decina di minuti, ed è quello che ci racconta un po' gli eventi del "day After" della prima pellicola. L'animazione permette poi di vedere un Gaff (Edward James Olmos) ancora giovinotto e sempre amabilmente incomprensibile per via del city-spoke (il dialetto strano che parla la underclass). A seguito di quello che succedeva a fine film (che non vi spoilero anche se non aver visto Blade Runner e voler vedere il sequel è una condotta un po' criminale... recuperate e godete dello spettacolo quanto prima) diciamo che si assiste a una crisi politica mica da sottovalutare. Crisi che porta dritta agli eventi catastrofici illustrati in questo corto. Non vi dico niente, scopritelo voi, per me è una vera chicca animata che da sola riesce a espandere il mondo di Blade Runner fino all'aspetto che avrà nella pellicola ambientata nel 2049. Se gli altri due corti, lodevolissimi, sono delle splendide scene aggiunte al mosaico narrativo, qui abbiamo un piccolo film che nonostante le semplificazioni evidenti per via della durata, riesce ad avvincere per atmosfere, scene action e continui rimandi visivi.


Questo è quanto per ora. Se non avete già attinto a queste fonti vi auguro una buona scorpacciata! So già che passerò i prossimi giorni a sognare androidi  che sognano pecorelle elettriche. 

Talk0

lunedì 18 settembre 2017

Full metal panic!: invisibile victory

La "quarta" stagione dell'anima della light Novel cult degli anni zero ha il primo trailer ufficiale e una data!


Da quando nel 1998 la commedia action Full metal panic! ha fatto il suo dirompente ingresso nel panorama delle light novel ci siamo subito innamorati dei personaggi del suo strano mondo in bilico tra vita scolastica contemporanea e scontri con robottoni  in un clima da guerra fredda. Abbiamo così conosciuto il giovane timido ma risolutissimo, stralunatissimo e ottusissimo, e  a volte tragicissimo, sergente ragazzo - prodigio Sagara, super spia e super pilota di robot al soldo della quasi "bondiana" Mithril. Abbiamo parallelamente incontrato la dolce e irruenta, vendicativa e gelosissima, liceale ragazza - comunissima Kaname. Lui doveva difenderla, per motivi che non spoilero, da un'organizzazione criminale e per questo, essendo ancora giovinetto, come in 21 jump street, "tornava a scuola". O meglio "ci andava per la prima volta", in quanto la scuola normale lui non la aveva mai fatta, essendo stato addestrato fin da bambino come un techno-Rambo letale al punto da sembrare quasi un alieno socialmente un po' rimbambito. Sagara sorveglia Kaname con lo sguardo da pazzo, si esprime calorosamente come un androide, porta mitragliatori a scuola per l'auto - difesa (e l'insegnante, stupenda, penserà sempre che è un cretino fissato con le repliche giocattolo), scova in ogni situazione, per eccesso di tensione da campo di battaglia, dei presunti pericoli mortali e agisce platealmente e senza senso per salvare la sua protetta. Lei, classica fascinosa prima della classe, attiva sportivamente e psicopatica, teneramente, ingenua stile Akane di Ranma 1/2, un po' lo giudica un pazzo, un po' un maniaco, un po' un terrorista, ma forse, essendo donna, ci trova pure del tenero. E incredibilmente del tenero, tra questi due messi agli antipodi, ce lo troviamo anche noi, perché l'autore riesce a farceli conoscere davvero bene. Ridiamo, molto, ma ci facciamo anche conquistare dall'inevitabile lato sentimentale della vicenda che piano a piano cresce, ci commuoviamo per le parti tragiche che inevitabilmente piano piano vengono a galla. La storia emotivamente si evolve al punto che la definizione di "commedia" diventa sempre più stretta. Anche perché poi la componente action, in cui si muovono robottoni vicini parenti di Patlabor,  in un mondo ultra - spionistico e hi-tech carico di eserciti segreti e mimetizzazioni ottiche alla Metal Gear, dona un gusto tutto unico allo spettacolo. E quando i comprimari del "mondo militare" si fondono con quelli del "mondo scolastico" può capitare davvero di tutto. Come robot mimetizzati da enormi orsi di peluche intenti a rubare mutandine da donna nei dormitori scolastici. 


Un'opera ricca quindi, che anno dopo anno ha ispirato vari fumetti collegati prima, dopo, durante (di cui vi consiglio Full metal Panic! Zero, ad opera dell'eccezionale Tetsuru Kasahara) e cartoni animati relativi. Il primo anime, prodotto da Gonzo con ampio ausilio della computer grafica ma con un graziosissimo chara design, ha goduto di uno straordinario successo. La seconda incarnazione della Kyoto Animation, che riprendeva la narrazione da dove si era interrotta, ha in qualche modo "splittato" le due anime dell'opera. Sono state infatti prodotte una serie, Full Metal Panic!: Fumoffu, di impostazione prettamente comica e successivamente una serie, Full Metal Panic!: Second Raid, più action e "tragica". Tra le due, che si segnalano per una realizzazione molto buona e una cga meno invasiva, Fumoffu è certamente la più riuscita, anche perché Second Raid rimaneva un po' "tronca" in attesa che uscissero nuovi capitoli della light novel originale da adattare. È stata lunga l'attesa? Aspettate che guardo sull'orologio... sì, ora più ora meno, direi, considerando quando effettivamente uscirà... siamo sui nove anni. Nove anni di attesa, con voci di corridoio che si inseguivano di continuo circa una quarta stagione. Ma solo all'inizio di quest'anno finalmente si è intravista la "ciccia" con la presa in carico dei lavori ufficialmente assegnata a Xebec (studio nato da una costola di Production I.G.) e al regista Katsuichi Nakayama (con in curriculum Gurren Lagann oltre che storico collaboratore di Anno). Se tutto va bene, incontreremo di nuovo Sagara e compagni nella prossima primavera. E per chi non ha mai letto / visto niente di quest'opera? In rete si trova più o meno tutto e in italiano. Sarebbe bello pure rivedere in giro i dvd, realizzati la prima volta da Shin Vision, della prima serie e di Fumoffu (di quest'ultima mi pare non fosse uscito alcunché in home video, anche se la serie era stata trasmessa su MTV ). Di contro Second Raid, con marchio Dynit, si trova ancora negli store, a un prezzo abbastanza contenuto. Ma mi pare che tutto si possa trovare sulle TV on demand tipo VVVVID si trovi qualcosa. Manga e light novel sono tutti stati pubblicati da Panini Comics e in fumetteria dovrebbero essere procurabili. 

E alla fine di tutto questo trito discorso, ci è piaciuto il trailer? Lo stile sembra quello di Second Raid, la musica di sottofondo è un po' "bootleg" e quindi per ora non mi esprimo. I robottoni sembrano niente male per quel che si vedono. Insomma, al di là di essere il seguito attesissimo di Full Metal Panic!, che non è poco, questo primo trailer non è che scoppi per effetti speciali stroboscopici. Anche la vena umoristica sembra latitare, ma potrebbe essere una scelta precisa, come dall'esempio di cui sopra. Un po' "meh", per dirla come gli internauti più "giovani". Le premesse però sono buone, studio e regista sono blasonati e speriamo presto di vedere qualcosa di più sostanzioso in merito. Resteremo sintonizzati. 
Talk0

domenica 3 settembre 2017

Star Wars news


Tre mesi e mezzo. Un centinaio di giorni e saremo tutti seduti al cinema a gustarci episodio VIII. Io e Talk0, perlomeno, saremo in tribuna Vip, posti centrali, sala 1. Popcorn e cocacola... no, distraggono! Tutti pronti insomma, per il nuovo, entusiasmante ottavo episodio della saga del buon George. Ottavo episodio di cui però scarseggiano le notizie e il cui unico trailer ormai risale al periodo pasquale. Dateci ci più! Nell'attesa cosa fare? Cercare notizie in rete e immaginarci i millemila progetti che Lucas e Disney hanno in serbo per noi. Ormai tutti sappiamo che lo spinoff su Han Solo è passato nella sapienti mani di Ron Howard, una certezza per la buona realizzazione del lungometraggio (anche se sarei stato davvero curioso di vedere il nostro mercenario preferito diretto dalla strana coppia Miller/Lord, geniacci assoluti della comicità). Ormai quasi tutti sanno che il successivo spinoff sarà su Obi-Wan-Kenobi, altro personaggio iconico della saga. E qui si sprecano i rumors... quanto sarebbe figo rivedere Ewan Mcgregor? Avrebbe anche l'età perfetta per poter esplorare gli anni tra episodio III e IV. E Samuel L. Jackson tornerà alla carica sostenendo che Mace Windu non è morto? Chissà... e lo spinoff su Boba Fett? Accantonato? Probabilmente dipenderà dagli incassi di tutti gli altri progetti (come se possano mai essere bassi...). Intanto Imdb fissa una data: 15 dicembre 2018, pilot di Star Wars: Underworld, serie tv con protagonista proprio Boba. Che sia la volta buona anche per questo progetto, chiuso in un cassetto da ormai troppo tempo?
Ma a noi malati di Star Wars cosa rimane in mano di concreto? Noi vogliamo di più dei rumors... vogliamo vedere, ascoltare, toccare! Beh la Lego ci mette del suo...


Un nuovo Millenium Falcon, non grande, enorme! Il più dettagliato mai realizzato, oltre 2000 pezzi in più rispetto a quello del 2007. Oltre ai dettagli c'è di più? Ovvio! Le minifigures di episodio V, VI e VII, il doppio radar per passare da una configurazione all'altra e la scala perfetta con le minifigures. Prezzo? La "modica" cifra di 800 euro. Ok, respirate e cominciate a risparmiare venti euro al mese per i prossimi anni, e tenete conto che avrete bisogno anche di una stanza in cui metterlo!

giovedì 24 agosto 2017

Dylan Dog dal n. 369 al n. 371: mini recensioni!


Graphic Horror Novel si apre con un uomo rinchiuso in un bagno, spaventato e sotto shock. Nelle tasche ha degli oggetti che potrebbero fargli ricordare qualcosa e le pareti del bagno, a piastrelle bianche tutte uguali, sembrano i layout di un fumetto ancora da disegnare. L'uomo ha un pennarello e inizia a disegnare su una delle piastrelle bianche. Si accorge di essere bravo, di essere probabilmente un fumettista, e da lì vede che riesce meccanicamente a ricostruire, vignetta dopo vignetta, tutti gli eventi passati, che si trasferiscono dalla mente alle piastrelle con un ordine che non pensava di poter esprimere. In questa storia tracciata sui muri scopre di essere un artista di graphic Novel horror di grido. Inizia a ricordare che qualcuno aveva iniziato a realizzare davvero i delitti che lui inventava sulle pagine a fumetti e che per questo si era rivolto al nostro Dylan Dog. La parte di storia che riguarda il disegnatore nel bagno è disegnata da Bacilieri, con il suo tratto essenziale ed espressionista, semplice ma tormentato. La storia "disegnata sul muro" è invece realizzata dalle matite del duo storico Montanari e Grassani, con il loro stile ultra-codificato e apprezzato. La storia è di Rathiger, è più lineare della sua In fondo al male ma ugualmente singolare e potente. Non vi dico la fonte letteraria, alta, a cui viene strizzato l'occhio per non rovinarvi il piacere della sorpresa, ma il rimando mi è piaciuto molto. L'inizio che vi ho sopra raccontato è davvero folgorante e dalla interessante caratura satirica (una storia a fumetti può nascere anche tra le mattonelle di un bagno pubblico) ed è la base ideale per parlare della forza che scaturisce a volte per "magia" dalle pagine di un fumetto come di tutte quelle persone che partecipano alla realizzazione di un opera ma il cui nome non compare mai al pubblico. È un divertente gioco di specchi in cui è facile finire stregati e Rathiger è un bravo ammaliatore. Il personalissimo stile di Bacilieri si conferma interessante nella sua capacità di trasmettere tensione attraverso disegni semplici e quasi caricaturali. I suoi personaggi hanno paura e riescono a trasmetterlo come pochi altri. A Montanari e Grassani non si può dire nulla per puro timor reverentialis, ma la staticità ricercata delle loro tavole funziona ancora a dovere. Un numero interessante.


Il terrore. C'è un bambino di origine islamica che va in giro per Londra con una valigetta misteriosa. Ed è subito panico. Poco importa se nella valigetta c'è il suo progetto di scienze per un concorso locale, poco importa se a sollevare l'allarme terroristico è uno degli insegnanti della sua scuola, che dovrebbe almeno conoscerlo. Parte la paranoia e Londra si blocca e riempie di autopattuglie, carri armati, aerei e posti di blocco. Sembra di stare in un film di John Landis, in cui i tanti personaggi - macchietta che si avvicendano sono ottimi per una critica satirica. Dylan entra nel marasma forse spinto dal quinto senso e mezzo e affronta così uno degli incubi più attuali di questo momento. Un incubo contro il quale l'arma più potente non può che essere l'ironia, a meno di non voler mettere a ferro e fuoco il mondo. Ed è giusto che questa arma funzioni almeno nei fumetti, per non perdersi troppo d'animo e riuscire a mantenere uno spirito positivo per i tempi futuri. Esorcizzare paure di questa portata non è mai facile, ma è altrettanto importante che i fumetti ogni tanto abbiano il coraggio di trattare temi scomodi come questi. Gabriella Contu scrive con mano leggera, mette al primo posto i sentimenti e ha a cuore far respirare nonostante tutto un clima di integrazione razziale. La sua storia ha il sapore di una commedia anni '80 ma la paura aleggia nell'aria. C'è satira ma non è ridanciana, i terroristi ci sono e rimangono sinistramente impuniti. Non è una favola, ma invita ad un modo più proficuo di valutare il problema. Con la buona ambizione di dirci che se ci fosse maggiore comunicazione e comprensione tra le persone si farebbero forse meno sbagli e si avrebbe meno paura. Molto buoni i disegni di Casertano, che si deve essere studiato alla perfezione tutte le principali strade di Londra. Chi la conosce può ritrovarsi nell'intero percorso che compie il ragazzino durante il racconto. Molte le scene di massa, dettagliatissimi i fondali. I personaggi hanno  una forte mimica facciale di stampo umoristico e questo si sposa al meglio con l'impostazione del racconto. Certo l'ironia su certi temi potrebbe essere per qualcuno ancora troppo prematura. È di sicuro più confortevole per molti lettori parlare di mostri classici che di problemi reali... e di fatto già nel numero successivo.



Arriva il Dampyr. In piena estate 2017 arriva il crossover tra le serie Dampyr e Dylan Dog. La prima parte viene pubblicata sulla collana regolare di Dylan Dog, la seconda sulla collana di Dampyr. Per ogni uscita è stata creata una doppia copertina ad hoc da collezione. Il risultato è che in poche ore il numero di Dampyr, che da sempre arriva in edicola con meno copie, si è drammaticamente esaurito a causa di collezionisti compulsivi. Per di più, essendo agosto e metà delle edicole chiuse,  per molti si è aperta una sconfortante caccia a vuoto, tamponata come possibile dal canale Facebook di Bonelli che si rendeva disposto su segnalazione a rinfoltire le copie.  A Settembre magari andrà meglio con la ricerca, ma sta di fatto che l'operazione ha effettivamente avuto la sua eco. Ma di cosa parliamo nello specifico? Di una storia in due parti in cui un leggendario re vichingo (lo stesso su cui l'History channel ha improntato la fortunata serie TV Vikings) diventato vampiro minaccia di occupare la Londra odierna. E questo in barba ad un accordo con la plenipotenziaria figura grigia conosciuta dal pubblico dylaniato come John Ghost. Sembra che sia una cosa privata, una questione personale riguardate una donna (dal nome pare proprio la moglie del re), e non c'è verso di fargli cambiare idea. Una torma di vampiri vichinghi è già pronta a fare i danni a Londra ma non solo i nuovi arrivi in città. Direttamente dalla truzzolandia (è assolutamente truzzo nel look questo tipo) è arrivato anche il Dampyr, un tizio vestito male con aria truce che con suo il sangue versato sulle pallottole e un paio di compagni d'armi parimenti truci è in grado di tenere testa anche ai vampiri più coriacei. Il Dampyr passa mesi interi a combattere vampiri in giro per il mondo, vive praticamente nel secondo tempo di Dal tramonto all'alba di Robert Rodriguez. La donna che cerca il re vichingo a sua volta cerca Dylan Dog per motivi oscuri e questa circostanza fa sì che l'indagatore dell'incubo incontri il Dampyr e che tra i due, dopo una tazza di tè, nasca un sodalizio per fermare l'occupazione della capitale inglese. Sarà guerra, ma saprà il nostro eroe londinese tenere testa a schiere infinite di vampiri vichinghi? La prima parte di questa storia, quella ospitata da Dylan Dog, è molto "dampyresca". L'universo narrativo creato da Boselli viene innestato nel mondo sclaviano con logiche sensate grazie ad una felice intuizione di Recchioni. Ne viene fuori un action bello tirato, pieno di mostri e proiettili che volano ovunque. Dylan sembra all'inizio un po' fuori posto ma i due eroi imparano presto a coordinarsi. Se le cose dovessero andare bene nel secondo numero, Dylan potrebbe poi avere dalla sua parte un alleato credibile in caso di eventuale conflitto contro la sua neo-nemesi John Ghost. Un bel deus ex machina pesantemente armato (un po' come avere Capitan Harlock nella risoluzione dell'anime di Galaxy 999). Certo il mondo di Dampyr declina l'horror in un modo diverso, più action e dalle parti di Blade Underworld. I vampiri conosciuti da Dylan sonno diversi, più malinconici e meno armati. Ma non è una formula incompatibile a priori e il tasso di splatter non è per nulla disprezzabile. Io colpevolmente non mi sono mai troppi avvicinato all'ammazzavampiri di Boselli, di cui per altro ho letto dei bei numeri di Tex (credo che il meglio lo dia con le storie molto lunghe, quelle che si dipanano su più numeri), e questa potrebbe essere l'occasione giusta per dare un'occhiata. Ho amici che lo seguono regolarmente e ne sono entusiasti. Il cattivo di turno è una bella intuizione che mescola sapientemente storia (o leggenda) e fantasia. Essendo un fan della serie Vikings trovo che la trasformazione in vampiro del celebre condottiero calzi a pennello. Bigliardo disegna molto bene questo numero quantomai sovraffollato da scene di massa e scenografie action complesse. Il tutto è molto divertente ma per esprimere un giudizio più completo aspetto di visionare in qualche forma la seconda parte dell'avventura. Di sicuro questi esperimento di crossover a monte di numeri speciali concepiti ad hoc è qualcosa di interessante e molto utile alle edicole e alle tirature dei fumetti.

Talk0

mercoledì 23 agosto 2017

Dylan Dog dal n. 366 al n. 368: mini recensioni!



Dopo il numero scritto e disegnato da Ambrosini, eccoci davanti a uno scritto da Secchi (figlio d'arte, di Bunker,  molto promettente) e disegnato da Puccioni: Il giorno della famiglia. E non è un numero meno strano! L'assunto è una banda di ragazzacci cattivi intenzionata a collezionare cadaveri per truccarli (il come sta a voi scoprirlo), vestirli e assemblarli al fine di ricostruire la copertina di Sgt. Pepper's dei Beatles. Potete pure rileggere più volte la frase che ho appena scritto ma vi giuro che non sembrerà meno folle. Lo trova folle anche il fantasma di una giovane ragazza, che contatta la medium più nota di Londra e mette così il nostro indagatore dell'incubo sulle tracce di questi svitati, scovandoli nella provincia. Finito il momento di esaltazione per la stralunata idea di partenza, ci troviamo a mio parere dinnanzi a un numero molto ben disegnato ma piuttosto verboso, depotenziato e inespresso. Troppe belle premesse e promesse non mantenute. I ragazzacci sono simpatici e abbastanza "fuori", ma noi passeremo più tempo sommersi dai baloons giganteschi partoriti da un vecchietto dolente e logorroico. La tentazione di saltarli è fortissima, anche perché gli sprazi di azione che poi sopraggiungono non sono male. Inutile per me citare Charles Manson e i fab four, inutile partire da un assunto originale e accattivante come il significato di "famiglia" se poi il tutto si riduce a una esecuzione lenta e poco attraente che culmina in un finale privo di mordente. Non mi ha preso, lo dico anche come mio limite personale. Ho fatto fatica a leggerlo. Avrei gradito cattiveria in più, avrei trovato interessante uno scontro / confronto generazionale rimasto solo accennato, avrei apprezzato più splatter e soprattutto meno, meno di quel vecchietto petulante... ma quell'idea iniziale, cavolo, era pura dinamite. Saper partorire trovate di questo tipo, roba da "necro-pop-art", non è da tutti e aspetto con entusiasmo il nuovo lavoro di Secchi. Va "calibrato" ma gli auguro il meglio per il prossimo lavoro, il potenziale c'è. Mi inchino a Puccioni, artista già noto ai fan di Julia, per la sua capacità di tratteggiare personaggi espressivi e ambienti ricchi di dettaglio. Io penso che l'approccio qui da lui usato verta più al giallo che all'horror, ma rimane un ottimo lavoro. 


La ninna nanna dell'ultima notte, il numero successivo, è una vera sorpresa, probabilmente la migliore storia della Baraldi finora, disegnata da un Corrado Roi gigantesco. Siamo dalle parti di Sinister e viene affrontato in modo molto coraggioso un tema scottante e impopolare (scomodissimo), il valore e la forza delle fiabe. La cito spesso, ma è una cosa in cui credo, è una scena di Nightmare - Il nuovo incubo. La protagonista sta leggendo Hansel e Gretel al figlio, arriva al momento in cui i fratellini devono mettere la strega nel forno e si ferma. Dice: "Adesso basta, questa scena è troppo violenta!". Il bambino allora la incalza: "Continua, è importante!". I mostri esistono, i pericoli esistono. La madre cerca di non infettare e spaventare il figlio con la rappresentazione di una violenza. Il figlio cerca risposte a un mondo che intuisce violento, ma che è impreparato ad affrontare. La violenza fa parte della vita e deve essere fatta conoscere per insegnare quanto sia sbagliata. Ma come farlo al meglio? Perché di suo, senza filtri morali, la violenza è adrenalina, è potere, è sinistramente affascinante. Ai giorni nostri la violenza delle fiabe così come nei cartoni animati viene epurata e nullificata con l'illusione di preservare per sempre i bambini sotto una campana di vetro. La fiaba perde il valore educativo e rimane solo intrattenimento. Non c'è più il bene o il male, solo stronzi pupazzetti felici del cazzo. Questo è tremendo, perché così le favole sono solo sterile fuga in mondi immaginari, peraltro tutti uguali e senza mordente, noiosi per lo scopo "altro" di far magari appisolare il pupo. Le fiabe, che sono in fondo la versione moderna dei racconti davanti al fuoco, erano concepite per preparare i più giovani alla violenza che c'è nel mondo. Il loro scopo era far scegliere la strada giusta, evitare i pericoli e saper riconoscere il bene dal male. Ma come fare in modo che le fiabe insegnino il coraggio e non trasmettano solo la paura? È uno dei più grandi misteri dell' "educare", ma è una battaglia che ogni buon genitore non dovrebbe eludere. Il racconto della Baraldi parla esattamente di questo. Di bambini che, come in Sinister, si avvicinano al culto della violenza senza sapere esattamente cosa sia, a causa della noia e della indifferenza che vedono da parte dei genitori nei loro confronti. Scoprono che è adrenalina, che li rende indipendenti, forti e uniti. Come fermarli? La soluzione a questa situazione, con derive orrorifiche ben gestite, è semplice quanto brillante, dolorosa ma necessaria, assolutamente "impopolare". Ma è questo l'horror come deve essere. È questa la materia magmatica e scomoda che si deve aver il coraggio di maneggiare. Interessante come il nostro eroe per questo caso si metta a dialogare con un operatore sociale, come la pedagogia esplori l'horror. La Baraldi fa un grande lavoro nella descrizione psicologica dei personaggi e crea una figura, il marionettista, davvero immensa, tragica e romantica, necessaria quanto terrorizzante. Il nostro Dylan appare combattuto come non mai nella scelta della decisione più giusta. E così in fondo mi sono sentito pure io come lettore, anche grazie al mondo di incubo costruito da un Roi quantomai tetro e ispirato ( la parte finale nel Lunapark è eccezionale). 


Il passo dell'angelo. C'è una storia horror che mi ha da sempre buttato addosso una paura maledetta, il cartone animato: Il grande sogno di Maya. Protagonista è questa giovane attrice masochista che incontra un'insegnante quantomai sadica ossessionata dalla perfezione totale assoluta. Entrambe sono pazze terminali ovviamente e vivono di drammi esistenziali assurdi e continui al ricerca di quel "non si sa cosa (che sia un colpo speciale, una danza, una interpretazione, un bonsai) eseguito da Dio". Tana delle tigri? Troppo piena di ottimismo a confronto. Avete presente Il Cigno nero di Darren Aronofsky? Non è niente al confronto, troppo autocompiaciuto nel simbolismo. Pensate a Whiplash di Damien Chazelle? Siete forse più vicini, ma lì la pazzia è più sana... forse. In questo Dylan Dog, scritto da un Gigi Simeoni autore completo, ho trovato quella follia tipica di "Il sogno di Maya", arricchita da un'ambientazione folgorante stile Dario Argento prima maniera. L'ossessione per la rappresentazione artistica definitiva, qui incarnata nella capacità di eseguire in danza il fantomatico passo dell'angelo, si sposa alla perfezione con le atmosfere horror architettate da Simeoni. Quindi c'è una scuola di danza classica esclusiva, c'è una maestra intransigente depositaria della perfezione artistica definitiva, ci sono delle allieve che scompaiono nel nulla. Allieve forse distratte e poche coinvolte nell'impegno necessario, ma pure allieve allieve provette. Dylan indaga sotto copertura, ma senza tutù. Peccato, sarebbe stato spettacolare. Il passo dell'angelo fa molto horror anni '70, dalle parti di Phenomena Suspiria (ma con una punta moderna alla Del Toro), e Simeoni ci fa respirare a piene mani dentro quegli ambienti austeri e asettici popolati da da giovani donne e consunti mostri. Il ritmo narrativo funziona, il versante grafico fa il resto. È una storia semplice ma che funziona bene, diverte e lascia l'occhio appagato. È meno potente di Nel fumo della battaglia, forse uno dei suoi numeri recenti migliori, ma mi ritengo soddisfatto. 

Continua...