giovedì 19 gennaio 2017

Sfondamento dei cieli - Gurren Lagann


Mondo del domani domani. L'uomo non ha trovato la via dello spazio, vive ancora sull'amato pianeta azzurro, anche se non è più in grado di vederlo alla luce del sole. Salvo pochi temerari, vive nell'oscurità, nel sottosuolo, come una talpa, tra gallerie buie e villaggi simili a formicai che lui stesso scava, grazie a delle trivelle a mano. La sopravvivenza è difficile, ma la speranza rimane incrollabile e a colpi di trivella si scoprono strade che portano a nuovo luoghi e uniscono tra loro i villaggi e i sopravvissuti. La terra offre ancora all'uomo i suoi frutti e le sue risorse, gli permette di sopravvivere con i corsi d'acqua, lo difende con la sua conformazione rocciosa, lo tiene lontano dai mostri che si aggirano sulla superficie del pianeta, gli uomini bestia. Creature simili ad animali antropomorfi dotate di tecnologie straordinarie e sempre a caccia di prede umane. Esseri forti e inarrestabili, che si muovono all'interno di robot corazzati dall'aria un po' cretina ma minacciosa chiamati Gunman. Ma sottoterra qualcuno non li teme. Kamina è un ragazzotto decisamente tamarro, uno scavezzacollo pasticcione ma anche un autentico concentrato di "palle". Non ci sta a stare sottoterra, vorrebbe andare a prendere a calci i mostri e reimpossessarsi del nostro pianeta. Non ha un piano che non sia cretino (una scala volante fatta da "cinghiali" per raggiungere la superficie non è un piano...) non ha i mezzi, anche se ha raccolto un discreto numero di seguaci tra i più giovani del suo villaggio. Ma vuole farlo comunque e il suo entusiasmo è contagioso. Simon è un tipo timido e introverso, non crede di sapere fare tante cose ma una gli riesce bene, scavare. E' giovane, gracilino ma determinato e tutto il giorno, senza mai lamentarsi,  scava cunicoli su cunicoli che possano servire alla sua comunità. I due si rispettano e stimano. Kamina è pazzo ma Simon gli vuole bene, anche grazie al contorto sistema che Kamina usa per infondergli un po' di autostima. Una cosa folle ma profonda che suona tipo: "Non serve che credi in te stesso ma credi in me, perché io crederò sempre in te". Se Kamina è un grande "incantatore di uomini", ha quindi il carisma del capo popolo ed è pronto ad una incosciente e mal gestita rivoluzione, Simon lo scavatore è il perfetto "uomo concreto", che tace e lavora per il bene comune, il perfetto Boris Stakhanov. Fino a che un giorno non trova un autentico tesoro. Una trivella che irradia una strana luce. E subito dopo si imbatte in un altra reliquia formidabile, quella che sembra la testa di un robot. In realtà poi il robot è davvero "tutto lì". Una testona che aperta la "calotta cranica" dà accesso a un posto di comando non più grande di una Smart. Non c'è nemmeno un vero corpo da attaccare al testone, perché dallo stesso fuoriescono delle gambette e delle braccine un po' tristi. Una cosetta abbastanza sfigata ma che incredibilmente  grazie alla trivella misteriosa "parte". Si può usare!




In un rapido susseguirsi di eventi Kamina e Simon riescono ad arrivare in superficie, superando le perplessità del capo villaggio. Di colpo incontrano per caso la bella sniper Yoko, che combatte contro i Gunman con il suo mega fucile di precisione e non ha paura di vivere in superficie. Lei diventerà presto la loro musa e i tre decideranno di partire per reclutare un esercito. In poco tempi pure Kamina riesce ad impadronirsi di un robot, buttando fuori l'uomo bestia che lo comanda. Un robot che è un po' come lui, un tipo "senza testa ma tutto palle".
Al quale però appone i suoi "segni di riconoscimento" dei giganteschi occhiali da sole e la bandiera che si è creato da solo, un teschio fiammeggiante.
Ma è qui che si scopre un inaspettato potere ulteriore della trillerà lucente e del misterioso robottino di Simon. Il piccolo testone può combinarsi con ogni altro robot creando un'arma bellica più potente. O anche solo agganciare una catapecchia per farne una roulotte che cammina. Dalla fusione dei veicoli di Kamina e Simon nasce così il Gurren Lagann, un robot così potente da mettersi a capo di un esercito di Gunman guidati dai terrestri, l'ultima speranza dei terrestri per riconquistare il loro mondi sottraendoli dagli uomini bestia. Ma questo sarà poi un bene? Perché gli uomini erano finiti sottoterra? Gli uomini una volta "liberi" non torneranno infine a compiere quegli stesso sbagli che in passato li hanno condotti alla rovina?




Gainax nel 2009 portava agli estremi la sua anima underground e sovversiva, quella nata da FLCL ed evolutasi in Gunbuster 2, mettendo in scena un anime dal tratto esageratissimo che esteticamente risultava il parto folle tra il genere robotica classico fine '70 (da Getta Robot a Zambot 3) e la graffiti art moderna. Uno stile unico, potente, eccessivo, squisitamente sgraziato e quindi ottimo per un contesto satirico-umoristico, che ha subito diviso le platee. Per quelli che ritenevano che Gainax fosse "solo Evangelion" cioè tratto raffinato, paesaggi realistici, mecha design chiaro, coerente e "fattibile", con forti tributi ad armi e veicoli esistenti vedere le immagini di Gurren Lagann è stato come osservare l'anticristo negli occhi. Personaggi dinoccolati sopra le righe che sembravano usciti da One Piece, congegni meccanici assurdi e illogici, scenografie irrealistiche e in genere una totale disinvoltura (per non dire "una sonora pernacchia") nei confronti di ciò che era scientifico o pseudo-scientifico. Gurren Lagann era pura potenza visiva senza costrutto, un atto di ribellione verso le gabbie mentali che hanno portato il genere fantascientifico robotico a parlarsi troppo addosso, in ragione di procedurali seriosità estetiche a discapito di un messaggio più alto, in genere accantonato a canovacci più rodati e logori. E questa rottura di schemi ha permesso a questa opera di esprimersi con autentiche "metafore firewall", cose folli e uniche. Parimenti nonostante la trama avesse parecchi nodi drammatici, fosse commovente quanto per nulla scontata, l'impostazione generale dell'opera era (come il tratto grafico) fortemente satirico - umoristica, almeno per un buon 70%. Insomma, se amate solo la fantascienza "seriosa" e ultra - deprimente e avete in particolare odio i robottoni anni '70 dall'animo semplice e dai "colpi finali", che più che astronavi da guerra erano armature metafisiche dei protagonisti, quest'opera potrebbe non piacervi da subito. Provate a vedere un episodio o due poi decidete se continuarla o meno. Non scherzo, ho visto un mio amico cadere in crisi epilettica urlando all'anime frasi isteriche. Insomma, il Gurren Lagann porta degli occhiali da sole giganti che usa da boomerang... Ve la sentire di passare sopra a dettagli come questo? Se sì potrete divertirvi con un'opera follemente sopra le righe, che saprà farvi sbellicare quanto commuovere e riflettere. E poi è piena di fanservice...




Non solo tante belle ragazze, ma anche i robot più assurdi ed esagerati di sempre, roba da orgasmo visivo multiplo. Non immaginereste mai fino a che punto potrebbe spingersi l'evoluzione del robottino protagonista, non immaginereste mai cosa potrebbe arrivare ad usare come "armi" nella sua ultima battaglia. 
Gurren Lagann è poi anche  tematicamente, pur nei mille eccessi, un'opera di genere robotico di altri tempi. E anche questo è un dato che farà la scrematura all'ingresso per gli spettatori. Hot blood, nemici implacabili, morti, onore e rivalsa. Ma al di là di tutto ciò che ci piace del "genere" che fu di Goldrake, tra eroi che si sacrificano e cattivi che diventano buoni, mondi da salvare, grandi amori e grandi armi finali, c'è qualcosa di più. Gurren Lagann soprattutto è un'opera che fa riflettere in modo non banale sulla natura umana. Nelle sue poche puntate incontreremo i nostri personaggi ancora imberbi e alla fine li lasceremo anziani, vedremo tutta la loro vita, le loro speranze e i sogni infranti, la loro adolescenza,  maturità e senescenza (guarda che termine ho mollato qui... Per pura bulleria...). Qualcosa che non si vede spesso.
Vedremo tristemente come il mondo abbia dannatamente bisogno di eroi ma alla fine del conflitto, Rambo insegna, non veda l'ora di sbarazzarsene. Anche perché chi sa solo combattere potrebbe non essere un buon capo, anche se ha le intenzioni migliori. L'idealismo è ottimo per porre le basi di una nuova società, quando si combatte contro un nemico comune è facile essere tutti dalla stessa parte, avere una stessa visione. Poi le guerre finiscono e in tempi di "pace" ci si accorge che ci stiamo tutti un po' sulle palle. Che i "burinacci" armati di clava, che sono un po' l'emblema dei soldati improvvisati che combattono qui la guerra contro i mostri di superficie, sarebbe meglio tornassero nelle loro grotte senza fare troppo casino. Che ora gli "adulti" devono amministrare il potere, pur in assenza di quella scintilla eroica dei tempi andato. Non male per un anime robotico stiloso quanto "vintage". Sembra di essere tornati di colpo ai tempi di Zambot, dove gli eroi che combattevano con i mostri alieni, almeno quelli che non morivano, si pigliavano al ritorno della battaglia gli sputazzi in faccia da parte della brava gente comune. Questo capovolgimento di toni si avverte con la seconda parte dell'anime, una autentica cesura temporale tra prima e dopo, la parte dell'anime più pensosa e meno ludica, quella che riesce pur nell'umorismo visivo generale a essere dannatamente seria. Il cambiamento travolge tutto i personaggi con una forza dirompente. Ed è bella, strana e triste l'evoluzione negli anni di un personaggio come Simon. Bello vedere come è cambiata e diventata adulta Yoko, come Kittan si rompa le palle, come Rossiou sia un po' impazzito. Come tanti personaggi inizialmente presentati come macchiette buffe e sopra le righe siamo diventati tanto pezzi grossi quanto reietti ai margini della nuova società. C'è quell'aria triste di dopoguerra tipica delle opere di Leiji Matsumoto, unita a quel suo gusto caricaturale - satirico dei personaggi.




Insomma, dopo tutto il "fight the power" (citazione della colonna sonora rappeggiante), bisogna affrontare anche le conseguenze. Ma su tutto, tristezza compresa, prevale la "bad -assity", l'inno alla forza vitale propria del massimo capolavoro di Ken Ishikawa, Getter Robot (la saga "cartacea" trasposta in parte in anime in Getter Robot - The last days) non semplice citazione (la trivella del getter 2) ma autentica opera - guida per tutto il corso dell'anime, dall'esercito dei robot fino all'apocalittico finale compreso. L'emblema un po' kitch di mondo in cui i robot erano per lo più involucri della forza di volontà dei piloti, che per poter usare un'arma dovevano solo urlarne fortissimo il nome per averla in quantità infinite. Un mondo più semplice e immediato ma depositario di un tratto distintivo importante, dai risvolti squisitamente politici: non si combatte mai da soli. Ed è solo dall'unione di più persone  (getter sta appunto per "unione") che si può costruire una società. Prima o poi la livella sociale torna a muoversi e le diversità si appianano. Peccato che amaramente succeda solo per far fronte a un nuovo nemico comune. Ma chi può dirlo, magari in futuro non sarà più così, forse.
Un'opera che parla quindi anche di politica.
Un'opera quindi molto più complessa di quanto inizialmente appaia. Dove sul finale si vorrebbero meno parole e più botte. Capace di farsi amare tantissimo da alcuni quanto a scontentare altri. Di sicuro un mattone imprescindibile di quella sempre più esigua collezione di anime che ci è concesso di vedere nel nostro paese. Gurren Lagann era uscito qualche tempo fa in due splendidi box dvd e in due film. I film sono di ricapitolazione ma presentano un sacco di scene (e mecha design) nuove. Sono interessanti da vedere perché riescono a mettere in evidenza le due anime del cartone animato. Se amate la parte più "scanzonata" dell'anime potete vedere i primi 13 episodi e poi sintetizzare la seconda parte con la visione del secondo film, dove si parla di meno e si picchia di più e dove si esagera pure le trasformazioni enfatizzando sull'azione a manetta. Se preferite la parte più riflessiva, potete partire dal primo film per archiviare le "bufferie" (vedi episodio 6) e scazzottate della prima fase per poi vedere il secondo blocco di episodi più riflessivi. Ora che Dynit ha tirato fuori i blu ray della serie, ci piacerebbe facesse lo stesso anche con i film, magari in un'unica soluzione. Da sottolineare il prezzo davvero popolare di questo box, intorno ai 50 euro per tutta la serie, con contenuti cartacei extra che non replicano quelli già presentati nella precedente edizione . La qualità video è decisamente alta e il sonoro sempre ottimo. In attesa dei film, un bel pezzo da collezione.
Ed ora le 10 cose mi sono piaciute di più nell'ultima visione integrale di questo anime!
N.10: Attenborough - l'artigliere




Uno dei più Fighi dell'armata Gurren. Un simpatico psicopatico vestito da mimo che è nella postazione dei missili dalla corazzata Dai - Gurren in poi. Continua ad urlare "fuoco fuoco fuoco fuoooco" mentre pigia bottoni. Mi fa ridere come un cretino.
N.9 Rossiu




È una delle pochissime persone sensate presenti nella serie, quasi un asceta, perennemente in balia della stupidità generale dei suoi compagni. E' molto protettivo nei confronti dei piccoli Gimmy e Darry. E' la voce della ragione, in genere non ascoltata più di tanto e quindi involontariamente comica. Ma poi... Diventerà un personaggio davvero complesso.
N. 8 Jorgun e Balibow




Altri cretinissimi-tostissimi piloti di Gunman (i robot della serie "scippati" dagli eroi agli uomini bestia). Si esprimono a fatica e ripetono concetti in modo ossessivo, hanno problemi a capire le cose, ma in battaglia ci mettono un sacco di entusiasmo. Troppo truzzi...
N.7 : l'idiotissimo episodio 6




Siccome i nostro eroi "puzzano", i nemici gli tendono una trappola robotica a forma di... Centro termale. Il novanta per cento dell'episodio è un tentativo continuo di scavalcare il muro che divide i bagni maschili e femminili. attraverso spinte propulsive provocate da immissioni anali di "cose" che permettono ai nostro eroi di decollare di diversi metri e guardare in volo i bagni femminili... Molto giapponese... Nel cofanetto è presente anche una versione censurata dell'episodio per la messa in onda televisiva... chissà perché...
N.6: Boota la talpa




In genere si nasconde in uno dei posti più belli dell'universo. È la mascotte indiscussa della serie e porta occhiali da sole ultra cool.
N.5 : King Kittan




È il Gunman di Kittan, uno dei personaggi più carismatici della serie, un combattente nato spavaldo e irresponsabile (un po' come tutti) Il suo robot a forma di stella ruba sempre la scena, troppo ganzo.
N.4: Lord Genome o Re Spirale




Personaggio chiave della serie, uno dei più belli, le cui vere intenzioni sono all'inizio avvolte dal mistero. E naturalmente non poteva che essere un pelatone culturista dal petto villoso.
N.3: Viral




Uno degli uomini bestia più tenaci, una specie di samurai con un elevatissimo senso dell'onore. Dopo che Simon e Kamina gli hanno rubato l'elmo del suo Gunman Enki, Viral cercherà all'infinito di riaverlo sfidandoli in combattimento. Non è un caso che l'elmo ricordi il classico a mezzaluna indossato dal samurai Masamune Date. Viral è diventato presto uno dei miei personaggi preferiti.
N.2: Nia




Altro personaggio ultra-misterioso e bellissimo che da un certo punto dell'anime arriverà a riscaldare il cuore di qualcuno, dopo uno dei momenti più drammatici della serie. Vorrei dirvi qualcosa di più ma non posso.
N.1: Yoko - Kamina - Simon




La vera magia di questo anime è la sinergia che nasce tra questi personaggi. Simon diventerà l'uomo che si vede nei primissimi minuti del primo episodio grazie a questo legame di profonda amicizia, rispetto e amore. Un rapporto a volte conflittuale, irrisolto e spesso idealizzato, come a volte non corrisposto, spesso infranto da circostanza drammatiche. Le puntate 7 - 8 e 9 sono l'apice di un mix emotivo inconsueto e profondo che splendidamente descrive un percorso di crescita emotiva, facendo direttamente da fionda verso la seconda parte dell'anime, quella più pensosa e adulta.
Ora sarebbe il massimo se Dynit annunciasse pure il film successivo di questo "filone" Gainax, il divertente ed esuberante Kill LaKill. A tutti coloro che non hanno ancora avuto la gioia di vedere Gurren Lagann non posso che augurare buona visione. 

Talk0

martedì 17 gennaio 2017

The founder - la nostra recensione


Premessa: mi fa strano parlare di un film su McDonald's quando ormai questi ristoranti stanno scomparendo dal centro di Milano insieme alle librerie e negozi di dischi. Ricordo ancora il bellissimo e ora smantellato ristorante con ingresso a scalinata in San Babila (lo ricordo anche quando era sede dell'italianissimo Burghi) e ricordo pure quel fiero presidio sotto galleria Vittorio Emanuele, dai cui tavolini esterni potevi squadrare gli avventori dei ristoranti esclusivi limitrofi e dirgli: "Ci sono anch'io a guardare la cupola, seduto con un cono da 90 centesimi". Il ristorante in Cordusio aveva una splendida luminosità e i primi timidi computer in rete, utilizzabili gratuitamente. Ora credo ci sia una banca. Oggi la scala sociale si è di nuovo alzata. Il cuore di Milano è sempre più svenduto a stranieri danarosi intenti in shopping di lusso, mentre ormai, dopo fast food e negozi di cultura iniziano a estinguersi pure i cinema. McDonald's lo vivo di sfuggita, nei McDrive, il panorama che mi viene concesso è una porta che da sui servizi igienici di un benzinaio. Come direbbe un comico del passato: "Troppo scarso". 


Sinossi fatta male: la ristorazione veloce americana un tempo era diversa da oggi. In genere si arrivava al ristorante in macchina ma non si scendeva dal mezzo. Si aspettava invece una bella ragazza sui pattini che correva in una specie di megaparcheggione, prendendo ordini e consegnando sorridente pietanze poste su degli strani tavolini che si applicavano direttamente alla portiera delle auto. E queste roller - gnocche, che hanno inspirato le "ragazze fast food" di Drive In capitanate dalla indimenticabile Tinì Cansino, tra ordine, tavolino, consegna cibo, conto, pulizia generale e ricerca di un nuovo tavolino, spesso si facevano miglia e miglia di pattini, rischiando l'osso del collo con le vostre patatine maxi sul vassoio e non arrivavano a fine serata senza almeno quarantasei tentativi di molestie sessuali da parte di avventori che non erano nel parcheggione esattamente per i panini. Detto così pare una variante del Rollerball con James Cann... 
Panini che erano di diecimila tipi diversi, taglie diverse e salse diverse, perché in America tutto è grande, accompagnati da bottiglioni di olio, aceto e birre giganti come corredo base per ogni "tavolino da auto". E quando il pasto finiva il consumatore felice sgommava via senza pensieri, mentre qualcuno doveva recuperare bottiglie di olio superstiti o cadute per terra, vari avanzi organici, le posate rigorosamente di ferro di ordinanza e un tavolino semi-distrutto. Il tutto moltiplicato per centinaia di posti. L'american way della ristorazione veloce come conseguenza di tutto ciò non era poi così veloce, ed era pure in piena crisi! E Ray Kroc (Michael Keaton), che per vivere piazzava dei pesanti e giganteschi gingilli per fare il gelato, se ne accorgeva perché di conseguenza pure lui come fornitore era in crisi nera. Il suo grande sogno imprenditoriale americano era lontano, la sua vita famigliare un disastro e la moglie (Laura Dern), per via del suo stare spesso lontano da casa per lavoro, una estranea. Invece di stare nei migliori fast-food d'America, gli "aggeggi per il gelato", quella mercanzia ingombrante e già brutta e non vintage che si ammucchiava nella sua auto gli rimaneva sul groppone, e questo nonostante le sue capacità da super venditore della Folletto e agli infallibili manuali motivazionali con cui era in grado di ipnotizzare chiunque. C'era crisi. Gli ordini non arrivavano e quando arrivavano, per farlo deprimere di più, erano pure palesemente sbagliati. Come l'ordinativo assurdo appena arrivatogli da un unico ristorante, rigorosamente in culo al mondo: sei gingilli per il gelato. Roba che era troppa anche per sei ristoranti, dovevano sicuramente essersi sbagliati. Kroc li chiama ma loro confermano, ne vogliono proprio sei e, anzi, forse è meglio otto. E allora Kroc in un viaggio della speranza e di se stesso parte per conoscere questa gente, i fratelli McDonald, Dick (Nick Offermam) e Maurice (John Carrol Lynch), "Mac" per gli amici. Perché sì, i fratelli McDonald's, come Elvis e Babbo Natale esistono!!! Kroc guarda il loro enorme ristorante, è tutto pitturato di bianco e circondato da gente felice, gli uccellini cinguettanti sugli alberi e il cielo blu. E vede il futuro. Niente parcheggione gigante né ragazze sui pattini, ma persone umane felici che stanno in coda ad aspettare il pasto. Niente forchette e coltelli di metallo, il panino si mangia avvolto nella carta in un rapporto diretto, erotico quanto primordiale. Niente bicchieri e bottiglie di vetro, tutto di carta e monouso, riciclabile, con un vassoio da svuotare in un raccoglitore a fine pasto. Niente macchine come posti a sedere ma neanche tavoli tradizionali. Solo le panchine di un parco, in legno, sulle quali accomodarsi con il proprio cartoncino caldo take away. Un luogo da condividere con gli estranei insieme al paesaggio del verde di un picnic allargato, emblema di una socialità diversa da quella che ama stare al volante pigiando il clacson se la bistecca arrivava tardi. E poi la chicca. Panini. Ok, "pochi panini" rispetto alle mille scelte di un Fast food medio, ma panini pronti in pochi secondi, contro i trenta minuti di qualsiasi altro esercizio, grazie all'ingranaggio umano stile Tempi Moderni proprio di una organizzazione innovativa della cucina. Tutti si muovono in un balletto, ritmati dal timer delle patatine e dalla filiera che assegna a fine lavorazione la medaglia a forma di cetriolino verde. Come novelli prometeo i McDonald's crearono il Big Mac e i suoi fratelli, panini che arrivano in mano caldi (mentre le rollergirl dovevano affrontare due gang di stupratori prima di fare una consegna), tutti democraticamente uguali e perfetti, tutti che costano poco (certo qui si romanza un po' ovviamente). Kroc non vede S.Pietro sopra il portico, ma ha una vera visione mistica. Sarà il bianco sfolgorante di quel posto, saranno le "ali dorate" che ne sono il simbolo, sarà il pasto caldo e subito, saranno i genitori  felici che ti si siedono sulle panchine con i loro bambini vestiti alla marinaretta pettinati ed educati, a fianco di persone sconosciute pettinate ed educate. Kroc scopre il connubio tra socialità e praticità e inizia a pensare in grande, a una chiesa americana capitalistica proto-hubbardiana fondata sull'American Dream. Prende da parte i due geniali fratelli, non prima di averli abbracciati come si farebbe con Babbo Natale e inizia a pensare a espandere il loro grande concetto di cibo veloce in tutta America, creare un franchise, IL franchise. Ma andrà tutto nel verso giusto? Riuscirà Kroc a soddisfare una proprietà intellettuale non sua e a garantirne la qualità a chilometri di distanza? Nel frattempo a seguito di un combattimento letale con il Mago G, il demone Pennywise ha scuoiato il suo ancestrale nemico e si è vestito con le sue carni gialle coperte di sangue per mimetizzarsi tra noi... dicono che ora si faccia chiamare Ronald McDonald.


- La nuova chiesa d'America: John Lee Hancock torna a raccontarci l'America e il Sogno Americano con i suoi alti vertiginosi e bassi tristissimi. Storie di grande intraprendenza ed entusiasmo, vissute con occhi spalancati e sognanti da bambino ma che presto si trasformano in complotti e bassezze di individui grigi e tristi che non vogliono a nessun costo dividere con nessuno il "tesssssooooroo". I sognatori non sempre vincono nelle favole moderne di Hancock, soprattutto se hanno in mano le carte sbagliate della vita. E così soccombeva lo splendido Kevin Costner perdente di una delle sue prime sceneggiature, Un mondo perfetto. E finiva come tutti sanno la storia, con "s" maiuscola, da lui adattata per Alamo. Col tempo Hancock ha però cercato di infondere più speranza e meno tristezza nelle sue opere. Conquistata  una (meritatissima) sedia da  regia (e messa momentaneamente da parte la sceneggiatura) ci ha raccontato la bella favola di riscatto di The Blind Side e ha dato cuore e volto rassicurante a un personaggio gigantesco quanto controverso come Walt Disney in Saving Mr Banks. Ed oggi eccolo avventarsi sui panini di McDonald's, già precedentemente addentati cinematograficamente dal critico Morgan Spurlock in Super size Me. Ma al di là del sacrosanto "dai a Cesare", ossia il riconoscimento di un successo mondiale nell'industria del panino (celebrato anche attraverso delle scene molto lisergiche e intense come quella del campo da basket), Hancock non lesina critiche ai McDonald's brothers e al piazzista di macchine per gelato Ray Kroc. E' anche questo un film sul successo che non dipana le mille ombre di persone che vivono esistenze, in fin dei conti, non troppo felici. Anche i ricchi piangono, diremmo se scrivessimo a inizio anni '80. E vedere dei giganti con i piedi d'argilla ci da sempre la voglia di tifare per loro, volergli quasi bene. Merito indubbio di questo "transfert emotivo" ricade sulla ottima penna di Robert D. Siegel, che già ci aveva tutti commossi con la sceneggiatura dell'umanissimo e perdente Wrestler di Mickey Rourke.  I fratelli McDonald's raccontati da Siegel sono in grado di muovere i dipendenti del loro ristorante come autentici direttori d'orchestra, hanno coerenza e i piedi ben piantati per terra, ma forse sono loro stessi troppo piantati per terra. Impantanati nella campagna americana e nei suoi codici morali. Dal punto di vista della interpretazione Offerman dona a Dick, il fratello più grande, una calma quasi zen, i modi gentili ma risoluti di chi tratta con rispetto tanto le persone che le pietanze e un autentico brillio da vero genio negli occhi. Ma al contempo lo ammazza con una flemma e una mania per la burocrazia quasi autodistruttiva. Il Mac di Carroll Lynch, il McDonald's più piccolo, è il cuore emotivo di questa piccola famiglia, un ormone buono e vulnerabile dagli occhi tristi e sinceri, spaventato dal mondo e dai suoi intrighi  e amante della sincerità. Da oggi vi sfido a mangiare un Big Mac senza pensare a lui. Se l'impero del panino si basa quindi sul duro lavoro di questi piccoli e geniali uomini, il successo del brand lo si deve ad una scheggia impazzita e incontrollata, il camaleontico, complicato e scapestrato Kroc interpretato da Michael Keaton. Un bravo ragazzo che presto diventa un venditore di successo, per poi cadere nel baratro del fallimento e risalirci diventando una star, poi un guru, poi quasi un santone hubbardiano, poi un mega imprenditore di successo. E ad ogni step consegue maggiore successo e maggiore dose di cinismo. Come uno squalo, Kroc punta a mangiare e mangiare sempre di più in una perenne lotta di sopravvivenza che non conosce quartiere e che forse non conosce nemmeno senso, visto che ha una famiglia felice e anche un considerevole stipendio. Keaton, che interpreta un ruolo da Oscar, riesce con la sua grande abilità e ironia a renderci umano e quasi accettabile un mostro dell'industria come Kroc, al punto che non riusciamo a volergli male come al Mark Zuckenberg di Jesse Eisenberg. Perché il suo Kroc sembra davvero credere nel prossimo e nel sogno americano, sembra importargli davvero il fatto di non schiacciare troppe persone nella sua corsa al successo, sembra avere a cuore i bravi ragazzi americani senza lavoro o sottopagati, ascolta le idee innovative. Ti sorride e stringe la mano appena ti vede e noi ci immedesimiamo in lui quando lo vediamo triste correre miglia e miglia della highway con i suoi cosi per il gelato, quando lo troviamo mangiare male in coda presso qualche fastfood a casa di dio, litigare con tacos, frigoriferi, politici, cantanti folk, tasse, terreni, la moglie e il vicinato. Kroc è uno di noi, un perdente, ma un perdente tenace che insegna al mondo, con il suo esempio, che dove non si ha fortuna si può sempre avere la tenacia. Non è un personaggio positivo forse, ma è umanamente confortante e come lo interpreta Keaton alla fine si fa pure volere bene. Certo non gli vorremo mai bene come al Walt Disney di Tom Hanks di Saving mr Banks, ma questa è un'altra storia.


- in conclusione: The Founder funziona, diverte e intrattiene alla grande per le sue due orette complessive di durata. Hanckoch è molto bravo a dirigere gli attori e a dipanare in modo chiaro una trama che è anche una bella parabola della storia recente americana, un mondo in cui fa luce di sé un sistema capitalistico amaro e disilluso quanto basta, ma ancora capace di mostrare un volto umano. Se proprio dobbiamo muovere una critica a questo lavoro, dobbiamo rilevare un piccolo strappo di trama prima dell'ultimo atto, un passaggio importante e complicato che forse avviene con troppa velocità per essere metabolizzato. Ma rimane un peccato veniale di una pellicola che vi consigliamo caldamente di vedere in sala, per apprezzare al meglio anche la splendida ricostruzione storica dei ruggenti anni cinquanta di una California da cartolina. E' product placement? Forse un po', ma sicuramente di lusso e con il coraggio di una sana autocritica. 
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Trivia: sono nati prima gli Happy Meal o i Kinder Sorpresa? I Kinder, 5 anni prima, nel 1974.

domenica 15 gennaio 2017

Nuovo trailer per XXX: The return of Xander Cage... e ritorna pure Cartman!!!!! Cioè, Darius!!!!




Ice Cube è una delle personalità più fighe dello star system di tutti i tempi. Ma in XXX: state of the Union, con quel cappello in testa e la voglia di hamburger, con il fisico possente ma non proprio slanciato, ricordava davvero tanto il Cartman di Parker e Stone. Il nuovo corso della serie dopo l'abbandono di Diesel e del suo Xander proponeva un XXX, Darius, con più tamarraggine, se mai possibile, e meno sensualità e addomi scolpiti (Cube non si toglie mai la canotta nera).


Un ex soldato alla Rambo perennemente incazzato. E XXX 2 con questo Cartman che per due ore spara a qualunque cosa sullo schermo con faccia perennemente incazzata  (perché Cube recita tutto il film, per coerenza con la sceneggiatura, con l'espressione di Cartman tipica di quando dice: "Figli di sultana!!") diventava così qualcosa di esilarante al punto da uccidere il brand a risate. Ma da fan di Ice Cube (e tutti in fondo sull'orbe terracqueo siamo fan di Cube, anche se non lo sappiamo) noi lo volevamo rivedere il suo Darius in XXX3, non stavamo più nella pelle all'idea. Ed eccotelo qui a fare capolino con il suo berrettino, le sue armi pesanti e la faccetta tutta arrabbiata. Un vero amore. E vi ricordiamo che XXX 3 è in dirittura di arrivo nei cinema il 19 gennaio. 
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venerdì 13 gennaio 2017

CHIPs - il primo trailer!!




Lo aspettavamo da anni e ora ce lo hanno girato. Manca sono il film su Super Vicky e sui Robinson ora (ma il secondo film non so chi lo vorrebbe fare al momento). Il duo della Chicago Highway Patrol, è tornato. Il simpatico Michael Pena prende vita come novello Poncharello, il nuovo Baker (il biondo, lo so che il nome non se lo ricorda nessuno) è invece interpretato da Dax Shepard (che qui pure scrive e dirige e come attore ricorderete per il ruolo dell'astronauta in Zathura, se avete visto Zathura, o in quello dell'avvocato di Idiocracy).


Molta bromance e battutine sullo stile dei cinematografici Starsky e Hutch o 21 Jumpstreet. Molti inseguimenti e speriamo divertimento. Nel cast figura anche la bellissima Jessica McNamee ma anche Kristen Bell, Vincent D'onofrio. L'uscita è prevista per questa estate. Ehi, a pensarci mancano ancora i film di Magnum P.I. e della Signora in giallo!! E Manimal? Perché non mi fanno un film da 150 milioni di dollari su Manimal



 Io lo vorrei vedere già da ora...
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mercoledì 11 gennaio 2017

Wow!!! La Justice League in posa!!

Grazie a USA Today, versione cartacea di un celebre programma anni '90 con Stefano Gallarini e Giorgio Mastrota (c'era pure mezza redazione di The Games Machine, Zzap!! e Console Mania... quanti ricordi), possiamo ammirare di nuovo, a sempre meno mesi dal traguardo, la sfavillante formazione della Justice League scelta, colorata e assemblata per noi da Zack Snyder in persona.


Il fandom DC è esploso sui social e io giuro rimango senza parole. Capisco la devozione e l'affetto per questi "american gods" (tanto per citare a caso Gaiman...) ma, diavolo, non ce la faccio davvero, pur con la sospensione dell'immaginazione settata a zero, a non prorompere con un barbarico urlo sopra i tetti del mondo (come direbbe Whalt Whitman, citato anche lui a caso...), perché è evidente e patetico: "Il re è nudo"!!! I costumi dei  pupazzetti DC indossato da costosi attori di marca, come la Gadot e Affleck, sono orribili, da piangere!!! E' una caduta libera in picchiata verso la fogna dello schifo espressivo, una immagine da manuale di come non bisognerebbe fare cinema supereroistico. Ma è possibile che Batman, con una supertuta da milioni, abbia gli occhialini da aviatore che ricordano il Gufo Notturno di Moore? Vabbè, è un'autocitazione, passiamola? E' possibile che il costume di Flash sembri una figure di un red power ranger, tritata sotto un camion e poi raccolta dalla spazzatura? Che Aquaman appaia come Mangiafuoco di Pinocchio? Ok la Gadot è sempre la Gadot, ma lo avete visto il coso al centro, Cyborg? Più lo modificano più è tremendo. Qualcosa di esteticamente così ributtate che pare un ammasso di carta stagnola (da cui fuoriesce un resto alimentare, tipo un hamburger ammuffito, con dentro una lucina da albero di Natale...


Mi rivolgo a voi, o fans DC Comics. Sentitemi per una volta, fatelo nel Vostro interesse: potete pretendere qualcosa di meglio!! La Warner/DC sta abbassando sempre più l'asticella delle sue produzioni per vedere fino a che punto sarete comunque disposti a seguirla! Le trame senza senso di Batman V Superman e Suicide Squad (anche per farvi comprare una extended blu ray 4k version da 30 euro) e una rappresentazione grafica di eroi e villains che sta sempre più franando da un orribile Doomsday ai "sacchi della spazzatura viventi" di Suicide Squad fino a questo Cyborg...

Senza dimenticare i terribili nemici della Suicide Squad, mi raccomando!!


Ve la ricordate sicuramente, dai fumetti, come dovrebbe apparire la Justice League, vero? la Justice League è questa...


Un Flash con una tuta che non nasconde ma valorizza i suoi muscoli scolpiti da novello Ermes. Un Aquaman con la perenne aria da surfista scapestrato e quelle buffe pinne, che non aveva alcun bisogno di scimmiottare il Namor della Marvel né un antieroe alla Lobo. Una Wonder Woman che non ha problemi a mostrare la sua femminilità prorompente senza inutili armature da Signore degli Anelli (ma qui è colpa in parte di Alex Ross). Un Batman che non deve per forza essere schiavo di corazze che ne limiterebbero i movimenti (ma che non sembra poterne fare a meno dal primo Burton). E un Cyborg che sarà fuori tempo massimo con quella ingombrante paccottiglia metallica anni '70, ma che risulta più gradevole a vedersi di una stagnola appallottolata. 
Poi ovviamente il film può venire fuori una bomba, ci sarà da divertirsi un sacco nonostante tutte queste scelte di design e non si può da una immagine giudicare il prodotto finito. Ma, ripeto, dalle reazioni che leggo in rete pare un effetto che va oltre il sogno proibito di ogni fan. E forse io non sono solo abbastanza fan da capirlo.

Quindi pongo una domanda almeno agli amici che bazzicano questo blog e sono magari ultra-esperti degli eroi DC Comics: questa immagine (e Cyborg in primis) vi piace davvero? Credete davvero che sia il massimo che si può pretendere dalla Warner o "ve la fate piacere" con la rassegnazione masochista di "o così o niente"? Fatemelo sapere qui sotto! 
Talk0

lunedì 9 gennaio 2017

Cult of Chucky - primi giorni di riprese!!




E siamo arrivati al settimo "child's play"!! C'è da versare calde lacrime di gioia per la tanto longeva, quanto sgangherata e amabilissima, saga della Bambola Assassina. Il pupazzo "Bimbo bello" di Don Mancini è di nuovo tra noi, con una trama che prende le mosse direttamente  dall'ottimo (insospettabilmente e inaspettatamente ottimo, andate di recupero, che merita!) ultimo capitolo, The curse of Chucky, fautore di una riuscitissima rinascita dark del brand. Tornerà quindi anche Fiona Dourif, che troveremo inizialmente in un manicomio criminale a seguito degli eventi dell'epilogo. Tornerà anche l'amabilissima e folle "Tiffany" di Jennifer Tilly e soprattutto tornerà Andy (Alex Vincent), il bambino diventato uomo a furia di combattere contro il bambolotto posseduto da Charles Lee Ray, lo strangolatore di Lakeshore. Andy in una scena dell'ultimo film riusciva a scrivere la parola "fine" alla vicenda ma, si sa, gli horror non finiscono mai davvero.



E quindi siamo qui contentissimi ad aspettare di vedere le nuove gesta del bambolotto, a sentire i suoi buffi passettini che rintoccano sul pavimento, a godere del suo umorismo truce e scorretto. A scoprire per l'ennesima volta come il più improbabile e ridicolo dei babau riesca comunque ancora  a regalarci qualche brivido lungo la schiena, tra una risata e l'altra. Siamo tutti con te Don Mancini, dacci dentro! Talk0

sabato 7 gennaio 2017

Sword Art Online the movie: Ordinal Scale - al cinema il 13 e 14 giugno 2017 con Dynit!


E' arrivata da poco la notizia, direttamente dal sito Dynit, e devo dire che per me è una gradita sorpresa. Certo la possibilità si era palesata quando questa estate la Dynit ha annunciato l'adattamento italiano della seconda serie di Sword Art Online, ma nulla è scontato in questo mercato, come Pyscho Pass e altri titoli (momentaneamente "tronchi") ancora insegnano. A questo punto si aprono pure (almeno nella mia testa) delle aspettative per "l'opera gemella" dello stesso autore, Reki Kawahara, quell'Accell World dalla impostazione "più action", ma stiamo per ora con i piedi per terra. Già sento partire gli strali di chi esattamente "non ama" Sword Art Online e avrebbe preferito da Dynit annunci diversi. Ci sono opere più "urgenti", più serie, più richieste, più "complete". SAO è leggerina, molto fan service, fin troppo confezionata ad arte per un pubblico generalista. Comprendo la loro posizione, anche perché certi commenti online sono stati così pedanti e nevrotici da frantumarmi le palle, e sono pronto a firmare una petizione per Argento Soma, Bokurano e Gaogaigar, tutti "in italiano e subito" (non scrivo 8th MS Team perché invece sono sicuro che quello prima o poi arriva, e pure in blu-ray, dopo che una valanga assurda di persone andrà al cinema a vedere Gundam Thunderbolt... ne riparleremo se accadrà), ma credo anche che Sword Art Online abbia qualcosa da dire, anche al di là della sua veste grafica accattivante-ammiccante e della sua trama al contempo sia "non troppo" sentimentale che "non troppo" action. 


Ne abbiamo parlato già "qui"(link) e a questo link vi rimando prima di proseguire questa lettura, per informarvi su questioni inerenti trama e personaggi.
Il merito più grosso che attribuisco a  Sword Art è che oggi per le tematiche che tratta è più che mai "attuale", nonostante la prima light novel sia già di qualche anno fa, senza essere per forza un'opera rivoluzionaria o prima di questo genere. Se andiamo poi nei negozi di videogame oggi stesso possiamo trovare visori come  Oculus Rift e Project Morpheus, e anche se manca ancora il "collegamento neurale" che fa ancora tanto Matrix alla tecnologia dei visori presenti di Sword Art Online (fossero anche stati una eco del Virtual Boy Nintendo) ci stiamo comunque avvicinando. Almeno dal punto di vista della "estetica del videogiocare". Ma se sono ormai decine gli anime e film che affrontano la realtà virtuale (chi se lo ricorda il "sesso virtuale" de Il tagliaerba, e di quanto fosse più Figo di quello in Demolition Man?), per lo più vista nei termini dei giochi di ruolo online (E chi si ricorda Avatar di Oshii in proposito?), SAO affronta il tema adoperando per ogni ciclo narrativo dei punti di vista "sociali", sempre diversi e alcuni per niente banali, andando oltre al "fatto" di raccontare le storie di personaggi che stanno giocando a un videogame. Non si tratta quindi di scoprire come il proprio "avatar guerriero" possa trovare la spada più forte per vincere in serie i 100 livelli carichi di mostri e boss di cui è composta Aincrad, argomento che appiattirebbe la serie a milioni di altri fantasy (anche perché con i vari capitoli di SAO usciti anche per play 3 e 4 oggi potete giocarvelo da soli il videogame, e inoltre esistono side-story più "spadaccine" che presto potrebbero arrivare in animazione.., giusto per accontentare tutti) , non si tratta di descrivere "fughe nella fantasia virtuale  da un mondo reale cattivo" (come nel succitato Il tagliaerba e, in meglio, in Ben X). Ma di rispondere a domande che intrecciano reale e virtuale già ai giorni nostri, nella prospettiva di un futuro vicinissimo. Perché noi a uno schermo ci viviamo oggi più appiccicati di quanto immaginiamo. Si può quindi vivere realmente in un mondo virtuale, creandosi una famiglia, avendo dei figli, costruendosi una casa e trovandosi un lavoro? "Una risposta" nell'arco I di SAO. Si può utilizzare la stessa tecnologia per imprigionare una persona, creare degli schiavi e sviluppare nuove forme di crimini? Si vedano gli archi II e III di SAO.  In questo mondo virtuale i portatori di handicap e i malati potrebbero vivere senza discriminazioni, studiare, trovarsi un lavoro (perché niente gli vieterebbe di avere un ufficio o lavoro con riflessi sul mondo reale se di utilizza un computer) e amicizie? La risposta nell'arco IV. E infine (per ora... Senza dimenticare le light novel ancora inedite in animazione), argomento di questo film Ordinal Scale (creato ad hoc dall'autore in ragione degli ultimi sviluppi tecnologici mobile stile pokemon go): giocare con un videogioco può avere effetti sulla vita e sullo status sociale di una persona, creando delle caste che arrivano a influire sul mondo reale? E se il videogioco mixa il mondo reale e quello virtuale attraverso degli occhiali che riescono a sovrapporli, dove finiscono i confini tra questi due mondi e dove dobbiamo fermarci prima di perderci? SAO riesce con estrema semplicità e leggerezza a convogliare queste tematiche in una unica linea narrativa, senza strafare né apparire pedante. E riesce pure a tirare fuori alcune puntate davvero da applauso, come la terza puntata della prima serie. I personaggi con il passare del tempo appaiono meno banali di quanto di primo acchito possano sembrare e alcuni, come Sinon del capitolo di Gun Gale, sono davvero ben scritti. 


Certo ci sono archi narrativi più riusciti di altri, personaggi (la bambina "digitale" la tollero pure io con enormi difficoltà) e mondi più interessanti di altri (bella Aincrad, ottima la cyberpunk Gun Gale, Alfheim non mi fa impazzire tanto ma ci ambientano 2 archi più uno special... e vabbeh... Ho delle buone vibrazioni per la futura Underworld). SAO narrativamente poi riesce a scontentare in modo paritario tanto chi vorrebbe più azione (perché quelle che c'è non è davvero niente male) quando chi vorrebbe più sentimento (perché l'impostazione dell'anime vira un po' sulla tematica "harem"), può sembrare didascalico in più punti, ma il modo a cui risponde a quelle domande sopra descritte (ma direi anche il solo fatto di porsele) per quanto parziale, è stimolante e mi ha fatto venire voglia di seguirlo fino alla fine.
E poi è pieno di gnocca, ritratta per lo più nelle pose più ammiccanti possibili (forse l'aspetto che mi "salva" il secondo arco narrativo). I maschietti ringraziano. 
Insomma SAO è piacevolissimo, la A-1 Pictures lo ha reso visivamente molto gradevole e con questo film, fin dal trailer, sembra aver alzato un poco più in su l'asticella.




Mi sa che potrei davvero vederlo al cinema. Di sicuro rientra da subito nei miei probabili acquisti di Lucca 2017.
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